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lunedì 17 giugno 2013

NASCERE IN CASA SI PUÒ!



Non c'è molto da dire. Basta guardare il video. Mi pare esaustivo. Gli occhi di queste persone dicono già tutto. Ammetto di essere di parte avendo scelto la nascita a casa, ma l'energia positiva arriva.
Credo che oggi, 2013, potrebbe diventare un'epoca storica estremamente propizia per unire le conoscenze della medicina e l'ancestrale consapevolezza che esiste un mistero nella nascita: se questo mistero non viene assecondato, perché ci si impone costantemente di violarlo a tutti i costi, il parto in ospedale sarà sempre meno sicuro. Quello in casa lo è già invece.

NON GIUDICATE SE NON CONOSCETE LA FISIOLOGIA DI UN PARTO. CHIEDETE.

Non basterebbe questa pagina per elencare tutte le donne che hanno raccontato in questi termini il loro parto: 

"pensavo che fosse meno doloroso"

"mi sembrava che avessero fretta, ho avuto paura"

"non so perché mi hanno messo l'ossitocina"

"avevo voglia di spingere ma mi dovevo trattenere perché dovevo uscire prima dalla vasca"

"mi hanno detto che non era ben incanalato, ho creduto di essere fatta sbagliata"

"non sentivo le spinte"

"perché non è normale che ti rompano le membrane?"

"non è arrivato il latte"

"nessuno mi ha spiegato come lo dovevo attaccare"

...

Tutte queste donne e molte altre avrebbero probabilmente scelto di partorire in casa se avessero saputo che è molto più facile di quanto si pensi.


martedì 4 dicembre 2012

HO IMPARATO A CHIEDERE DEL PARTO

Una delle cose più importanti che ho imparato come donna e come psicologa è la potenzialità terapeutica di un parto. Se poi si tratta di un parto naturale, l'energia positiva che ne deriva è potentissima, così come l'infusione di autostima, la consapevolezza delle proprie capacità, il significato profondo dell'essere femmina e donna...Ma tanto quanto è terapeutico avere un parto così, tanto può essere distruttivo subire un cesareo, piuttosto che tutti quegli interventi a cui le donne sono sottoposte, spesso inutilmente, per accelerare un parto ospedaliero. 
Illustrazione di Laratagris Gris
Le cicatrici che ne rimangono sono, a volte, così profonde, che la donna se le porta dentro per tutta la vita, covando segretamente il desiderio di un altro figlio e un altro parto per poter "riparare" e ricucire quelle lesioni e dimostrare a sé stessa che vale e che è capace. Spesso questi pensieri rimangono in stand by, ma riemergono con forza quando si tocca l'argomento nascita. Spesso un parto trova un senso profondo anche nella storia di quella donna e delle altre donne della sua famiglia: ricordo una giovane madre terrorizzata dall'idea di incappare in un cesareo perché lei stessa era nata col taglio ed una serie di complicazioni. Con le lacrime agli occhi raccontava di come il suo bambino fosse podalico mettendola di fronte alla concreta possibilità di perpetrare lo stesso destino. Per lei un parto naturale aveva un significato di riscatto da una storia di donne che "non sembravano in grado di partorire". Tranquilli, forse la Natura ha voluto così, o forse qualcosa si è sbloccato parlandone, ma il bimbo alla fine si è girato.
Se una donna ha una storia di insicurezza, un bel parto diventa una narrazione riparativa; se una donna è sempre stata sicura di sé o è sempre stata identificata come quella forte, un parto difficile può farla vacillare. Altre donne invece, raccontano del dolore quasi insopportabile del loro parto, sottolineando l'aspetto quasi rituale del passaggio da donna a madre, soddisfatte e orgogliose delle loro fatiche.
Tutte queste donne e le loro storie di parti, hanno spesso a fianco anche dei compagni, che vivono indirettamente tutte le forti emozioni che ne sono connesse, talvolta trovandosi a gestirle, altre volte a subirle, in un continuo adattamento della coppia a nuovi equilibri sovente faticosi da trovare. Talvolta si tratta di uomini che hanno visto le proprie compagne subire vere e proprie torture in sala parto senza poter far nulla per alleviare il dolore o per proteggere le proprie donne e i propri bambini..
Per questi motivi ho imparato a chiedere del parto, e non mi limito a chiedere data e sesso del bimbo, perché è un evento che porta in sé infiniti spunti per riflettere metaforicamente sulla propria vita e sulle proprie scelte.
Quello che però spesso accade, è che la donna ferita, tende ad attribuire a sé stessa o ad un suo mancato impegno, o ad una sua incapacità o ad un suo "non essere pronta a fare la mamma" molti ostacoli occorsi in sala parto, senza però sapere che magari nel suo caso, queste difficoltà sono attribuibili ad un mancato rispetto della fisiologia della nascita.
Per questi motivi parlo sempre di parto naturale e consapevolezza della donna.

