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lunedì 30 marzo 2015

MOSTRA "MATER" a Parma ovvero L'ARTE È DEI PICCOLI

Ieri io e mia Figlia siamo state a Parma per visitare la mostra "Mater". 


Dal momento che amiamo l'arte e il disegno, mi era parsa una buona idea, come fanno tanti, visitare la mostra munite di taccuino e matita per poter riprodurre dal vivo le opere più significative per noi. 
Mia figlia ha 6 anni, ed ero molto curiosa di vedere come si sarebbe comportata.
L'accoglienza è stata ottima, il prezzo accessibile.
Le opere esposte, a parte qualche "intruso" di arte contemporanea rimastomi poco chiaro, propone opere veramente preziose. 
Dal culto della Dea alla rappresentazione religiosa della maternità fino all'epoca moderna. 
Purtroppo la viglilante interna delle sale espositive, probabilmente preoccupata dalla presenza di una bambina, ci ha subito avvisate che non era possibile fermarsi davanti alle opere per disegnarle e che le matite "sarebbero vietate per questioni di sicurezza" (???!!!) e ancora che al piano superiore c'era un'apposita area bimbi in cui poter disegnare...
Infastidite dalla cosa e un po' con la sensazione di avere il fiato sul collo siamo state a vedere e rivedere le opere per quasi due ore. 
Iole e era entusiasta, si avvicinava ai quadri per vedere le pennellate, esaminava i dettagli, commentava e faceva domande. 
Quindi mentre sentivo alcuni vistatori raccomandarsi di passare velocemente la seconda sala, avevo con me una bambina che cercava di memorizzare le immagini che avrebbe dovuto riprodurre in un secondo tempo.


Da appassionata ho trovato la mostra molto bella: ho rivisto opere che conoscevo solo attraverso i libri e poterle ammirare da vicino è davvero impagabile. Buono anche l'allestimento a parte qualche piccolo "errore" di logistica (la grande Madonna addolorata di Heyez in una stanza piccolissima ostacolata dalla panchina predisposta per la visione di un filmato!).
Da donna e mamma non ho potuto non notare con un certo disappunto che i curatori hanno deciso di far seguire al visitatore un percorso piuttosto classico sul tema della maternità. Trovo che il culto del femminile con il mistero della nascita, il ciclo delle stagioni, la sua connessione col divino, ma anche col peccato e la repressione della sessualità sia stato ampiamente sottovalutato per privilegiare uno stereotipo di maternità ancora oggi largamento condiviso. Ho trovato dunque un po' generali e scarni i pannelli di inquadramento delle opere con alcune lacune come l'omissione di tutta la parte legata al medioevo in cui un fiorente sottobosco di donne (poi condannate come streghe) si tramandavano tutto il sapere sul femminile. 
Al termine del percorso rimane un senso di incompletezza e un po' di amaro in bocca per chi, come me, sa che oggi, il tumutlo delle donne che stanno riscoprendo anche sotto tante forme artistiche la propria femminilità con maggiore consapevolezza è molto potente.
Da mamma di Iole mi spiace che i luoghi d'arte non siano sempre pronti ad accogliere i piccoli visitatori, che quando sono motivati sono tra i più attenti e preziosi fruitori, e che non si possa pensare che TUTTE le forme d'arte appartengano a tutti, anche ai bambini.
Da psicologa credo che ci si dovrebbe interrogare su quanto, nel decidere l'allestimento di una mostra, si abbia il potere di produrre a propria volta cultura e se c'è un senso di responsabilità in questo. 
È dunque una bellissima mostra per appassionati d'arte, ma non è una mostra per le donne se la si visita con un certo senso critico ed una piena coscienza di sé. Basti pensare che tutte le opere esposte hanno autori uomini, quindi diventa inevitabilmente l'osservazione di un tema da un punto di vista ben preciso (e soprattutto in epoca contemporanea autrici ne esistono).

