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giovedì 3 aprile 2014

OGNI PICCOLA DONNA CUSTODISCE UN FIORE...

Mi frullano ancora per la testa le parole di una nota conduttrice televisiva che, parlando del parto, esclamò: "Bhe, non si può certo spiegare ad una bambina di 2 anni come nascono i bambini!".
Mi stonò molto quella frase, ma soprattutto quell'idea, quella che secondo lei ai bambini non si può raccontare una magia meravigliosa come quella della nascita. Poi ho capito che l'incongruenza che percepivo stava proprio nel fatto che lei pensava a SPIEGARE, mentre io intendevo RACCONTARE.
La differenza è enorme, soprattutto se si tratta di comunicare con i bambini riguardo alla sessualità. Spesso è un argomento che di per sé mette in imbarazzo i grandi, quindi figuriamoci quanto possa essere vissuta con disagio l'idea di parlarne ai propri figli piccoli che però chiedono e fanno domande (se sanno che verrà loro data una risposta...). Gli adulti spesso si difendono dal proprio imbarazzo focalizzando la comunicazione sull'informazione, sui contenuti, sulla corrispondenza tra il contenuto e la realtà. I bambini invece, che apprendono più dal modo in cui vengono veicolate le informazioni, ricevono il messaggio che parlare di sessualità (di cui fanno parte anche il concepimento, la gravidanza e dunque il parto), è un qualcosa di...strano...curioso...forse anche tabù...qualcosa che è meglio non chiedere..I genitori si rassicurano e sperano di rimandare la questione al "momento giusto" che idealmente corrisponde alla pubertà, ma che in pratica non arriverà mai...il momento giusto..
Il racconto di un'esperienza invece è fatto di emozioni e di questo si nutrono i bambini; riuscire a collegare un racconto fantastico, metaforico e avventuroso sullo sviluppo del corpo e la nascita della vita credo sia qualcosa di estremamente importante per la costruzione della propria identità e consapevolezza, anche corporea. 
Le bambine in particolare, che in quanto femmine custodiscono dentro di sé i loro organi riproduttivi di cui percepiscono la presenza, crescono solitamente con tutto un immaginario misterioso legato al loro corpo che noi mamme per prime non nominiamo mai; non parlarne significa negarne l'esistenza. Pensiamo quanto sia invece importante per loro riuscire a descrivere e raccontare, in un linguaggio comprensibile, come quello delle favole, il meraviglioso mondo che conservano dentro e che un giorno sboccerà come un FIORE, IL FIORE DELLA VITA

Per questo motivo ho pensato, in collaborazione con Stefania Santi, arteterapeuta, ad un percorso esperienziale, che possa accompagnarci e sostenerci nel creare una nostra storia, la storia della nostra vita, della nostra femminilità, che possa a sua volta essere narrata alle nostre cucciole divertendosi e apprendendo quel nesso profondo che ci lega alla natura, alla sua ciclicità, alla sua intrinseca capacità di autogenerarsi e rinnovarsi continuamente. 
Se perdiamo questa connessione che ci contraddistingue, perdiamo anche la capacità di raccontarci e di trasmettere la nostra essenza alle figlie e poi sentiamo in televisione che non si può spiegare ai bambini come sono nati... :-(

lunedì 4 novembre 2013

DIVERSA LIBIDO


Quando ho incontrato Federica Gagliardo, di lei mi ha colpita soprattutto la sua forza propositiva.
Federica è una combattente e come tutti coloro che hanno individuato un obiettivo nella loro vita, desidera condividerlo. Federica è fondatrice e amministratrice del gruppo Facebook “Diversa libido” volto a creare uno spazio di confronto sul tema della sessualità connessa alla disabilità:

“HO CREATO IL GRUPPO PER PARLARE DI "DIVERSA SESSUALITA'" PERCHE' LA NOSTRA SESSUALITA' NON RIMANGA ASTRATTA, MA DIVENTI CONCRETA, CONFRONTANDO LE NOSTRE ESPERIENZE E SUPERANDO I NOSTRI TABU'.
POTREMO AVVALERCI DEL SUPPORTO DELLA PSICOLOGA E SESSUOLOGA MONICA CAPPELLO E DELLE CONSULENTI DEL BENESSERE SESSUALE DI ROSSOLIMONE”
Federica            




