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lunedì 30 marzo 2015

MOSTRA "MATER" a Parma ovvero L'ARTE È DEI PICCOLI

Ieri io e mia Figlia siamo state a Parma per visitare la mostra "Mater". 


Dal momento che amiamo l'arte e il disegno, mi era parsa una buona idea, come fanno tanti, visitare la mostra munite di taccuino e matita per poter riprodurre dal vivo le opere più significative per noi. 
Mia figlia ha 6 anni, ed ero molto curiosa di vedere come si sarebbe comportata.
L'accoglienza è stata ottima, il prezzo accessibile.
Le opere esposte, a parte qualche "intruso" di arte contemporanea rimastomi poco chiaro, propone opere veramente preziose. 
Dal culto della Dea alla rappresentazione religiosa della maternità fino all'epoca moderna. 
Purtroppo la viglilante interna delle sale espositive, probabilmente preoccupata dalla presenza di una bambina, ci ha subito avvisate che non era possibile fermarsi davanti alle opere per disegnarle e che le matite "sarebbero vietate per questioni di sicurezza" (???!!!) e ancora che al piano superiore c'era un'apposita area bimbi in cui poter disegnare...
Infastidite dalla cosa e un po' con la sensazione di avere il fiato sul collo siamo state a vedere e rivedere le opere per quasi due ore. 
Iole e era entusiasta, si avvicinava ai quadri per vedere le pennellate, esaminava i dettagli, commentava e faceva domande. 
Quindi mentre sentivo alcuni vistatori raccomandarsi di passare velocemente la seconda sala, avevo con me una bambina che cercava di memorizzare le immagini che avrebbe dovuto riprodurre in un secondo tempo.


Da appassionata ho trovato la mostra molto bella: ho rivisto opere che conoscevo solo attraverso i libri e poterle ammirare da vicino è davvero impagabile. Buono anche l'allestimento a parte qualche piccolo "errore" di logistica (la grande Madonna addolorata di Heyez in una stanza piccolissima ostacolata dalla panchina predisposta per la visione di un filmato!).
Da donna e mamma non ho potuto non notare con un certo disappunto che i curatori hanno deciso di far seguire al visitatore un percorso piuttosto classico sul tema della maternità. Trovo che il culto del femminile con il mistero della nascita, il ciclo delle stagioni, la sua connessione col divino, ma anche col peccato e la repressione della sessualità sia stato ampiamente sottovalutato per privilegiare uno stereotipo di maternità ancora oggi largamento condiviso. Ho trovato dunque un po' generali e scarni i pannelli di inquadramento delle opere con alcune lacune come l'omissione di tutta la parte legata al medioevo in cui un fiorente sottobosco di donne (poi condannate come streghe) si tramandavano tutto il sapere sul femminile. 
Al termine del percorso rimane un senso di incompletezza e un po' di amaro in bocca per chi, come me, sa che oggi, il tumutlo delle donne che stanno riscoprendo anche sotto tante forme artistiche la propria femminilità con maggiore consapevolezza è molto potente.
Da mamma di Iole mi spiace che i luoghi d'arte non siano sempre pronti ad accogliere i piccoli visitatori, che quando sono motivati sono tra i più attenti e preziosi fruitori, e che non si possa pensare che TUTTE le forme d'arte appartengano a tutti, anche ai bambini.
Da psicologa credo che ci si dovrebbe interrogare su quanto, nel decidere l'allestimento di una mostra, si abbia il potere di produrre a propria volta cultura e se c'è un senso di responsabilità in questo. 
È dunque una bellissima mostra per appassionati d'arte, ma non è una mostra per le donne se la si visita con un certo senso critico ed una piena coscienza di sé. Basti pensare che tutte le opere esposte hanno autori uomini, quindi diventa inevitabilmente l'osservazione di un tema da un punto di vista ben preciso (e soprattutto in epoca contemporanea autrici ne esistono).

venerdì 30 gennaio 2015

MICROBIRTH - 7 febbraio - in tutta Italia

E' possibile che il modo in cui veniamo al mondo determini la nostra futura condizione di salute?
Questa è una delle questioni sollevate e analizzate nel nuovo film-documentario dei registi britannici Toni Harman e Alex Wakeford.
  La proiezione di questo documentario avverà in simultanea in tutta Italia e molte associazioni e persone si sono attivate per ospitare questa visione gratuita finalizzata a porre domande, ad osservare il fenomeno della nascita da un punto di vista diverso: le lenti di un microscopio. 
In rete spesso avvengono interminabili discussioni parto, tra chi sostiene il rispetto totale della fisiologia, spesso scambiato per incoscienza, e chi si sente protetto da un ambiente medicalizzato e tende ad appoggiare interventi anche non d'urgenza.  Tutte le mamme però hanno un punto in comune: hanno la necessità di dare un significato positivo al modo in cui hanno messo al mondo i loro figli. Quello che però, purtroppo, accade, è che non tutto è sotto il controllo della madre e non tutto risponde ai suoi desideri e bisogni.   Il modo in cui veniamo al mondo è cambiato in modo drammatico negli ultimi 30 anni, e tante di noi ne subiscono le conseguenze . Alcuni ricercatori danno il segnale d'allarme: tutto ciò potrebbe avere serie ripercussioni sulla nostra salute. Il film documentario MICROBIRTH,  esplora l'ipotesi secondo cui le attuali pratiche ostetriche potrebbero interferire con processi biologici fondamentali, rendendoci più inclini a sviluppare determinate malattie più tardi nella vita. In MICROBIRTH vengono presentate alcune possibili spiegazioni di questo fenomeno.  
 Questo film mette l’accento sull’importanza della formazione del microbioma – dice uno dei due registi, Toni Harman - sia in caso di parto per via vaginale che di taglio cesareo. È un tema che non dovrebbe riguardare solo i futuri genitori e gli operatori sanitari, ma in primo luogo dovrebbe attirare l’attenzione di politici, capi di stato e altri prominenti.