venerdì 30 gennaio 2015

MICROBIRTH - 7 febbraio - in tutta Italia

E' possibile che il modo in cui veniamo al mondo determini la nostra futura condizione di salute?
Questa è una delle questioni sollevate e analizzate nel nuovo film-documentario dei registi britannici Toni Harman e Alex Wakeford.
  La proiezione di questo documentario avverà in simultanea in tutta Italia e molte associazioni e persone si sono attivate per ospitare questa visione gratuita finalizzata a porre domande, ad osservare il fenomeno della nascita da un punto di vista diverso: le lenti di un microscopio. 
In rete spesso avvengono interminabili discussioni parto, tra chi sostiene il rispetto totale della fisiologia, spesso scambiato per incoscienza, e chi si sente protetto da un ambiente medicalizzato e tende ad appoggiare interventi anche non d'urgenza.  Tutte le mamme però hanno un punto in comune: hanno la necessità di dare un significato positivo al modo in cui hanno messo al mondo i loro figli. Quello che però, purtroppo, accade, è che non tutto è sotto il controllo della madre e non tutto risponde ai suoi desideri e bisogni.   Il modo in cui veniamo al mondo è cambiato in modo drammatico negli ultimi 30 anni, e tante di noi ne subiscono le conseguenze . Alcuni ricercatori danno il segnale d'allarme: tutto ciò potrebbe avere serie ripercussioni sulla nostra salute. Il film documentario MICROBIRTH,  esplora l'ipotesi secondo cui le attuali pratiche ostetriche potrebbero interferire con processi biologici fondamentali, rendendoci più inclini a sviluppare determinate malattie più tardi nella vita. In MICROBIRTH vengono presentate alcune possibili spiegazioni di questo fenomeno.  
 Questo film mette l’accento sull’importanza della formazione del microbioma – dice uno dei due registi, Toni Harman - sia in caso di parto per via vaginale che di taglio cesareo. È un tema che non dovrebbe riguardare solo i futuri genitori e gli operatori sanitari, ma in primo luogo dovrebbe attirare l’attenzione di politici, capi di stato e altri prominenti.

Play
Sabato 7 febbraio
presso l'associazione Il cigno blu - centro di meditazione

via Borghetto 21, Pianengo (CR)
Info e iscrizioni:
Bianca 3381072623
Paolo Darpan: 3337884068


INGRESSO GRATUITO

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA per questioni organizzative!

ore 17.30: proiezione film
ore 18.30: dibattito e libere riflessioni

Intervengono:
Annamaria Cristiani - Presidente del collegio delle ostetriche di Cremona
 
Evento


martedì 13 gennaio 2015

La Pancia di Maria

Al termine del 2014 si sono accavallati e connessi nella mia testa due eventi: Freedom for Birth Rome Action Group chiede il riconoscimento culturale, sociale e normativo della VIOLENZA OSTETRICA e il Natale.
Più volte mi sono espressa su questo tema che rimane perlopù inascoltato. eppure si parla di diritti umani. 
link al post      





Si parla di diritti delle donne certamente, ma anche di un diritto intrinseco ad una nascita senza violenza dei bambini. 
Si tratta, in fondo, di decidere su quali basi impostare la nostra società e le relazioni umane: una società che accoglie i suoi nuovi membri attraverso la negazione di base del rispetto della persona e del suo corpo che tipo di società può diventare?
E mentre gruppi di ostetriche e di donne si battono per i propri diritti, per me il punto fondamentale e direttamente correlato con questi propositi è educare i figli ad una consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.
Ho recentemente letto insieme a mia figlia un bellissimo libro di  Roberto Piumini, illustrato da Cecco Mariniello, La Pancia di Maria
La storia è tanto semplice quanto profonda e suggestiva, o almeno così io l'ho vissuta e raccontata. Si tratta di un episodio immaginario accaduto a Giuseppe e Maria durante loro viaggio verso Betlemme: a causa di una tempesta in arrivo chiedono ospitalità al proprietario di una grande casa. Il signore chiede in cambio il bambino in arrivo. Seppur spiazzati dalla richesta, la coppia si ferma per la notte con l'intenzione di ripartire la mattina seguente. Ma il padrone di casa non consente loro di andarsene così tutti attendono impazienti l'imminente nascita del bambino, l'uno per appropriarsene, gli altri con la terribile sensazione di non avere una via di scampo.
Eppure ancora una volta il bambino si mostra più competente e semplicemente decide di aspettare il momento buono. Quello evidentemente non lo è, perchè nessuno di loro è al sicuro, né il padre, né la madre e nemmeno l'asina. In un luogo in cui regna il sopruso e la squalifica, non si può nascere è ovvio. 
Riletto alla luce del tema del rispetto della nascita, mi vengono in mente tutti quei racconti delle ostetriche che parlano di travagli che si bloccano o donne che sembrano trattenere i loro bambini, salvo poi incorrere in interventi di emergenza.
Che cosa sarebbe successo se Gesù fosse stato sottratto al destino che tutti conosciamo? La domanda può però essere posta anche in una altro modo: cosa accade se ci intromettiamo e disturbiamo il suo naturale affacciarsi al mondo?
Come tutte le storie ognuno è libero di interpretarle secondo il proprio modo e i significati che intende trasmettere. Al di là però di questa mia attenzione al tema della nascita, quello che conta, sempre, è che ai bambini vengano raccontate delle buone storie. Non delle belle storie, perchè di belle ce ne sono tante, ma di buone, nell'accezione di utili, propense al bene altrui.