Federica, qual'è stata la scintilla che ti ha fatto nascere l'idea di aprire un gruppo su questo argomento?
E’ una storia un po’ lunga, poiché il gruppo è frutto di un percorso di riflessione, ancora in atto. Non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo e con la mia sessualità, perché nessuno mi ha mai insegnato questo tipo di amor proprio. Poi, un annetto fa ho conosciuto Susanna di RossoLimone, che mi ha aperto un mondo: mi ha fatto capire che devo volermi bene, apprezzarmi, imparare a conoscere il mio corpo. Ho cominciato un percorso con una terapista del perineo, che mi aiuta a ridurre la spasticità congenita dei muscoli vaginali, e, parallelamente, un percorso con la sessuologia Monica Cappello (laureatasi con una tesi sul tema “sessualità e disabilità”). Un giorno… mi si è accesa la lampadina! Avendo il fidanzato e gli amici disabili mi sono detta: “perché non creare un gruppo nel quale affrontare tutti insieme l’argomento?”.



A chi è rivolto questo gruppo?
In primis, come è ovvio, è rivolto alle persone disabili, che possono condividere e confrontare le proprie esperienze. In secondo luogo, possono partecipare professionisti che possono avere a che fare con la disabilità: ginecologi, ostetriche, psicologi, fisioterapisti, che possono fornire preziosi spunti di riflessione, dare piccole soluzioni ai problemi esposti, e magari approfondire la conoscenza del mondo della disabilità e migliorare il loro approccio nei confronti delle persone disabili. Infine, vorrei che partecipassero i genitori di persone disabili, i quali purtroppo non vedono i figli come portatori di sentimenti e desideri sessuali e affettivi, ma come “esseri asessuati”.




Quali aspettative avevi e hai in merito?

Avrei voluto che i disabili partecipassero attivamente, ma nessuno lo fa, e questo mi amareggia molto. Avevo pensato di chiudere il gruppo, ma le ragazze di RossoLimone mi hanno convinta a non farlo perché pensano che la gente legga ciò che viene condiviso: me lo auguro…!





Quali dunque pensi siano i pregiudizi che le cosiddette persone “normodotate” hanno nei confronti della sessualità delle persone con disabilità?
Per fortuna ho conosciuto persone che sono andate oltre la disabilità, guardando quella che sono e trattandomi come loro pari. Di contro, ci sono persone che considerano i disabili come persone prive di una propria personalità e bisognose di continua assistenza. Il pregiudizio deriva proprio dalla incapacità di vedere i disabili come portatori di bisogni affettivi. In parole povere: “chi se lo/la prende?”



Quali i pregiudizi delle persone con disabilità relativamente alla loro sessualità? E i loro tabù?

Il pregiudizio deriva dalla scarsa conoscenza del proprio corpo e dallo scarso desiderio sessuale, che a loro volta derivano dalla mancanza di educazione sessuale e dai pregiudizi dei “normodotati”. Credo che il pensiero prevalente sia: “sono disabile, nessuno vorrebbe stare con me”, quindi si tende a reprimere la sfera sessuale, non ci si piace, e non si fa nulla per piacere agli altri. Si entra in un circolo vizioso.



Qual'è la prima e più piccola cosa che consiglieresti alle persone disabili di modificare per avviarsi sulla via del superamento dei propri tabù?

Imparare a vedersi come uomini e donne, imparare a piacersi.



Vuoi dare qualche indicazione a chi volesse iscriversi al gruppo?
Basta mandarmi un messaggio privato su Facebook, richiedermi l’amicizia, e io aggiungerò al gruppo chi sarà interessato



Ti auguro buona fortuna per il percorso che hai intrapreso, di cui mi sento partecipe. Immagino che non sia facile per le persone esporsi e quindi anche che la variabile tempo sia fondamentale. Ma una cosa è certa: da chi hai conosciuto hai ricevuto tanti consensi e questo sarà anche la tua forza dinnanzi ai silenzi di chi, tacitamente, aspetta che pubblichi un altro post!













lunedì 14 ottobre 2013

Figli ed educazione ad una buona sessualità: quando inizia la prevenzione?



"Le informazioni scientifiche vengono lasciate ai libri mentre le speranze e le fantasie vengono affidate alle leggende metropolitane" 
                                        C. Flamigni