Play
Sabato 7 febbraio
presso l'associazione Il cigno blu - centro di meditazione

via Borghetto 21, Pianengo (CR)
Info e iscrizioni:
Bianca 3381072623
Paolo Darpan: 3337884068


INGRESSO GRATUITO

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA per questioni organizzative!

ore 17.30: proiezione film
ore 18.30: dibattito e libere riflessioni

Intervengono:
Annamaria Cristiani - Presidente del collegio delle ostetriche di Cremona
 
Evento


martedì 13 gennaio 2015

La Pancia di Maria

Al termine del 2014 si sono accavallati e connessi nella mia testa due eventi: Freedom for Birth Rome Action Group chiede il riconoscimento culturale, sociale e normativo della VIOLENZA OSTETRICA e il Natale.
Più volte mi sono espressa su questo tema che rimane perlopù inascoltato. eppure si parla di diritti umani. 
link al post      





Si parla di diritti delle donne certamente, ma anche di un diritto intrinseco ad una nascita senza violenza dei bambini. 
Si tratta, in fondo, di decidere su quali basi impostare la nostra società e le relazioni umane: una società che accoglie i suoi nuovi membri attraverso la negazione di base del rispetto della persona e del suo corpo che tipo di società può diventare?
E mentre gruppi di ostetriche e di donne si battono per i propri diritti, per me il punto fondamentale e direttamente correlato con questi propositi è educare i figli ad una consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.
Ho recentemente letto insieme a mia figlia un bellissimo libro di  Roberto Piumini, illustrato da Cecco Mariniello, La Pancia di Maria
La storia è tanto semplice quanto profonda e suggestiva, o almeno così io l'ho vissuta e raccontata. Si tratta di un episodio immaginario accaduto a Giuseppe e Maria durante loro viaggio verso Betlemme: a causa di una tempesta in arrivo chiedono ospitalità al proprietario di una grande casa. Il signore chiede in cambio il bambino in arrivo. Seppur spiazzati dalla richesta, la coppia si ferma per la notte con l'intenzione di ripartire la mattina seguente. Ma il padrone di casa non consente loro di andarsene così tutti attendono impazienti l'imminente nascita del bambino, l'uno per appropriarsene, gli altri con la terribile sensazione di non avere una via di scampo.
Eppure ancora una volta il bambino si mostra più competente e semplicemente decide di aspettare il momento buono. Quello evidentemente non lo è, perchè nessuno di loro è al sicuro, né il padre, né la madre e nemmeno l'asina. In un luogo in cui regna il sopruso e la squalifica, non si può nascere è ovvio. 
Riletto alla luce del tema del rispetto della nascita, mi vengono in mente tutti quei racconti delle ostetriche che parlano di travagli che si bloccano o donne che sembrano trattenere i loro bambini, salvo poi incorrere in interventi di emergenza.
Che cosa sarebbe successo se Gesù fosse stato sottratto al destino che tutti conosciamo? La domanda può però essere posta anche in una altro modo: cosa accade se ci intromettiamo e disturbiamo il suo naturale affacciarsi al mondo?
Come tutte le storie ognuno è libero di interpretarle secondo il proprio modo e i significati che intende trasmettere. Al di là però di questa mia attenzione al tema della nascita, quello che conta, sempre, è che ai bambini vengano raccontate delle buone storie. Non delle belle storie, perchè di belle ce ne sono tante, ma di buone, nell'accezione di utili, propense al bene altrui.

lunedì 13 ottobre 2014

INCONTRO SULLA CONSAPEVOLEZZA PERINEALE

Sabato 25 ottobre a Stagno Lombardo, Cremona.
Nella mattinata che trascorreremo insieme, parleremo di PERINEO, scopriremo dove si trova a cosa serve e perchè è importante averne cura. Con semplici esercizi, doneremo al corpo ed alle sue naturali funzioni rispetto, ascolto, partecipazione. 

http://rossolimone.com/news/171

Il perineo, a volte noto come pavimento pelvico, è la regione muscolare del nostro corpo sita nella zona del bacino. 
Forse per la sua collocazione, nella zona genitale, o forse per ragioni culturali, il corpo della donna rimane sempre poco conosciuto in tutte le sue potenzialità. Questo espone noi donne a rischi legati alla mancata conoscenza del nostro corpo che ci impedisce di mettere in atto azioni di cura e prevenzione, ma ci limita anche nel godere di un pieno benessere psicofisico. 
Spesso veniamo a conoscenza di questa zona quando siamo in gravidanza o dopo il parto, oppure se emergono problemi, come ad esempio l'incontinenza urinaria. 
È quanto mai importante dunque, che tra donne, impariamo a scambiarci il nostro sapere, quello che ci riconnette alla nostra femminilità, al nostro corpo, al nostro sentirci donne.
Per questo, grazie alla collaborazione  e alla professionalità di Rossolimone, da sempre attenta alla salute e al benessere femminile, mi attivo per creare occasioni di incontro per poter conoscere insieme il perineo e le sue potenzialità, diventarne consapevoli e prenderci cura di noi stesse a 360°.

giovedì 12 giugno 2014

VIENI A CONOSCERE IL TUO PERINEO

E che è 'STO PERINEO??? Come al solito non è che la lingua italiana ci aiuta con parole semplici. Son quei vocaboli che ci rimandano a terminologia medica asettica e distante. Quindi da un lato è un bene chiamarlo così in quanto ci toglie ogni imbarazzo, ma dall'altro rischia di non farci comprendere bene di cosa si sta parlando.
Procedo come di prassi e copio-incollo l'etimologia:

QUINDI??? 