mercoledì 19 settembre 2012

DOVE SONO I PAPÀ?

Questo è un blog al femminile, è evidente. Lo si capisce perché come vedete prevale il rosa che NON È affatto il mio colore preferito. Se devo dirla tutta ODIO il rosa, al contrario di mia figlia che, per qualche arcano motivo, lo considera il massimo dell'espressione del suo essere FEMMINA. Insomma, è una questione di identità. È probabile che se le preparassi dell'insalata rosa la mangerebbe "perché è da femmina".
Ma su questo argomento rischio di dilungarmi a dismisura, quindi torno al tema che è scritto nel titolo: I PAPÀ.
Una delle osservazioni che mi si fanno è che non parlo mai dei papà, eppure, li considero così presenti nella vita delle donne-mamme, che decido di parlarne poco. È evidente che sono una presenza preziosa, anzi, preziosissima SE (perché non è sempre così, no?) abbiamo la fortuna di aver accanto una persona che amiamo, con la quale creiamo un equilibrio, con cui si crea un rapporto di rispetto e fiducia reciproca...bla bla bla...il punto è un altro: le donne, il loro corpo, il loro sviluppo, il loro ciclo, il loro portare e partorire la vita, la loro crescita...è un universo TOTALMENTE femminile, che spesso non condividiamo e purtroppo, spesso, non conosciamo. È un qualcosa di che va al di là di me, di Giovanna, di Paola, di Matilde...è qualcosa che esiste da secoli e custodisce il mistero della vita. 

Il contesto socio-culturale a cui apparteniamo ci propone invece continuamente strumenti che ci portano a confondere, annullare, nascondere, trasformare, esporre il nostro "femminile": si passa dall'esibizione sfacciata di un corpo finto e idealizzato, e poi ci ritroviamo ad assumere pillole anticoncezionali che ci garantiscono che non ci faranno venire le mestruazioni (http://itrucchidelledonne.myblog.it/archive/2012/09/05/in-arrivo-pillola-no-stop-per-ciclo-quando-vuoi-tu.html) e a sottoporci a torture indicibili durante il parto! 
Ma attenzione, WARNING! Se appena iniziamo a pensare che nascere femmina porta con sé sofferenze siamo nel trip sbagliato: iniziamo a pensare che le mestruazioni sono solo un fastidio anziché un'importante purificazione del nostro corpo, e desideriamo solo liberarcene, oppure che  CI TOCCA soffrire per partorire ed abbiamo bisogno dell'analgesia. Un tremendo circolo vizioso, in cui certo l'uomo (marito o medico che sia)  si trova a ricoprire il ruolo di chi ci dà protezione, ma diciamo la verità...non dovremmo prima rivedere alcune cosine tra noi femmine?