Informare non equivale a educare. Educare non equivale a trasmettere il rispetto di sé.
Quando si avvicina la cosiddetta "età critica", quella in cui i ragazzi chiedono una propria riservatezza e percepiscono come invadenze certe incursioni dei genitori, mamma e papà si sentono in difficoltà: devono trovare un equilibrio tra fornire al proprio cucciolo gli strumenti per prendersi cura di sé e il non sembrare troppo insistenti nel voler conoscere la vita intima del figlio/a. In alcuni casi si crea un rapporto aperto tra genitore e figlio o figlia, in cui parlare di prevenzione è spontaneo come affrontare qualsiasi altro argomento, ma talvolta tutto ciò che riguarda la sessualità provoca una timidezza, una chiusura ed un pudore da una parte, dall'altra o in entrambe, tali che l'argomento va a finire nel dimenticatoio in attesa di tempi migliori. Capita anche che i genitori stessi non siano o non si sentano sufficientemente informati, così si sentono come il giorno prima dell'interrogazione: più si studia all'ultimo minuto meno si impara. Tante volte sento i genitori dire "c'è bisogno di più informazione" oppure "servono degli esperti che parlino con i ragazzi perché tanto non ci ascoltano", tentando in assoluta buona fede di delegare questo aspetto dell'educazione al di fuori della famiglia e questo bisogno si fa tanto più urgente tanto più il piccolo cresce e va ad esplorare questo mondo che ci sembra sempre più brutto, cattivo e pericoloso di quanto non lo sia stato per noi. Quella che si percepisce è la paura, legittima, di non aver dotato il cucciolo dei necessari strumenti di sopravvivenza. Eppure se ci pensiamo oggi più che mai i ragazzi hanno la possibilità di essere informati anzi, sono iperinformati! In sostanza potremmo potenzialmente essere nell'epoca migliore perché sappiamo tante cose, ma contemporaneamente non sappiamo che pesci pigliare! Forse è proprio questo uno dei punti fondamentali: esistono soggetti e istituzioni che si attivano, risorse permettendo, per avviare soprattutto nelle scuole, progetti di educazione all'affettività e alla sessualità. Tuttavia la sensazione dei genitori è che non si faccia mai abbastanza. L'altro punto fondamentale diventa allora un altro: informare non è sufficiente perché chi informa non ha un legame significativo con chi riceve l'informazione. 
Il modo di vivere gli affetti, di gestire e comprendere le emozioni, l'amore per sé stessi, il prendersi cura del proprio corpo e la capacità di viverne con serenità tutte le sue trasformazioni non si possono imparare. Si assorbono attraverso la pelle, si sperimentano, si vivono nel momento e nel modo in cui si nasce, nel contatto quotidiano con chi si occupa di noi, nel suono della voce di chi ci coccola e così ci fa capire che esistiamo davvero e che siamo importanti; si comprendono osservando come le persone per noi significative lo vivono questo corpo, come lo trattano, come se ne prendono cura, come si relazionano tra loro. È proprio allora che l'intervento educativo esterno assume importanza fondamentale, perché se l'adolescenza può chiudere il canale di comunicazione diretta con il proprio figlio o figlia, le informazioni modulate e trasmesse con sincero interesse da un educatore a scuola, risuoneranno dentro il ragazzo o la ragazza che ne faranno tesoro. Questa chiave di lettura ci spiega anche come può accadere che pur sapendo certe cose, alcuni giovani incappino in comportamenti a rischio e altri no. La sinergia di queste due parti in causa, famiglia e istituzione, è dunque essenziale. A questo punto l'adulto può anche non essere ferratissimo sui metodi contraccettivi, ma può lavorare da subito per fornire al figlio la mappa per leggere la realtà: come sappiamo una mappa può anche non essere dettagliata, ma bastano dei riferimenti di base per poi potersi orientare.

giovedì 10 ottobre 2013

E il BLOG si tinge di rosso!

E il BLOG si tinge di rosso!

In occasione della neonata collaborazione con 
www.rossolimone.com
il blog inaugura la nuova pagina "L'ANGOLO ROSSO" tingendosi del colore del sangue e della passione, entrambi elementi fondanti il femminile, simbolo di rinnovamento ed energia. In attesa che nuovi attinenti post ora in cantiere trovino il loro spazio, trovate un concentrato nel tipico stile "PERÒ", sempre ironico e irriverente temi della sessualità. Work in progress!


mercoledì 4 settembre 2013

IL BAMBINETTO DOVE LO METTO? NEL LETTO!

Questo non è un post sul co sleeping, bensì un post sugli psicologi ed in particolare LE psicologhe che hanno un pregiudizio ovvero che "se il bambino dorme con i genitori nel lettone allora c'è qualche problema di intimità nella coppia".
Lo dedico alle psicologhe che quando diventano mamme cambiano idea e si accorgono che gli stadi di sviluppo o le regole di S.O.S TATA per il loro figlio non valgono e si trovano ad un bivio: concludere che il loro pupo ha qualcosa che non va, oppure affermare che ogni bimbo è diverso dall'altro. Ogni mamma, anche quella psicolaureata propenderebbe per la seconda ipotesi.
Il punto è che:
  •  tanti bimbi non dormono da soli come e quanto vorremmo noi. 
  • Tanti bimbi si attaccano al seno la notte. 
  • Tante mamme traggono piacere da questa vicinanza. 
  • Tanti papà traggono piacere da questa intimità. 
  • Tanti bambini né traggono enorme vantaggio. 
  • La deprivazione di sonno è devastante. 
Ma soprattutto, soprattutto, se una coppia desidera l'intimità la trova e non necessariamente la sera a letto! 