Quindi è la "regione muscolare della parte inferiore del bacino, compresa tra la sinfisi pubica e il coccige, delimitato lateralmente dalle due tuberosità ischiatiche (altrimenti detto tra la vagina / lo scroto e la zona anale)" 

QUINDI???

Quindi significa che è molto imposrtante innanzitutto sapere di averlo e poi sapere che possiamo, in quanto muscolo, anche allenarlo. Infatti questa muscolatura complessa, in parte volontaria in parte non, ci dà piaceri e dolori e non mi pare il caso di scoprire la sua esistenza ed importanza solo nel momento in cui sorgono dei problemi come ad esempio l'incontinenza.
Quando ci scappa la pipì usiamo la muscolatura perineale (o pavimento pelvico, che è la stessa cosa), ma anche durante un rapporto sessuale e nell'orgasmo coinvolgiamo questo muscolo. 
Riporto (e commento tra parentesi) quanto scritto da Maria Grazia Billone:

"è possibile imparare a percepire ed allenare i muscoli del pavimento pelvico, parte del corpo poco conosciuta e ricoperta di tabù sociali (verissimo. Purtroppo l'ignoranza spesso deriva da condizionamenti culturali che hanno per secoli impedito alle donne di concentre la propria attenzione sulla propria zona genitale) . Zona dimenticata e poco toccata (ancora oggi, quando parliamo con i ragazzi e le ragazze a scuola, la masturbazione femminile viene percepita come qualcosa di strano, inusuale e di cui vergognarsi), di conseguenza poco corticalizzata (significa che il cervello non ne ricorda l'esistenza, se n'è dimenticato a forza di ignorarla). Una zona viene corticalizzata, quindi mappata a livello cerebrale se viene toccata, ad esempio se un bambino fin da piccolo viene massaggiato cresce senza dubbio con una maggiore percezione di sé, il suo corpo verrà mappato e non svilupperà tematiche a livello relazionale e psicologico. In gravidanza avere coscienza del proprio perineo diminuisce nella donna la paura del parto e della lacerazione (...) Questo diaframma del corpo lavora insieme ad altri due, quello toraco-addominale, deputato alla respirazione, ed il diaframma fasciale della gola, la disfunzione di uno va ad agire sugli altri due; imparando a riconoscere questa parte del corpo la donna è più cosciente di dove e come direzionare la spinta per far nascere il suo bambino: acquisisce un mezzo per conservare la sua integrità."
http://www.rossolimone.com/news/143

QUINDI??? 

Quindi...come dire...se Maometto non va alla montagna... l'ostrica viene da noi a presentarci l'ospite che vive dentro di noi: IL PERINEO, appunto.
Per le donne di tutte le età, non solo in gravidanza, ma anche dopo il parto, in menopausa, prima e/o dopo gli interventi a livello uro-ginecologico
abbiamo quindi organizzato l'incontro "VIENI A CONOSCERE IL TUO PERINEO" 

Ci auguriamo che tutte colgano questa occasione e per chi è della zona...non esiti a contattarci!!! 

domenica 18 maggio 2014

GABRIELLA IRTINO ovvero GABRIELLA ROSSA DI SANGUE

"A una donna mestruata non si può e non si deve chiedere di essere docile, carina, servizievole, stupida e accondiscendente, perchè non lo è! E, proprio durante i giorni della mestruazione che la donna diventa maggiormente consapevole della propria identità, dei ruoli che è costretta a ricoprire per essere accettata socialmente, delle continue menzogne che deve ascoltare, dire e dirsi!"

http://www.holemestruazioni.altervista.org/
Ho conosciuto "virtualmente" Gabriella in quanto ero interessata al suo libro "Ho le mestruazioni, lasciatemi in pace!". Inutile dire che il titolo mi ha subito incuriosita!
Ho deciso quindi di intervistarla perchè, sempre nella mia idea che le Donne dovrebbero mettersi il più possibile in rete in modo da creare una serie di nodi, in modo che ognuna di noi, in qualsiasi momento della vita, possa avere dei riferimenti, trovare delle risposte che davvero possano risvegliare la sua coscienza femminile che ha origini profonde quanto il mondo.

Gabriella, come descriveresti la Donna ad un extraterrestre che non ha la minima idea di cosa sia?

 Caspita, questa domanda è difficile, proprio non me l'aspettavo! Bè, potrei provarci più o meno così: caro alieno, sono felice che tu sia venuto a trovarci su questo meraviglioso pianeta chiamato Terra. Qui avrai modo di incontrare le DONNE, esseri femminili terrestri magnifici, con una grande energia vitale-sessuale e con un grande potere attrattivo e seduttivo, non solo per gli uomini ma anche per animali, piante, elementi e, probabilmente, anche per voi alieni! Le Donne sulla Terra incubano e creano la vita, e quindi salvaguardano la continuità della specie, ovvero il loro corpo diventa il luogo protetto e nutriente dove prendono forma bambini e bambine, piccoli terrestri che poi usciranno da li e cresceranno, nutriti dalle sostanze che il corpo femminile produce. E' grazie alle donne e all'intelligenza del loro corpo e alla loro sensibilità e attenzione verso ciò che sostiene e alimenta ogni forma di esistenza che la Vita sulla Terra si è evoluta. Per molte migliaia di anni le donne sono state viste e onorate come la Dea, ovvero la presenza divina, misteriosa, sacra, potente, vitale, capace di creare, trasformare, rigenerare, dentro il corpo femminile.