mercoledì 7 maggio 2014

Ester, Deepa e l'Acqua

Ester è una Donna, di quelle con la D maiuscola, quelle cioè che hanno la consapevolezza di sé, quelle che non smettono di pensare che il mondo si può cambiare, ma che per farlo bisogna rimboccarsi le maniche, quelle che hanno trasformato la propria Fertilità in Creatività per metterla al servizio degli altri.
L'Acqua è un elemento che appartiene al Femminile, nella sua misteriosa profondità, nella sua capacità di accogliere passivamente, ma anche di diventare imprevedibile, nella vita che scorre celata dalla superficie. L'Acqua si adatta alla superficie, ma è cocciuta e può scavare nella pietra. il corpo nasce nell'Acqua, vive di Acqua, il Ventre materno contiene Acqua. Alla corrente puoi affidare messaggi, nell'Acqua puoi sparire o sprofondare o tornare alle origini. Non so se è questo il significato che Deepa intendeva dare al suo film, ma questo è ciò che mi è rimasto oltre alle suggestioni e agli spunti di riflessione. 
Ester Olivieri, ostetrica volontaria in moltissimi progetti di formazione e a sostegno dell'infanzia abusata in Africa, India - e altri Paesi - e ora in Cambogia per Manitese, ha presentato, in occasione della Giornata Nazionale dell'Ostetrica a Cremona il film Water, di Deepa Mehta appunto, e quindi Ester - Acqua -Deepa si sono intrecciati diventando la mia personalissima Trilogia.
Quando si ha a che fare con storie di profonda sofferenza, sul campo, sulla pelle o nella condivisione empatica in una stanza di terapia, la difficoltà più grande per chi ascolta è attraversare il dolore con la persona e gestire il senso di impotenza che ne deriva. Da spettatori spesso scatta la rabbia, ci si chiede per quale motivo certe persone non riescono a ribellarsi a certe situazioni di sopruso e non si riesce ad accettarne la passività. Ma le persone che soffrono rimangono imprigionate nelle proprie storie, e proprio come in una prigione sono sì rinchiuse, ma ne percepiscono i confini e questo è anche molto rassicurante. Un contesto prevedibile, pur deprivato e violento, è pur sempre coerente con sé stesso, al contrario di un mondo infinito fuori, che fa paura. Si tratta di strategie di sopravvivenza che hanno anche a che fare con la consapevolezza di esistere e con la paura di sparire dalla faccia della Terra. 


Le storie di Dolore scavano solchi profondi e si ripropongono nei sogni, nei momenti di tranquillità e sempre dietro l'angolo sono pronti ad assalire: e allora ci si difende con l'ansia o ci si arrende con la depressione o ci si ribella con l'autolesionismo.
Anche per chi assiste non è facile trovare un equilibrio tra l'impatto emotivo. il desiderio di essere utili e la comprensione che ogni persona ha un proprio equilibrio che non coincide necessariamente con la nostra idea di equilibrio.
Ci sono tuttavia storie che curano. Quando si entra nella vita di una persona, lo si deve fare in punta di piedi e se, con delicatezza e infinito rispetto, consapevoli dei nostri limiti e dei nostri pregiudizi, iniziamo insieme a lei a trovare un senso alla sua vita e alle sue esperienze, seppur terribili, è possibile costruire degli appigli a cui aggrapparsi. 
A volte invece non serve parlare, non serve TIRAR FUORI, come una certa psicologia ci ha tramandato, ma serve creare un contesto sociale e comunitario in cui le persone possano concretamente trovare un proprio ruolo e sentirsi riconosciute come persone, anche questo è terapeutico, ed è quello che accade, ad esempio con il microcredito dove il FARE, il METTERE NELLE CONDIZIONI DI, consente alle persone, alle Donne in questo caso, di vedersi aprire delle possibilità. 
A confronto di questi temi tutte quelle donne che quotidianamente si lamentano di subire le scelte degli altri, dei mariti, dei genitori... potrebbero davvero riflettere e valutare se dinnanzi a sé non hanno veramente possibilità di scelta e cosa realmente fanno per apportare anche piccoli cambiamenti nella propria vita. Perché è vero che per ognuno i propri problemi sembrano grandi, ma è anche vero che allargando il contesto e confrontandosi con realtà più ampie, cambia la scala delle priorità e la percezione di sé nel mondo. Chi è intrappolato in questo meccanismo di passività, che spesso allontana gli altri, anziché avvicinarli, avviando un circolo vizioso, nel momento in cui è pronto per coglierne la disfunzionalità, con un aiuto esterno può certamente uscirne e accorgersi di quanto la fatica finora fatta non abbia generato nulla.
Ma chi ha subito un trauma non lo supera. Il trauma è una cicatrice ed è un gran successo quando ci si ricorda di guardarla prima di compiere il passo successivo, ed ogni volta è Dolore. Ed è lì che il dolore diventa la motivazione.



