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lunedì 30 marzo 2015

MOSTRA "MATER" a Parma ovvero L'ARTE È DEI PICCOLI

Ieri io e mia Figlia siamo state a Parma per visitare la mostra "Mater". 


Dal momento che amiamo l'arte e il disegno, mi era parsa una buona idea, come fanno tanti, visitare la mostra munite di taccuino e matita per poter riprodurre dal vivo le opere più significative per noi. 
Mia figlia ha 6 anni, ed ero molto curiosa di vedere come si sarebbe comportata.
L'accoglienza è stata ottima, il prezzo accessibile.
Le opere esposte, a parte qualche "intruso" di arte contemporanea rimastomi poco chiaro, propone opere veramente preziose. 
Dal culto della Dea alla rappresentazione religiosa della maternità fino all'epoca moderna. 
Purtroppo la viglilante interna delle sale espositive, probabilmente preoccupata dalla presenza di una bambina, ci ha subito avvisate che non era possibile fermarsi davanti alle opere per disegnarle e che le matite "sarebbero vietate per questioni di sicurezza" (???!!!) e ancora che al piano superiore c'era un'apposita area bimbi in cui poter disegnare...
Infastidite dalla cosa e un po' con la sensazione di avere il fiato sul collo siamo state a vedere e rivedere le opere per quasi due ore. 
Iole e era entusiasta, si avvicinava ai quadri per vedere le pennellate, esaminava i dettagli, commentava e faceva domande. 
Quindi mentre sentivo alcuni vistatori raccomandarsi di passare velocemente la seconda sala, avevo con me una bambina che cercava di memorizzare le immagini che avrebbe dovuto riprodurre in un secondo tempo.


Da appassionata ho trovato la mostra molto bella: ho rivisto opere che conoscevo solo attraverso i libri e poterle ammirare da vicino è davvero impagabile. Buono anche l'allestimento a parte qualche piccolo "errore" di logistica (la grande Madonna addolorata di Heyez in una stanza piccolissima ostacolata dalla panchina predisposta per la visione di un filmato!).
Da donna e mamma non ho potuto non notare con un certo disappunto che i curatori hanno deciso di far seguire al visitatore un percorso piuttosto classico sul tema della maternità. Trovo che il culto del femminile con il mistero della nascita, il ciclo delle stagioni, la sua connessione col divino, ma anche col peccato e la repressione della sessualità sia stato ampiamente sottovalutato per privilegiare uno stereotipo di maternità ancora oggi largamento condiviso. Ho trovato dunque un po' generali e scarni i pannelli di inquadramento delle opere con alcune lacune come l'omissione di tutta la parte legata al medioevo in cui un fiorente sottobosco di donne (poi condannate come streghe) si tramandavano tutto il sapere sul femminile. 
Al termine del percorso rimane un senso di incompletezza e un po' di amaro in bocca per chi, come me, sa che oggi, il tumutlo delle donne che stanno riscoprendo anche sotto tante forme artistiche la propria femminilità con maggiore consapevolezza è molto potente.
Da mamma di Iole mi spiace che i luoghi d'arte non siano sempre pronti ad accogliere i piccoli visitatori, che quando sono motivati sono tra i più attenti e preziosi fruitori, e che non si possa pensare che TUTTE le forme d'arte appartengano a tutti, anche ai bambini.
Da psicologa credo che ci si dovrebbe interrogare su quanto, nel decidere l'allestimento di una mostra, si abbia il potere di produrre a propria volta cultura e se c'è un senso di responsabilità in questo. 
È dunque una bellissima mostra per appassionati d'arte, ma non è una mostra per le donne se la si visita con un certo senso critico ed una piena coscienza di sé. Basti pensare che tutte le opere esposte hanno autori uomini, quindi diventa inevitabilmente l'osservazione di un tema da un punto di vista ben preciso (e soprattutto in epoca contemporanea autrici ne esistono).