Come spiegheresti ad un Uomo l'essere Femmina?
La femmina umana è ciclica, come la natura, le stagioni, l'esistenza, la luna. E' il suo corpo che è ciclico, risponde a mutamenti preziosi che stanno alla base della capacità di creare e nutrire la vita.
La donna muta, non è sempre uguale: nell'arco del mese, del suo ciclo mestruale, incarna e fa esperienza di diversi archetipi ed energie. E' come se dentro di lei vivessero 4 donne, molto diverse le une dalle altre, con bisogni e caratteristiche differenti. Non è possibile comprendere o parlare di Femminile e di Donna se non si tiene conto della realtà imprescindibile della sua ciclicità e del funzionamento del ciclo mestruale.

L'uomo deve imparare ad avere il coraggio di guardare le donne per quelle che sono e non per come vorrebbe che fossero: Donne che Cambiano, tanto dolci ed accoglienti quanto dure e solitarie a seconda di quello che serve per mantenere l'equilibrio dentro e fuori di sè. Solo in questo modo la vita si rigenera e si perpetua. E anche le relazioni.

Io ho la sensazione che ci sia stato un momento in cui le Donne "si sono perse" o che comunque ci sia sempre bisogno che ritrovino se stesse e i propri ritmi...per quale motivo, secondo te, le Donne che sono così legate alla ciclicità dell'universo, della Natura e delle stagioni, si ritrovano spesso così distanti dalla loro Femminilità?
La cultuta patriarcale e le grandi religioni, per l'occidente il cattolicesimo, le uniche che conosciamo da quando veniamo al mondo, ci insegnano che il corpo della donna è peccaminoso e impuro, (tranne quando è incinta e poi diventa madre), che la sessualità è peccaminosa e impura, che la donna è inferiore all'uomo, che esite una divinità maschile e non femminile alla quale fare riferimento! Crescere in una realtà del genere allontana le donne innanzitutto dall'intelligenza del loro corpo, dalla scoperta del potere, attraverso l'energia sessuale e il piacere, di connetterci direttamente con le capacità di autoguarigione del nostro organismo e con la parte spirituale e divina di noi! In questo modo è impossibile per una donna comprendersi, conoscersi e volersi bene!
La nostra cultura accetta soltanto le prime due fasi del ciclo femminile: la fase follicolare e l'ovulazione. Ovvero, accetta soltanto la donna disponibile sessualmente (al suo compagno) e la madre, la donna che nutre, sostiene e accoglie senza condizioni.
Le ultime due fasi del ciclo, invece, non sono accettate e cercano di essere rimosse: la fase premestruale ed il mestruo, quando la donna non è più molto disponibile, accogliente e servizievole, perchè riconosce che ci sono cose più importanti da fare che continuare ad occuparsi solamente degli altri e rispondere ad aspettative che la allontanano dai suoi bisogni.
Nessuno ci spiega che nella donna vivono molte donne. Noi stesse, facciamo fatica a ricoscerlo prima. E ad accettarlo poi.

La donna che non si sente accettata nelle sue fasi premestruale e mestruale e ha paura di perdere il consenso, l'amore e l'appoggio del partner e della comunità, rischia, per adeguarsi ai voleri altrui, di rinnegare la sua natura ciclica e di soffocare le energie delle ultime fasi. Con esse, limita il suo intuito, la possibilità di andare oltre la superficie, la capacità di decidere il proprio benessere e di rigenerarsi. Cerca di mostrarsi e di essere sempre docile e disponibile anche quando il suo corpo e la sua anima reclamano altri comportamenti, atteggiamenti e scelte consapevoli. E' come se, invece di aprirsi alla vista e all'ascolto interiori, la donna si bendasse gli occhi e si tappasse le orecchie per non sentire l'altra se stessa... che a volte le dice: "Che cosa stai facendo? Sei sicura che è proprio quello che desideri? Sei felice? Di che cosa hai bisogno?"
Facendo così, la donna impedisce a se stessa di crescere ed evolvere. In questo modo ostacola anche la crescita delle sue figlie e figli, e del suo compagno. Della società intera, oserei dire!

Quale futuro vedi per le nostre bimbe?
Grazie ai mass media e alla televisione i modelli femminili diventano sempre più assurdi e lontani dalla realtà. Le bambine, concausa la pessima qualità del cibo-spazzatura di cui spesso e inconsapevolmente si nutrono, raggiungono precocemente lo sviluppo e la maturazione sessuale. Per contro, tutti gli aspetti legati ad uno sviluppo-maturità- responsabilità del diventare donna vengono ignorati: dalla famiglia spesso, dalla scuola sempre, dalla società volutamente.
Così, ci si ritrova ad avere un corpo di donna e a non conoscerlo, a non sapere gestire le proprie energie-potenzialità. Si finisce troppo presto per adeguarsi a stereotipi e ruoli che ci allontanano sempre di più dal vero Femminile...e dalla nostra autenticità-realizzazione-felicità-salute!

Purtroppo, ci sono ancora tante donne che credono che il loro sangue mestruale sia qualcosa di repellente! Secoli di demonizzazione del femminile, della sessualità e del corpo hanno creato questo atroce e svilente pensiero. Si sono mai sentiti discorsi del genere sullo sperma degli uomini?
Un'educazione paritaria deve rendere onore al maschile tanto quanto al femminile. Nelle scuole materne di alcuni villaggi dell'America Latina alle bambine di 3 anni viene insegnato un canto che dice più o meno così: "La mia vulva è sacra e bella" e ai bambini ne viene insegnato un altro: "il mio pene è sacro e bello" (fonte Abuela Margherita). Certamente, crescendo in questo modo non si lascerebbe troppo spazio alle idee aberranti che circolano riguardo ai nostri corpi.
Diventa così importante che la famiglia valorizzi sin dal primo ciclo il sangue mestruale delle figlie. L'arrivo del menarca dovrebbe essere una festa, un riconoscimento del valore insito nel sangue femminile.

