Una delle cose più importanti che ho imparato come donna e come psicologa è la potenzialità terapeutica di un parto. Se poi si tratta di un parto naturale, l'energia positiva che ne deriva è potentissima, così come l'infusione di autostima, la consapevolezza delle proprie capacità, il significato profondo dell'essere femmina e donna...Ma tanto quanto è terapeutico avere un parto così, tanto può essere distruttivo subire un cesareo, piuttosto che tutti quegli interventi a cui le donne sono sottoposte, spesso inutilmente, per accelerare un parto ospedaliero.
Le cicatrici che ne rimangono sono, a volte, così profonde, che la donna se le porta dentro per tutta la vita, covando segretamente il desiderio di un altro figlio e un altro parto per poter "riparare" e ricucire quelle lesioni e dimostrare a sé stessa che vale e che è capace. Spesso questi pensieri rimangono in stand by, ma riemergono con forza quando si tocca l'argomento nascita. Spesso un parto trova un senso profondo anche nella storia di quella donna e delle altre donne della sua famiglia: ricordo una giovane madre terrorizzata dall'idea di incappare in un cesareo perché lei stessa era nata col taglio ed una serie di complicazioni. Con le lacrime agli occhi raccontava di come il suo bambino fosse podalico mettendola di fronte alla concreta possibilità di perpetrare lo stesso destino. Per lei un parto naturale aveva un significato di riscatto da una storia di donne che "non sembravano in grado di partorire". Tranquilli, forse la Natura ha voluto così, o forse qualcosa si è sbloccato parlandone, ma il bimbo alla fine si è girato.
Se una donna ha una storia di insicurezza, un bel parto diventa una narrazione riparativa; se una donna è sempre stata sicura di sé o è sempre stata identificata come quella forte, un parto difficile può farla vacillare. Altre donne invece, raccontano del dolore quasi insopportabile del loro parto, sottolineando l'aspetto quasi rituale del passaggio da donna a madre, soddisfatte e orgogliose delle loro fatiche.
Tutte queste donne e le loro storie di parti, hanno spesso a fianco anche dei compagni, che vivono indirettamente tutte le forti emozioni che ne sono connesse, talvolta trovandosi a gestirle, altre volte a subirle, in un continuo adattamento della coppia a nuovi equilibri sovente faticosi da trovare. Talvolta si tratta di uomini che hanno visto le proprie compagne subire vere e proprie torture in sala parto senza poter far nulla per alleviare il dolore o per proteggere le proprie donne e i propri bambini..
Per questi motivi ho imparato a chiedere del parto, e non mi limito a chiedere data e sesso del bimbo, perché è un evento che porta in sé infiniti spunti per riflettere metaforicamente sulla propria vita e sulle proprie scelte.
Quello che però spesso accade, è che la donna ferita, tende ad attribuire a sé stessa o ad un suo mancato impegno, o ad una sua incapacità o ad un suo "non essere pronta a fare la mamma" molti ostacoli occorsi in sala parto, senza però sapere che magari nel suo caso, queste difficoltà sono attribuibili ad un mancato rispetto della fisiologia della nascita.
Per questi motivi parlo sempre di parto naturale e consapevolezza della donna.