venerdì 30 gennaio 2015

MICROBIRTH - 7 febbraio - in tutta Italia

E' possibile che il modo in cui veniamo al mondo determini la nostra futura condizione di salute?
Questa è una delle questioni sollevate e analizzate nel nuovo film-documentario dei registi britannici Toni Harman e Alex Wakeford.
  La proiezione di questo documentario avverà in simultanea in tutta Italia e molte associazioni e persone si sono attivate per ospitare questa visione gratuita finalizzata a porre domande, ad osservare il fenomeno della nascita da un punto di vista diverso: le lenti di un microscopio. 
In rete spesso avvengono interminabili discussioni parto, tra chi sostiene il rispetto totale della fisiologia, spesso scambiato per incoscienza, e chi si sente protetto da un ambiente medicalizzato e tende ad appoggiare interventi anche non d'urgenza.  Tutte le mamme però hanno un punto in comune: hanno la necessità di dare un significato positivo al modo in cui hanno messo al mondo i loro figli. Quello che però, purtroppo, accade, è che non tutto è sotto il controllo della madre e non tutto risponde ai suoi desideri e bisogni.   Il modo in cui veniamo al mondo è cambiato in modo drammatico negli ultimi 30 anni, e tante di noi ne subiscono le conseguenze . Alcuni ricercatori danno il segnale d'allarme: tutto ciò potrebbe avere serie ripercussioni sulla nostra salute. Il film documentario MICROBIRTH,  esplora l'ipotesi secondo cui le attuali pratiche ostetriche potrebbero interferire con processi biologici fondamentali, rendendoci più inclini a sviluppare determinate malattie più tardi nella vita. In MICROBIRTH vengono presentate alcune possibili spiegazioni di questo fenomeno.  
 Questo film mette l’accento sull’importanza della formazione del microbioma – dice uno dei due registi, Toni Harman - sia in caso di parto per via vaginale che di taglio cesareo. È un tema che non dovrebbe riguardare solo i futuri genitori e gli operatori sanitari, ma in primo luogo dovrebbe attirare l’attenzione di politici, capi di stato e altri prominenti.

Play
Sabato 7 febbraio
presso l'associazione Il cigno blu - centro di meditazione

via Borghetto 21, Pianengo (CR)
Info e iscrizioni:
Bianca 3381072623
Paolo Darpan: 3337884068


INGRESSO GRATUITO

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA per questioni organizzative!

ore 17.30: proiezione film
ore 18.30: dibattito e libere riflessioni

Intervengono:
Annamaria Cristiani - Presidente del collegio delle ostetriche di Cremona
 
Evento


martedì 13 gennaio 2015

La Pancia di Maria

Al termine del 2014 si sono accavallati e connessi nella mia testa due eventi: Freedom for Birth Rome Action Group chiede il riconoscimento culturale, sociale e normativo della VIOLENZA OSTETRICA e il Natale.
Più volte mi sono espressa su questo tema che rimane perlopù inascoltato. eppure si parla di diritti umani. 
link al post      