E se i nostri figli maschi crescessero in una situazione del genere, rispettosa e valorizzante del femminile, diventerebbero uomini consapevoli, rispettosi, attenti e sensibili.

Ci descrivi brevemente la tua attività e dove-come possiamo contattarti?
Lavoro moltissimo con e attraverso il corpo, il movimento energetico-creativo, la Danza sacra in Cerchio. I miei lavori sono tendenzialmente rivolti alla consapevolezza di sè, dei propri bisogni, delle proprie energie, della vita ciclica e spirituale.
Conduco laboratori teorico-pratici e artistici sulla ciclicità femminile e Tende Rosse, ovvero propongo Spazi Sacri dove le donne possano condividere le proprie esperienze, i propri valori, le proprie ferite.
Oggi, sono molte le Tende Rosse proposte in tutto il mondo. Sono un'opportunità di ricordare e recuperare un senso e un significato dell'essere donna, del potere e la sacralità del femminile, e per stare insieme in una dimensione di "sorellanza", condivisione e scambio.
Mi sono formata con Miranda Gray, autrice di "Luna Rossa" un bellissimo libro sul ciclo mestruale e come Madre della Luna offro le Meditazioni e i trattamenti reiki per la Benedizione e Guarigione del Grembo a tutte le donne che ne sentono il bisogno.

Potete conoscermi meglio visitando il sitowww.holemestruazioni.altervista.org

e il blog

Per contattarmi, richiedere copie del libro, interventi in libreria e laboratori scrivetemi a :



Grazie Laura!!!

Grazie a te Gabriella. Mi porto a casa molti spunti di riflessione. È UN CONTRIBUTO PREZIOSO IL TUO!





mercoledì 7 maggio 2014

Ester, Deepa e l'Acqua

Ester è una Donna, di quelle con la D maiuscola, quelle cioè che hanno la consapevolezza di sé, quelle che non smettono di pensare che il mondo si può cambiare, ma che per farlo bisogna rimboccarsi le maniche, quelle che hanno trasformato la propria Fertilità in Creatività per metterla al servizio degli altri.
L'Acqua è un elemento che appartiene al Femminile, nella sua misteriosa profondità, nella sua capacità di accogliere passivamente, ma anche di diventare imprevedibile, nella vita che scorre celata dalla superficie. L'Acqua si adatta alla superficie, ma è cocciuta e può scavare nella pietra. il corpo nasce nell'Acqua, vive di Acqua, il Ventre materno contiene Acqua. Alla corrente puoi affidare messaggi, nell'Acqua puoi sparire o sprofondare o tornare alle origini. Non so se è questo il significato che Deepa intendeva dare al suo film, ma questo è ciò che mi è rimasto oltre alle suggestioni e agli spunti di riflessione. 
Ester Olivieri, ostetrica volontaria in moltissimi progetti di formazione e a sostegno dell'infanzia abusata in Africa, India - e altri Paesi - e ora in Cambogia per Manitese, ha presentato, in occasione della Giornata Nazionale dell'Ostetrica a Cremona il film Water, di Deepa Mehta appunto, e quindi Ester - Acqua -Deepa si sono intrecciati diventando la mia personalissima Trilogia.
Quando si ha a che fare con storie di profonda sofferenza, sul campo, sulla pelle o nella condivisione empatica in una stanza di terapia, la difficoltà più grande per chi ascolta è attraversare il dolore con la persona e gestire il senso di impotenza che ne deriva. Da spettatori spesso scatta la rabbia, ci si chiede per quale motivo certe persone non riescono a ribellarsi a certe situazioni di sopruso e non si riesce ad accettarne la passività. Ma le persone che soffrono rimangono imprigionate nelle proprie storie, e proprio come in una prigione sono sì rinchiuse, ma ne percepiscono i confini e questo è anche molto rassicurante. Un contesto prevedibile, pur deprivato e violento, è pur sempre coerente con sé stesso, al contrario di un mondo infinito fuori, che fa paura. Si tratta di strategie di sopravvivenza che hanno anche a che fare con la consapevolezza di esistere e con la paura di sparire dalla faccia della Terra. 


Le storie di Dolore scavano solchi profondi e si ripropongono nei sogni, nei momenti di tranquillità e sempre dietro l'angolo sono pronti ad assalire: e allora ci si difende con l'ansia o ci si arrende con la depressione o ci si ribella con l'autolesionismo.
Anche per chi assiste non è facile trovare un equilibrio tra l'impatto emotivo. il desiderio di essere utili e la comprensione che ogni persona ha un proprio equilibrio che non coincide necessariamente con la nostra idea di equilibrio.
Ci sono tuttavia storie che curano. Quando si entra nella vita di una persona, lo si deve fare in punta di piedi e se, con delicatezza e infinito rispetto, consapevoli dei nostri limiti e dei nostri pregiudizi, iniziamo insieme a lei a trovare un senso alla sua vita e alle sue esperienze, seppur terribili, è possibile costruire degli appigli a cui aggrapparsi. 
A volte invece non serve parlare, non serve TIRAR FUORI, come una certa psicologia ci ha tramandato, ma serve creare un contesto sociale e comunitario in cui le persone possano concretamente trovare un proprio ruolo e sentirsi riconosciute come persone, anche questo è terapeutico, ed è quello che accade, ad esempio con il microcredito dove il FARE, il METTERE NELLE CONDIZIONI DI, consente alle persone, alle Donne in questo caso, di vedersi aprire delle possibilità. 
A confronto di questi temi tutte quelle donne che quotidianamente si lamentano di subire le scelte degli altri, dei mariti, dei genitori... potrebbero davvero riflettere e valutare se dinnanzi a sé non hanno veramente possibilità di scelta e cosa realmente fanno per apportare anche piccoli cambiamenti nella propria vita. Perché è vero che per ognuno i propri problemi sembrano grandi, ma è anche vero che allargando il contesto e confrontandosi con realtà più ampie, cambia la scala delle priorità e la percezione di sé nel mondo. Chi è intrappolato in questo meccanismo di passività, che spesso allontana gli altri, anziché avvicinarli, avviando un circolo vizioso, nel momento in cui è pronto per coglierne la disfunzionalità, con un aiuto esterno può certamente uscirne e accorgersi di quanto la fatica finora fatta non abbia generato nulla.
Ma chi ha subito un trauma non lo supera. Il trauma è una cicatrice ed è un gran successo quando ci si ricorda di guardarla prima di compiere il passo successivo, ed ogni volta è Dolore. Ed è lì che il dolore diventa la motivazione.