venerdì 2 maggio 2014

WATER-Il coraggio di amare

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA GIORNATA NAZIONALE DELL'OSTETRICA IL COLLEGIO DELLE OSTETRICHE DI CREMONA VI PROPONE UN INCONTRO CON L'OST. ESTER OLIVIERI CHE PRESENTERA' IL FILM "WATER-Il coraggio di amare" di Deepa Metha.
PER RIBADIRE L'IMPEGNO A LOTTARE CON LE DONNE PER LE DONNE 
Ingresso libero presso Associazione Professionisti, via Palestro 66 Cremona dalle 18.00 alle 20.00

Non conosco questo film. E nemmeno conosco l'ostetrica Ester Olivieri. 
Ma sono molto curiosa, come sempre del resto, di conoscere le storie delle altre Donne. Conoscere le storie è un modo per conoscere sé stessi. Io potrei essere una di loro. Non so per quale caso fortuito io non sto facendo un'altra vita in un posto sperduto nel mondo, nascosta, abusata, sfruttata.
In ogni caso credo che conoscere, ascoltare e soprattutto incontrarsi possa ampliare notevolmente il proprio orizzonte, per decostruire il proprio mondo e ricostruirlo magari cambiando un pochino la propria scala di priorità.
PER LE MAMME che pensano che sia un orario scomodo, che pensano di non poter lasciare a casa i figli e altre motivazioni simili, pensino anche che questi incontri non servono solo a noi, ma che sono fatti anche affinché ogni genitore abbia la possibilità di raccontare il mondo ai propri figli trasmettendo loro l'importanza di creare CONNESSIONI fra la nostra vita e quella degli altri.

mercoledì 9 aprile 2014

IL FIORE DELLA VITA - aperte le iscrizioni

Sono aperte le iscrizioni per il workshop che si terrà ogni mercoledì sera, dal 7 maggio al 25 giugno, dalle 20.00 alle 22.00 preso la sede dell'Associazione Nascere Donna in V. Palestro 6.
Per info, costi e dettagli:
Beatrice Udali 3357780415

lunedì 30 dicembre 2013

I NOSTRI GRANDI PICCOLI

È faticoso frequentare i bambini, avete ragione. 

Perché bisogna mettersi al loro livello. Abbassarsi.. inclinarsi.. curvarsi.. farsi piccoli? Ora avete torto. Non è questo che più stanca. 

È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’ altezza dei loro sentimenti. Tirarsi.. allungarsi.. alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.. 

(J. Korczak)


E dopo tanta poesia mi imbatto in una discussione su FB e scopro che c'è chi ancora pensa che parlare e spiegare le cose ai bambini di 3 - 4 - 5 - 6 - anni sia inutile e che "Serve solo al genitore per tranquillizzarsi (utile, per carità) e a qualche autore new age a vendere più libri".