Non son certo io a spiegarvi come-dove-quando, ma prima di arrivare a conclusioni affrettate solo per aver rilevato che un bimbo dorme con i genitori, forse vale la pena di sondare meglio altri ambiti. È vero che capita che il bambino venga utilizzato come alibi per non avere incontri ravvicinati con il/la partner, ma in questo caso è il fine che danneggia il piccolo, la sua strumentalizzazione che segnala l'incapacità di una coppia di parlarsi, non il fatto in sé che dorma a contatto con i genitori! 
Le teorie psicologiche, così come ogni altra idea che ci facciamo della vita, soffrono di pregiudizi di base di cui spesso non sono consapevoli. 

Mi è capitato di assistere ad una conversazione di questo tipo: 
PSICO 1: eh...poi il bambino dorme nel letto con loro, significa che non c'è intimità.
PSICO 2: un momento! io mio bimbo non ha dormito per tre anni e pur di dormire lo tenevamo nel lettone e andava tutto bene!


In qualità di PSICOMAMMA 3 con due figli, uno diverso dall'altra non mi sento di affermare nulla di assoluto. Le coppie funzionano secondo le loro regole, ogni coppia ha le proprie e ogni coppia vive la sessualità e l'intimità secondo tempi e modi propri; in periodi così emotivamente intensi come la nascita di un figlio, tutto è in discussione così come i ritmi quotidiani stessi ne sono ribaltati. Ma non anche questo il bello?
Anche l'idea che il desiderio debba sempre essere presente è un falso mito, o un pregiudizio. Tante neo mamme sono perfettamente consapevoli che la maternità con tutto ciò che porta con sé, comprese la stanchezza fisica e psicologica, le priorità che cambiano, i ruoli in casa che mutano, un corpo totalmente dedito alla cura di un altro essere vivente, spesso annulla, temporaneamente il desiderio sessuale del partner.
Michel Odent ci segnala che in alcune culture, finché la donna allatta, non fa l'amore, non è previsto, come se le tradizioni legittimassero uno stato momentaneo, che per noi viene definito "calo del desiderio nella coppia" e quindi sentito come minaccioso. Altrove invece, se ne prende atto, ci si organizza e si aspetta un nuovo equilibrio.
A volte invece la donna si sente potente e desidera il suo uomo, ma lui la vede come mamma, l'ha vista partorire, ed è allora lui a non desiderare il rapporto temporaneamente. Ha bisogno di tempo, è ovvio, solo di tempo. Ma il problema non sta nell'avere o meno il desiderio in sé, ma il fatto che i membri della coppia sentano esigenze diverse e non condividano le reciproche posizioni e stati d'animo.
A cosa serve allora la psicologia se, pur dichiarando l'incredibile variabilità interpersonale, si affida a generiche premesse culturali?



domenica 14 luglio 2013

BIMBI NUDELLI AL MARE?


Bambini nudi al mare non se ne vedono più. Io ricordo che quando ero piccola si stava allegramente nudelli in spiaggia almeno fino ai 5 anni.
Vedere un bimbo nudo era una gioia. Suscitava invidia per il senso di libertà che evocava, per la mancanza di malizia, per l'ingenuità e la spontaneità del rapporto che aveva con il suo corpo.