venerdì 2 maggio 2014

WATER-Il coraggio di amare

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA GIORNATA NAZIONALE DELL'OSTETRICA IL COLLEGIO DELLE OSTETRICHE DI CREMONA VI PROPONE UN INCONTRO CON L'OST. ESTER OLIVIERI CHE PRESENTERA' IL FILM "WATER-Il coraggio di amare" di Deepa Metha.
PER RIBADIRE L'IMPEGNO A LOTTARE CON LE DONNE PER LE DONNE 
Ingresso libero presso Associazione Professionisti, via Palestro 66 Cremona dalle 18.00 alle 20.00

Non conosco questo film. E nemmeno conosco l'ostetrica Ester Olivieri. 
Ma sono molto curiosa, come sempre del resto, di conoscere le storie delle altre Donne. Conoscere le storie è un modo per conoscere sé stessi. Io potrei essere una di loro. Non so per quale caso fortuito io non sto facendo un'altra vita in un posto sperduto nel mondo, nascosta, abusata, sfruttata.
In ogni caso credo che conoscere, ascoltare e soprattutto incontrarsi possa ampliare notevolmente il proprio orizzonte, per decostruire il proprio mondo e ricostruirlo magari cambiando un pochino la propria scala di priorità.
PER LE MAMME che pensano che sia un orario scomodo, che pensano di non poter lasciare a casa i figli e altre motivazioni simili, pensino anche che questi incontri non servono solo a noi, ma che sono fatti anche affinché ogni genitore abbia la possibilità di raccontare il mondo ai propri figli trasmettendo loro l'importanza di creare CONNESSIONI fra la nostra vita e quella degli altri.

mercoledì 9 aprile 2014

IL FIORE DELLA VITA - aperte le iscrizioni

Sono aperte le iscrizioni per il workshop che si terrà ogni mercoledì sera, dal 7 maggio al 25 giugno, dalle 20.00 alle 22.00 preso la sede dell'Associazione Nascere Donna in V. Palestro 6.
Per info, costi e dettagli:
Beatrice Udali 3357780415

giovedì 3 aprile 2014

OGNI PICCOLA DONNA CUSTODISCE UN FIORE...

Mi frullano ancora per la testa le parole di una nota conduttrice televisiva che, parlando del parto, esclamò: "Bhe, non si può certo spiegare ad una bambina di 2 anni come nascono i bambini!".
Mi stonò molto quella frase, ma soprattutto quell'idea, quella che secondo lei ai bambini non si può raccontare una magia meravigliosa come quella della nascita. Poi ho capito che l'incongruenza che percepivo stava proprio nel fatto che lei pensava a SPIEGARE, mentre io intendevo RACCONTARE.
La differenza è enorme, soprattutto se si tratta di comunicare con i bambini riguardo alla sessualità. Spesso è un argomento che di per sé mette in imbarazzo i grandi, quindi figuriamoci quanto possa essere vissuta con disagio l'idea di parlarne ai propri figli piccoli che però chiedono e fanno domande (se sanno che verrà loro data una risposta...). Gli adulti spesso si difendono dal proprio imbarazzo focalizzando la comunicazione sull'informazione, sui contenuti, sulla corrispondenza tra il contenuto e la realtà. I bambini invece, che apprendono più dal modo in cui vengono veicolate le informazioni, ricevono il messaggio che parlare di sessualità (di cui fanno parte anche il concepimento, la gravidanza e dunque il parto), è un qualcosa di...strano...curioso...forse anche tabù...qualcosa che è meglio non chiedere..I genitori si rassicurano e sperano di rimandare la questione al "momento giusto" che idealmente corrisponde alla pubertà, ma che in pratica non arriverà mai...il momento giusto..
Il racconto di un'esperienza invece è fatto di emozioni e di questo si nutrono i bambini; riuscire a collegare un racconto fantastico, metaforico e avventuroso sullo sviluppo del corpo e la nascita della vita credo sia qualcosa di estremamente importante per la costruzione della propria identità e consapevolezza, anche corporea. 
Le bambine in particolare, che in quanto femmine custodiscono dentro di sé i loro organi riproduttivi di cui percepiscono la presenza, crescono solitamente con tutto un immaginario misterioso legato al loro corpo che noi mamme per prime non nominiamo mai; non parlarne significa negarne l'esistenza. Pensiamo quanto sia invece importante per loro riuscire a descrivere e raccontare, in un linguaggio comprensibile, come quello delle favole, il meraviglioso mondo che conservano dentro e che un giorno sboccerà come un FIORE, IL FIORE DELLA VITA

Per questo motivo ho pensato, in collaborazione con Stefania Santi, arteterapeuta, ad un percorso esperienziale, che possa accompagnarci e sostenerci nel creare una nostra storia, la storia della nostra vita, della nostra femminilità, che possa a sua volta essere narrata alle nostre cucciole divertendosi e apprendendo quel nesso profondo che ci lega alla natura, alla sua ciclicità, alla sua intrinseca capacità di autogenerarsi e rinnovarsi continuamente. 
Se perdiamo questa connessione che ci contraddistingue, perdiamo anche la capacità di raccontarci e di trasmettere la nostra essenza alle figlie e poi sentiamo in televisione che non si può spiegare ai bambini come sono nati... :-(

giovedì 10 ottobre 2013

E il BLOG si tinge di rosso!