Ringrazio questa persona perché è una delle poche che con la sua disarmante semplicità mi ha scosso, cosa che succede raramente e, probabilmente suo malgrado, mi ha fatto venire voglia di scriverci un post. Non ci guadagno nulla in termini economici, ma forse ci guadagna in visibilità il suo pensiero. Lo voglio quindi divulgare in modo che i miei lettori possano aumentare di numero e godere di queste pillole di saggio senso comune.
Io purtroppo non riesco a beneficiarne, spero ci riusciate voi. Le mie idee non si modificano dinnanzi a tali affermazioni. Quindi rimango convinta che i bambini non abbiano emozioni o idee giuste o sbagliate, ma solo emozioni e punti di vista legittimi. Ho sempre pensato, e da quando i miei figli sono nati, la convinzione si è rafforzata, che gli adulti non abbiano il compito di "correggere" ciò che di sbagliato vedono nei figli, ma di accompagnarli a comprendere le loro emozioni e il mondo circostante, fornire loro gli strumenti per leggere la realtà.
Mi sono sorpresa ad ascoltare i loro racconti, sono rimasta affascinata dinnanzi ai loro disegni, a bocca aperta a sentire le loro domande così semplici e così profonde. Ho sempre pensato che non si possa comunicare con i bimbi con lo stesso linguaggio con cui si parlano tra loro i grandi, ma sono convinta che come i grandi siano in grado di comprendere aspetti e sfumature delle situazioni e delle relazioni, probabilmente in modo molto più profondo ed intenso.
I bambini imparano a fare domande se hanno a fianco adulti che li ascoltano e danno loro risposte. I figli ci chiedono coerenza, non di essere infallibili e a volte bisogna chiedere loro scusa e ammettere gli errori.
Le azioni, i gesti e le parole che danno loro una cornice di senso, rappresentano per i bimbi una mappa per orientarsi. 
Come genitore non mi tranquillizzo nello spiegare le cose ai miei figli, ma mi tranquillizzano i toni emotivi che cambiano, si abbassano, tornano armonici, dopo che ho detto loro "hai ragione ad essere arrabbiato, ma puoi fare un'altra cosa quando senti che arriva la rabbia al posto di alzare le mani o tirare calci".
Non è sempre facile, non sempre ci riesco, ma questo è il mio obiettivo. E a 3-4-5-6 anni, mi godo tutto, o quasi, il loro mondo interiore in una fase unica della loro crescita, che cambierà e so già che mi mancherà.
Vi auguro BUON ANNO. 





mercoledì 4 settembre 2013

IL BAMBINETTO DOVE LO METTO? NEL LETTO!

Questo non è un post sul co sleeping, bensì un post sugli psicologi ed in particolare LE psicologhe che hanno un pregiudizio ovvero che "se il bambino dorme con i genitori nel lettone allora c'è qualche problema di intimità nella coppia".
Lo dedico alle psicologhe che quando diventano mamme cambiano idea e si accorgono che gli stadi di sviluppo o le regole di S.O.S TATA per il loro figlio non valgono e si trovano ad un bivio: concludere che il loro pupo ha qualcosa che non va, oppure affermare che ogni bimbo è diverso dall'altro. Ogni mamma, anche quella psicolaureata propenderebbe per la seconda ipotesi.
Il punto è che:
  •  tanti bimbi non dormono da soli come e quanto vorremmo noi. 
  • Tanti bimbi si attaccano al seno la notte. 
  • Tante mamme traggono piacere da questa vicinanza. 
  • Tanti papà traggono piacere da questa intimità. 
  • Tanti bambini né traggono enorme vantaggio. 
  • La deprivazione di sonno è devastante. 
Ma soprattutto, soprattutto, se una coppia desidera l'intimità la trova e non necessariamente la sera a letto! 

Non son certo io a spiegarvi come-dove-quando, ma prima di arrivare a conclusioni affrettate solo per aver rilevato che un bimbo dorme con i genitori, forse vale la pena di sondare meglio altri ambiti. È vero che capita che il bambino venga utilizzato come alibi per non avere incontri ravvicinati con il/la partner, ma in questo caso è il fine che danneggia il piccolo, la sua strumentalizzazione che segnala l'incapacità di una coppia di parlarsi, non il fatto in sé che dorma a contatto con i genitori! 
Le teorie psicologiche, così come ogni altra idea che ci facciamo della vita, soffrono di pregiudizi di base di cui spesso non sono consapevoli. 

Mi è capitato di assistere ad una conversazione di questo tipo: 
PSICO 1: eh...poi il bambino dorme nel letto con loro, significa che non c'è intimità.
PSICO 2: un momento! io mio bimbo non ha dormito per tre anni e pur di dormire lo tenevamo nel lettone e andava tutto bene!