Si parla di diritti delle donne certamente, ma anche di un diritto intrinseco ad una nascita senza violenza dei bambini. 
Si tratta, in fondo, di decidere su quali basi impostare la nostra società e le relazioni umane: una società che accoglie i suoi nuovi membri attraverso la negazione di base del rispetto della persona e del suo corpo che tipo di società può diventare?
E mentre gruppi di ostetriche e di donne si battono per i propri diritti, per me il punto fondamentale e direttamente correlato con questi propositi è educare i figli ad una consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.
Ho recentemente letto insieme a mia figlia un bellissimo libro di  Roberto Piumini, illustrato da Cecco Mariniello, La Pancia di Maria
La storia è tanto semplice quanto profonda e suggestiva, o almeno così io l'ho vissuta e raccontata. Si tratta di un episodio immaginario accaduto a Giuseppe e Maria durante loro viaggio verso Betlemme: a causa di una tempesta in arrivo chiedono ospitalità al proprietario di una grande casa. Il signore chiede in cambio il bambino in arrivo. Seppur spiazzati dalla richesta, la coppia si ferma per la notte con l'intenzione di ripartire la mattina seguente. Ma il padrone di casa non consente loro di andarsene così tutti attendono impazienti l'imminente nascita del bambino, l'uno per appropriarsene, gli altri con la terribile sensazione di non avere una via di scampo.
Eppure ancora una volta il bambino si mostra più competente e semplicemente decide di aspettare il momento buono. Quello evidentemente non lo è, perchè nessuno di loro è al sicuro, né il padre, né la madre e nemmeno l'asina. In un luogo in cui regna il sopruso e la squalifica, non si può nascere è ovvio. 
Riletto alla luce del tema del rispetto della nascita, mi vengono in mente tutti quei racconti delle ostetriche che parlano di travagli che si bloccano o donne che sembrano trattenere i loro bambini, salvo poi incorrere in interventi di emergenza.
Che cosa sarebbe successo se Gesù fosse stato sottratto al destino che tutti conosciamo? La domanda può però essere posta anche in una altro modo: cosa accade se ci intromettiamo e disturbiamo il suo naturale affacciarsi al mondo?
Come tutte le storie ognuno è libero di interpretarle secondo il proprio modo e i significati che intende trasmettere. Al di là però di questa mia attenzione al tema della nascita, quello che conta, sempre, è che ai bambini vengano raccontate delle buone storie. Non delle belle storie, perchè di belle ce ne sono tante, ma di buone, nell'accezione di utili, propense al bene altrui.

giovedì 12 giugno 2014

VIENI A CONOSCERE IL TUO PERINEO

E che è 'STO PERINEO??? Come al solito non è che la lingua italiana ci aiuta con parole semplici. Son quei vocaboli che ci rimandano a terminologia medica asettica e distante. Quindi da un lato è un bene chiamarlo così in quanto ci toglie ogni imbarazzo, ma dall'altro rischia di non farci comprendere bene di cosa si sta parlando.
Procedo come di prassi e copio-incollo l'etimologia:

QUINDI??? 

Quindi è la "regione muscolare della parte inferiore del bacino, compresa tra la sinfisi pubica e il coccige, delimitato lateralmente dalle due tuberosità ischiatiche (altrimenti detto tra la vagina / lo scroto e la zona anale)" 

QUINDI???

Quindi significa che è molto imposrtante innanzitutto sapere di averlo e poi sapere che possiamo, in quanto muscolo, anche allenarlo. Infatti questa muscolatura complessa, in parte volontaria in parte non, ci dà piaceri e dolori e non mi pare il caso di scoprire la sua esistenza ed importanza solo nel momento in cui sorgono dei problemi come ad esempio l'incontinenza.
Quando ci scappa la pipì usiamo la muscolatura perineale (o pavimento pelvico, che è la stessa cosa), ma anche durante un rapporto sessuale e nell'orgasmo coinvolgiamo questo muscolo. 
Riporto (e commento tra parentesi) quanto scritto da Maria Grazia Billone:

"è possibile imparare a percepire ed allenare i muscoli del pavimento pelvico, parte del corpo poco conosciuta e ricoperta di tabù sociali (verissimo. Purtroppo l'ignoranza spesso deriva da condizionamenti culturali che hanno per secoli impedito alle donne di concentre la propria attenzione sulla propria zona genitale) . Zona dimenticata e poco toccata (ancora oggi, quando parliamo con i ragazzi e le ragazze a scuola, la masturbazione femminile viene percepita come qualcosa di strano, inusuale e di cui vergognarsi), di conseguenza poco corticalizzata (significa che il cervello non ne ricorda l'esistenza, se n'è dimenticato a forza di ignorarla). Una zona viene corticalizzata, quindi mappata a livello cerebrale se viene toccata, ad esempio se un bambino fin da piccolo viene massaggiato cresce senza dubbio con una maggiore percezione di sé, il suo corpo verrà mappato e non svilupperà tematiche a livello relazionale e psicologico. In gravidanza avere coscienza del proprio perineo diminuisce nella donna la paura del parto e della lacerazione (...) Questo diaframma del corpo lavora insieme ad altri due, quello toraco-addominale, deputato alla respirazione, ed il diaframma fasciale della gola, la disfunzione di uno va ad agire sugli altri due; imparando a riconoscere questa parte del corpo la donna è più cosciente di dove e come direzionare la spinta per far nascere il suo bambino: acquisisce un mezzo per conservare la sua integrità."
http://www.rossolimone.com/news/143

QUINDI??? 