E il BLOG si tinge di rosso!

In occasione della neonata collaborazione con 
www.rossolimone.com
il blog inaugura la nuova pagina "L'ANGOLO ROSSO" tingendosi del colore del sangue e della passione, entrambi elementi fondanti il femminile, simbolo di rinnovamento ed energia. In attesa che nuovi attinenti post ora in cantiere trovino il loro spazio, trovate un concentrato nel tipico stile "PERÒ", sempre ironico e irriverente temi della sessualità. Work in progress!


sabato 27 aprile 2013

QUANDO LE VAGINE PARLANO...

Assistere a "I monologhi della vagina" è sempre un'esperienza molto toccante: ridi e scherzi, ma poi ti arriva il pugno nello stomaco. I monologhi di per sé sono già qualcosa che arriva dritto dentro, senza tanti giri di parole, ma assistere allo spettacolo e sapere che Soukaina, Ibi, Wahiba, Agnieszka, Monica, Chiara, Valentina, Giovanna, Miri, Silvia, Aurora e Laura, ovvero "Madreselva" (il comintato V-Day della Bassa Bresciana), hanno deciso di condividere questo percorso così intimo che le ha portate al centro della propria femminilità per poi trasformarsi in una rappresentazione teatrale che dà voce a tutte le donne del mondo, è ancora più straordinario. 
Queste donne, di cui alcune giovanissime, non sono attrici di professione, il che significa che HANNO SCELTO di buttarsi in un'esperienza di presa di coscienza del proprio essere femmina: ogni volta che si incrocia l'esperienza di un'altra persona, soprattutto se intensa e dolorosa, e ci si mette nei suoi panni, ci si rende conto di dove stiamo noi, di che cosa per noi è scontato e cosa invece è estremamente prezioso. Ibi ad esempio, ha interpretato il monologo "La treccia storta" e ha raccontato che le è piaciuta questa storia perché oltre al tema della violenza domestica contiene anche un'atto di ribellione, un tratto di carattere che lei stessa si riconosce. E così, nel gioco della teatralizzazione, ci sembra che il taglio dei capelli diventi un'esperienza riparativa per la protagonista di quel racconto se anche Ibi ci mette anche un po' della sua ribellione. 
Dove siamo collocate noi nell'Universo femminile è già una bella domanda, noi che veniamo ferite nel corpo ma che nell'esibirlo pensiamo di trovare riconoscimento e legittimazione in un gioco senza fine, ma lo è ancora di più chiedersi dove siamo collocate rispetto all'Universo maschile, noi che abbiamo figli e figlie adolescenti che con estrema frequenza inviano e ricevono messaggi con riferimenti sessuali che vivono in modo positivo ma anche passivo... (vedi Report di Save the children). Dove e da chi l'hanno imparato? Il sesso è la chiave della rivoluzione tanto quanto è lo è della repressione, è il riscatto e anche la punizione, due facce della stessa medaglia tenute in piedi dal gioco delle parti, quella maschile INSIEME a quella femminile, in un gioco di equilibri e contrappesi, nelle quattro mura domestiche così come nella guerra tra i popoli...




sabato 30 marzo 2013

VIVI UN SOGNO CON REAL TIME

E. Munch - L'urlo
La Nazione va a scatafascio e io che faccio? Guardo Real Time. Fondamentalmente lo faccio per due motivi: il primo è che se guardo il tg mi arrabbio, il secondo perché mi sono lanciata in un esperimento antro-socio-psico-culturale.
Punto Uno.
Se voglio un'informazione più pluralista possibile dovrei passare più della metà della giornata a seguire i diversi Tg che si inseguono, si smentiscono e si tallonano a vicenda. A ciò si aggiunge la Rete che secondo alcuni, soprattutto Uno, è l'occhio della verità, ma dato che, secondo me, è soltanto un punto di vista che si va a sommare agli altri, capite bene che il tempo raddoppia: solo moltiplicando i punti di osservazione si riesce a vedere la partita dall'alto, ma capite anche che con due figli a casa o ti isoli in soffitta e abbandoni i minori o rinunci e confidi nel buon senso altrui. Oppure ti ci dedichi di notte a questa complessa operazione, ma no...poi no...Orfeo ha il sopravvento. 
Quindi, in attesa di riconciliarmi con il mondo dell'informazione, sento il bisogno di leggerezza, quella voglia di festeggiare che anticipa la crisi, come quelli che fanno l'amore prima della guerra.
Punto Due.
Vi ricordate il tizio che per un mese si cibò esclusivamente da Mc Donald? Ecco, più o meno ho fatto lo stesso esperimento. Ci ho messo molto meno a verificarne i danni, una settimana mi è bastata, ma per tutto questo tempo ho guardato solo Real Time. 
ora vi racconto come è andata.
Inizialmente, come accade con le sostanze, mi sono sentita Bene. Ho imparato un sacco di cose che non sapevo, tipo che ora so come stendere un fondotinta liquido o farmi il trucco giusto per un vernissage. So anche decorare il pavimento in modo che sembri un tappeto finto o costruire un lampadario con degli occhiali vintage scovati ai mercatini. All'inizio mi sentivo in grado di fare tutto, una senso di onnipotenza completamente sganciato dall'esame di realtà, perché l'effetto patinato dura fintanto che sei coinvolta dalle immagini dello schermo e dalla voce suadente di quelle signorine gentili e sorridenti che infondono fiducia anche ai più imbranati. È come stare su una nuvoletta ma, dico la verità, non mi è mai passato per la testa di spegnere la tv, prendere chiodi e martello o acquistare un nuovo rimmel...mi bastava la sensazione...vedere poi le cucine sporche dei ristoranti mi ha certamente colpito...positivamente: me ne sto a casa che è meglio, risparmio, guardo Real Time. Ma è proprio qui che scatta la prima sensazione di dipendenza: se sto a casa a cucinare...CHE CUCINO??? Non c'è problema! Su Real Time trovo ricette facili, ricette eleganti e raffinate, una signorina con figli bravissimi, in un'atmosfera anni '50 mi spiega come addobbare la casa con gusto e servire il tè alle amiche tenendo la tazzina con il mignolo alzato! Peccato che i miei figli non sono silenziosi e ubbidienti, peccato che pasticcio in cucina e che quindi non posso invitare le amiche in a bere il tè!!! Ok..inizio ad innervosirmi. Forse non sono brava a far tutto...Però sono in forma, questo sì. Non mangio patatine con formaggio fuso ad ogni pasto né mi cibo solo di insalata. Anche se, a dir la verità, quel personal trainer così carino...ma no, non sono abbastanza sovrappeso. Per quanto riguarda i figli seguo la Supernanny (vedi Caos e supernanny) quindi creo il tabellone con le faccine-premio e li sistemo. Dopo lo faccio. Ora posso invitare le amiche. Ma prima guardo come si fa a decorare le torte con quella fantastica pasta di zucchero...mmmm...ma come fanno a non leccarsi le dita?? Meglio non pensarci, prima hanno parlato degli effetti degli zuccheri e ho visto le interiora come diventano...meglio di no. 
Bene, ho ritrovato l'equilibrio. Sono pronta ad avventurarmi nel mondo delle malattie imbarazzanti e della chirurgia plastica; qui ci vogliono stomaci forti. Ne esco fortificata, dai miei difetti. Ed ora quella che per me è la ciliegina: 24 ore in sala parto! Le gravidanze di Real Time avvengono in un mondo a parte. Per fortuna non sono più incinta quindi non mi spavento più. 