In qualità di PSICOMAMMA 3 con due figli, uno diverso dall'altra non mi sento di affermare nulla di assoluto. Le coppie funzionano secondo le loro regole, ogni coppia ha le proprie e ogni coppia vive la sessualità e l'intimità secondo tempi e modi propri; in periodi così emotivamente intensi come la nascita di un figlio, tutto è in discussione così come i ritmi quotidiani stessi ne sono ribaltati. Ma non anche questo il bello?
Anche l'idea che il desiderio debba sempre essere presente è un falso mito, o un pregiudizio. Tante neo mamme sono perfettamente consapevoli che la maternità con tutto ciò che porta con sé, comprese la stanchezza fisica e psicologica, le priorità che cambiano, i ruoli in casa che mutano, un corpo totalmente dedito alla cura di un altro essere vivente, spesso annulla, temporaneamente il desiderio sessuale del partner.
Michel Odent ci segnala che in alcune culture, finché la donna allatta, non fa l'amore, non è previsto, come se le tradizioni legittimassero uno stato momentaneo, che per noi viene definito "calo del desiderio nella coppia" e quindi sentito come minaccioso. Altrove invece, se ne prende atto, ci si organizza e si aspetta un nuovo equilibrio.
A volte invece la donna si sente potente e desidera il suo uomo, ma lui la vede come mamma, l'ha vista partorire, ed è allora lui a non desiderare il rapporto temporaneamente. Ha bisogno di tempo, è ovvio, solo di tempo. Ma il problema non sta nell'avere o meno il desiderio in sé, ma il fatto che i membri della coppia sentano esigenze diverse e non condividano le reciproche posizioni e stati d'animo.
A cosa serve allora la psicologia se, pur dichiarando l'incredibile variabilità interpersonale, si affida a generiche premesse culturali?



domenica 14 luglio 2013

BIMBI NUDELLI AL MARE?


Bambini nudi al mare non se ne vedono più. Io ricordo che quando ero piccola si stava allegramente nudelli in spiaggia almeno fino ai 5 anni.
Vedere un bimbo nudo era una gioia. Suscitava invidia per il senso di libertà che evocava, per la mancanza di malizia, per l'ingenuità e la spontaneità del rapporto che aveva con il suo corpo.

Fotografia di Anne Geddes
Se un bimbo è nudo gli altri bimbi, come in tante altre cose, “prendono atto” e tendenzialmente non giudicano, non commentano, giocano. È come se per loro ci fosse una regola naturale che li accetta così come sono finché non compare un naturale senso di pudore e da soli si coprono e chiedono riservatezza. Per cui il mio settenne non vuole farsi più vedere nudo da altri, ma la quattrenne invece se ne frega serenamente, anzi, ride. Ride quando fa la pipì nel mare o quando fa una buca per poi coprirla. Che le dico? Che non si fa? Accidenti! È dannatamente divertente questa cosa! Perché mai le devo uccidere la sua spontaneità? Il senso del pudore rispetto alla propria intimità si può educare proponendo riservatezza, spiegando che nessuno deve sentirsi in diritto di guardarla/toccarla, che quella è roba sua, è preziosa e deve proteggerla. Avere due bimbi, maschio e femmina, aiuta in questo processo, perché già da soli si vogliono “esplorare” e poi fanno le dovute riflessioni e già loro ci danno l'opportunità di ragionare sulla sessualità, di intervenire, correggere, elaborare. La piccola è partita con l'idea che le sarebbe cresciuto un pene (come i manuali di psicanalisi ci insegnano) idea ben presto abbandonata dall'orgoglio della sua sessualità che la contraddistingue dal fratello. Nessuna invidia quindi. “Io ho il pisello!” diceva il fratello, “la mia potta è più bella!” rispondeva lei.
Poi però, c'è un mondo adulto che ha perso la fiducia. Vediamo pericoli ovunque e non ci vogliamo più mostrare. L'idea che qualcuno possa “guardare” il bimbo nudo con malizia è raccapricciante e si affaccia alla mente, è inevitabile, soprattutto se è un periodo in cui dai tg pare che siano tutti pedofili. E allora copriamoli questi bimbi! Vedo neonati in spiaggia con il pannolino. Non so se sia per pudore o no, ma credo che là, in quel posto in mezzo alle gambe, con il caldo, la salsedine e la sabbia, magari anche tutto imbevuto di acqua di mare, pesante almeno un kg...bhe...
Siamo sicuri di risolvere la questione? Forse noi genitori ci sentiamo più protetti, ma che cosa comunichiamo ai nostri figli rispetto alla LORO sessualità?
E mi chiedo anche se la loro privacy non sia violata ogni volta che vengono fotografati e pubblicati in rete così che la dimensione privata va presto perduta nell'etere e messa a disposizione di chiunque si aggiri sul web.
quando ho cercato un'immagine per questo post ho trovato sui motori di ricerca quasi esclusivamente foto private di bimbi in spiaggia che qualcuno, anche in buona fede, ha postato in qualche parte del mondo e così come quel corpo finisce sul mio blog potrebbe finire altrove.