mercoledì 12 settembre 2012

Non è da molto che ho scoperto la tata inglese Joe Frost, la "super nanny": d'aspetto gradevole così da non ingelosire le mogliettine, leggermente sovrappeso così che la maggior parte delle donne si possano identificare, espressione simpatica e rassicurante, ma capace di dare ordini come un marine. L'occhiale finto, infine, ci lascia immaginare che abbia studiato per far quello che fa. Certo, le nostre Tate televisive sono un poco più genuine e un pochino meno brusche nei modi, anche se con il sorriso ti lanciano di quei fulmini che stenderebbero un elefante...Comunque anche io vorrei una Joe Frost a volte, magari quando torno stanca la sera e i bambini fanno i capricci: due dritte e tutto fila! Lei e le sue colleghe, del resto, hanno sempre le idee chiare su tutto: a quale età bisogna smettere d'allattare (vi ricordate il clamore di Tata Lucia e le sue teorie? no? Allora leggete qui: http://www.genitorichannel.it/In-famiglia/Vita-quotidiana/Tata-Lucia-sul-sonno-e-sull-allattamento-non-si-scherza.html), a quando e come i bimbi devono dormire da soli nel lettino, come si gioca coi figli e come trovare la motivazione e la fiducia in sé stessi. le strategie ormai le sappiamo: si manda la mamma dall'estetista, si blinda il papà in casa coi marmocchi e troviamo un sistema per evitare le interferenze della nonna. ciò crea almeno due conseguenze: 1. le famiglie si fidano e si affidano spinte dalla disperazione e dalla mancanza di sonno; 2. di fronte a tanta entusiastica adesione, gli esperti credono davvero di esserlo.
C'è un'estrema coerenza in questo meccanismo e infatti, non è una magia, FUNZIONA! L'esperto ha bisogno di qualcuno che creda in lui per sentirsi tale ed essere efficace.
Tuttavia, nel momento in cui l'esperto prende in mano la situazione spesso arriva a veicolare anche un messaggio indiretto di squalifica del ruolo genitoriale: lo stesso esperto che dall'alto della sua esperienza dice ai genitori con aria compassionevole ma comprensiva, che è sbagliato litigare e discutere davanti ai figli, in modo che alla mammina scenda sempre almeno una lacrimuccia che fa audience, lo troviamo nella sequenza successiva che intima ai genitori cosa non devono o devono fare davanti ai figli. A me pare una contraddizione che però è funzionale allo spettacolo: lo spettatore si sente partecipe, coinvolto, si identifica e si sente meno peggio dei poveri genitori in TV. E se il "gioco" fallisce? Beh, la colpa non sarà mai dell'esperto, perché se per definizione la relazione è così rigidamente complementare (uno sopra e uno sotto, up and down) stretta in un rapporto di dipendenza in cui uno fa credere di avere più potere, chi "sbaglia", sarà sempre la famiglia che non esegue in modo corretto le istruzioni. Raramente ci si interroga su come mai alcune persone accettano e altre no di ingaggiarsi in una relazione di questo tipo...Quando invece i genitori entrano nella stanza della terapia, chiedono quasi sempre "cosa dobbiamo fare?" e non ricevono la  risposta che desiderano (perché  non lo so e al massimo posso immaginare cosa potrei fare io nella loro situazione dato che ogni famiglia è un sistema a sé che possiede un modo peculiare e creativo di trovare delle soluzioni) avvertono una fastidiosa confusione. Tanto quanto può risultare sgradevole, tanto più è invece utile, perché costringe a pensare in modo nuovo alla situazione. E' qui che il terapeuta accompagna verso le nuove letture e le stimola, valorizzando la responsabilità dei genitori.

sabato 8 settembre 2012

A PROPOSITO DI UN PARTO MEDICALIZZATO

  • "Bene signora, brava! Adesso le scolliamo un po' le membrane così vede che fa più veloce!"
  • "Signora adesso la saluto perché è il turno della mia collega e stia tranquilla che è in buone mani...Eccomi signora, cammini un po' và...si metta sdraiata che controlliamo. Sì, lo so che fa male, ma stia tranquilla.."
  • "Sicura che non vuole l'epidurale?"
  • "No signora! Non si giri! Stia sdraiata per favore!"
  • TOC TOC...AVANTI!
  • "Come procede qui?"
  • "Sì dottore tutto bene..."
  • "Un po' di ossitocina che velocizziamo un po', oggi c'è pieno di partorienti...sarà la Luna?"
  • "No signora, non deve spingere adesso! Aspetti che la mettiamo sul lettino!"
  • Il marito: "Ma non potete fare qualcosa??? Non vedete che soffre?"
  • "Non si preoccupi che lo facciamo uscire alla svelta questo bambino! Vai a chiamare il dottore che è calato il battito!"
  • "Forza signora, spinga quando glielo dico io che intanto le salgo sulla pancia"
  • "L'aiuto io signora..."
  • "Eccolo! Dai! Tagliate, misurate e lavate! E qui? Chi cuce? Bisogna pulire tutto 'sto sangue che ce ne sono altre 2 prima di finire il turno..."
  • "Speriamo che facciano prima di questa..."
  • ...