Non mi spavento più a vedere ostetriche che non vanno d'accordo, che mascherate da personcine attente e a modo, non perdono occasione per rifilarti monitoraggi e gas anestetici perché "non si preoccupi signora, che non passa al bambino"...e dopo 5 minuti "preparatevi per un cesareo d'urgenza!".
A questo punto sono esausta, sto iniziando a soffrire di alienazione, mi sto staccando dalla realtà; dopo essermi immedesimata nella donna che è stata 50 ore in travaglio perché ha voluto un parto naturale, rischio di dimenticarmi della mia meravigliosa esperienza e a credere che quella sia davvero Real-tà.
Amo i miei figli incasinati e disubbidienti, la mia casa in disordine e la mia tazzina del caffè senza manico che offro solo alle amiche più fidate. Amo i gatti e il cane che mi gironzolano intorno e non mi importa se i tovaglioli non sono coordinati con il centrotavola, se la panca fuori è da riverniciare, se improvviso ricette improbabili con quello che rimane nel frigo.
Mi sono liberata! E sono più leggera! 
Ora torno alla realtà e...guardo il tg...



sabato 9 marzo 2013

DONNE A NUDO

Bene. L'8 marzo è passato e si è portato via la Festa della Donna. Quindi, tra pon pon di mimosa in via di essicazione, possiamo tornare a riproporre DONNE NUDE. 
Sì perché l'8 marzo l'informazione funziona così: è d'obbligo parlare di parità e discriminazione, di donne velate, di femminicidio. Qualcuno azzarda a citare le schiave-bambine, ma è opportuno citare anche la storia di una qualche donna straordinaria e, ovviamente, un minimo di cenno storico alle origini della Festa (giusto per smorzare l'aspetto più commerciale della ricorrenza). Poi le immagini del capo dello Stato che omaggia  con i fiori le donne onorevoli (quasi a sottolineare l'eccezionalità della loro presenza nella politica) e infine, l'intervista allo spogliarellista del momento. Un sottile gioco di pesi e contrappesi in un equilibrio precario: ne esce l'immaginario complesso di una donna che fondamentalmente non sa chi è e cosa ci sta a fare. 
Le vallette di una nota trasmissione riassumono perfettamente quest'ambivalenza: sono belle, giovani, non troppo svestite, decorative e di contorno al conduttore, ma parlanti. L'intento è dimostrare che non sono solo belle, ma anche intelligenti (ma siamo ancora a questo punto????) e nel farlo io mi chiedo se è una scelta intelligente prestarsi a questo gioco perverso che ti fa tornare sempre alla stessa invariata questione. Come dire: "siamo intelligenti, quindi non avremmo bisogno di fare da abbellimento, ma siccome siamo intelligenti siamo qui proprio per dimostrartelo". Aiuto. Mi sento risucchiata da un vortice. 

Fondamentalmente è meglio ristabilire uno scenario rassicurante, quindi dal 9 marzo è bene riproporre  la donna nuda, sfacciatamente  sbattendotela in faccia in un Tg (tipo uno di quelli seri che vanno in onda su Italia Uno alle ore 12.30) o velatamente attraverso il servizio sulla mastoplastica additiva, giusto per non cambiare troppo le carte in tavola, si sa mai che la società si destabilizzi, e si rischi di interferire con quella cultura del femminile sexy che abbiamo talmente interiorizzato che ci sentiamo gratificate se troviamo il modo di sedurre. 
Certo è che assistere alla notizia dell'efferato omicidio di una donna seguìta da quella della rivoluzionaria possibilità di vedere in 3D una donna nuda su Playboy online, mi fa inevitabilmente pensare che siano due scene dello stesso film...