Fotografia di Anne Geddes
Se un bimbo è nudo gli altri bimbi, come in tante altre cose, “prendono atto” e tendenzialmente non giudicano, non commentano, giocano. È come se per loro ci fosse una regola naturale che li accetta così come sono finché non compare un naturale senso di pudore e da soli si coprono e chiedono riservatezza. Per cui il mio settenne non vuole farsi più vedere nudo da altri, ma la quattrenne invece se ne frega serenamente, anzi, ride. Ride quando fa la pipì nel mare o quando fa una buca per poi coprirla. Che le dico? Che non si fa? Accidenti! È dannatamente divertente questa cosa! Perché mai le devo uccidere la sua spontaneità? Il senso del pudore rispetto alla propria intimità si può educare proponendo riservatezza, spiegando che nessuno deve sentirsi in diritto di guardarla/toccarla, che quella è roba sua, è preziosa e deve proteggerla. Avere due bimbi, maschio e femmina, aiuta in questo processo, perché già da soli si vogliono “esplorare” e poi fanno le dovute riflessioni e già loro ci danno l'opportunità di ragionare sulla sessualità, di intervenire, correggere, elaborare. La piccola è partita con l'idea che le sarebbe cresciuto un pene (come i manuali di psicanalisi ci insegnano) idea ben presto abbandonata dall'orgoglio della sua sessualità che la contraddistingue dal fratello. Nessuna invidia quindi. “Io ho il pisello!” diceva il fratello, “la mia potta è più bella!” rispondeva lei.
Poi però, c'è un mondo adulto che ha perso la fiducia. Vediamo pericoli ovunque e non ci vogliamo più mostrare. L'idea che qualcuno possa “guardare” il bimbo nudo con malizia è raccapricciante e si affaccia alla mente, è inevitabile, soprattutto se è un periodo in cui dai tg pare che siano tutti pedofili. E allora copriamoli questi bimbi! Vedo neonati in spiaggia con il pannolino. Non so se sia per pudore o no, ma credo che là, in quel posto in mezzo alle gambe, con il caldo, la salsedine e la sabbia, magari anche tutto imbevuto di acqua di mare, pesante almeno un kg...bhe...
Siamo sicuri di risolvere la questione? Forse noi genitori ci sentiamo più protetti, ma che cosa comunichiamo ai nostri figli rispetto alla LORO sessualità?
E mi chiedo anche se la loro privacy non sia violata ogni volta che vengono fotografati e pubblicati in rete così che la dimensione privata va presto perduta nell'etere e messa a disposizione di chiunque si aggiri sul web.
quando ho cercato un'immagine per questo post ho trovato sui motori di ricerca quasi esclusivamente foto private di bimbi in spiaggia che qualcuno, anche in buona fede, ha postato in qualche parte del mondo e così come quel corpo finisce sul mio blog potrebbe finire altrove.  

sabato 27 aprile 2013

QUANDO LE VAGINE PARLANO...

Assistere a "I monologhi della vagina" è sempre un'esperienza molto toccante: ridi e scherzi, ma poi ti arriva il pugno nello stomaco. I monologhi di per sé sono già qualcosa che arriva dritto dentro, senza tanti giri di parole, ma assistere allo spettacolo e sapere che Soukaina, Ibi, Wahiba, Agnieszka, Monica, Chiara, Valentina, Giovanna, Miri, Silvia, Aurora e Laura, ovvero "Madreselva" (il comintato V-Day della Bassa Bresciana), hanno deciso di condividere questo percorso così intimo che le ha portate al centro della propria femminilità per poi trasformarsi in una rappresentazione teatrale che dà voce a tutte le donne del mondo, è ancora più straordinario. 
Queste donne, di cui alcune giovanissime, non sono attrici di professione, il che significa che HANNO SCELTO di buttarsi in un'esperienza di presa di coscienza del proprio essere femmina: ogni volta che si incrocia l'esperienza di un'altra persona, soprattutto se intensa e dolorosa, e ci si mette nei suoi panni, ci si rende conto di dove stiamo noi, di che cosa per noi è scontato e cosa invece è estremamente prezioso. Ibi ad esempio, ha interpretato il monologo "La treccia storta" e ha raccontato che le è piaciuta questa storia perché oltre al tema della violenza domestica contiene anche un'atto di ribellione, un tratto di carattere che lei stessa si riconosce. E così, nel gioco della teatralizzazione, ci sembra che il taglio dei capelli diventi un'esperienza riparativa per la protagonista di quel racconto se anche Ibi ci mette anche un po' della sua ribellione. 
Dove siamo collocate noi nell'Universo femminile è già una bella domanda, noi che veniamo ferite nel corpo ma che nell'esibirlo pensiamo di trovare riconoscimento e legittimazione in un gioco senza fine, ma lo è ancora di più chiedersi dove siamo collocate rispetto all'Universo maschile, noi che abbiamo figli e figlie adolescenti che con estrema frequenza inviano e ricevono messaggi con riferimenti sessuali che vivono in modo positivo ma anche passivo... (vedi Report di Save the children). Dove e da chi l'hanno imparato? Il sesso è la chiave della rivoluzione tanto quanto è lo è della repressione, è il riscatto e anche la punizione, due facce della stessa medaglia tenute in piedi dal gioco delle parti, quella maschile INSIEME a quella femminile, in un gioco di equilibri e contrappesi, nelle quattro mura domestiche così come nella guerra tra i popoli...