Quindi...come dire...se Maometto non va alla montagna... l'ostrica viene da noi a presentarci l'ospite che vive dentro di noi: IL PERINEO, appunto.
Per le donne di tutte le età, non solo in gravidanza, ma anche dopo il parto, in menopausa, prima e/o dopo gli interventi a livello uro-ginecologico
abbiamo quindi organizzato l'incontro "VIENI A CONOSCERE IL TUO PERINEO" 

Ci auguriamo che tutte colgano questa occasione e per chi è della zona...non esiti a contattarci!!! 

mercoledì 7 maggio 2014

Ester, Deepa e l'Acqua

Ester è una Donna, di quelle con la D maiuscola, quelle cioè che hanno la consapevolezza di sé, quelle che non smettono di pensare che il mondo si può cambiare, ma che per farlo bisogna rimboccarsi le maniche, quelle che hanno trasformato la propria Fertilità in Creatività per metterla al servizio degli altri.
L'Acqua è un elemento che appartiene al Femminile, nella sua misteriosa profondità, nella sua capacità di accogliere passivamente, ma anche di diventare imprevedibile, nella vita che scorre celata dalla superficie. L'Acqua si adatta alla superficie, ma è cocciuta e può scavare nella pietra. il corpo nasce nell'Acqua, vive di Acqua, il Ventre materno contiene Acqua. Alla corrente puoi affidare messaggi, nell'Acqua puoi sparire o sprofondare o tornare alle origini. Non so se è questo il significato che Deepa intendeva dare al suo film, ma questo è ciò che mi è rimasto oltre alle suggestioni e agli spunti di riflessione. 
Ester Olivieri, ostetrica volontaria in moltissimi progetti di formazione e a sostegno dell'infanzia abusata in Africa, India - e altri Paesi - e ora in Cambogia per Manitese, ha presentato, in occasione della Giornata Nazionale dell'Ostetrica a Cremona il film Water, di Deepa Mehta appunto, e quindi Ester - Acqua -Deepa si sono intrecciati diventando la mia personalissima Trilogia.
Quando si ha a che fare con storie di profonda sofferenza, sul campo, sulla pelle o nella condivisione empatica in una stanza di terapia, la difficoltà più grande per chi ascolta è attraversare il dolore con la persona e gestire il senso di impotenza che ne deriva. Da spettatori spesso scatta la rabbia, ci si chiede per quale motivo certe persone non riescono a ribellarsi a certe situazioni di sopruso e non si riesce ad accettarne la passività. Ma le persone che soffrono rimangono imprigionate nelle proprie storie, e proprio come in una prigione sono sì rinchiuse, ma ne percepiscono i confini e questo è anche molto rassicurante. Un contesto prevedibile, pur deprivato e violento, è pur sempre coerente con sé stesso, al contrario di un mondo infinito fuori, che fa paura. Si tratta di strategie di sopravvivenza che hanno anche a che fare con la consapevolezza di esistere e con la paura di sparire dalla faccia della Terra. 


Le storie di Dolore scavano solchi profondi e si ripropongono nei sogni, nei momenti di tranquillità e sempre dietro l'angolo sono pronti ad assalire: e allora ci si difende con l'ansia o ci si arrende con la depressione o ci si ribella con l'autolesionismo.
Anche per chi assiste non è facile trovare un equilibrio tra l'impatto emotivo. il desiderio di essere utili e la comprensione che ogni persona ha un proprio equilibrio che non coincide necessariamente con la nostra idea di equilibrio.
Ci sono tuttavia storie che curano. Quando si entra nella vita di una persona, lo si deve fare in punta di piedi e se, con delicatezza e infinito rispetto, consapevoli dei nostri limiti e dei nostri pregiudizi, iniziamo insieme a lei a trovare un senso alla sua vita e alle sue esperienze, seppur terribili, è possibile costruire degli appigli a cui aggrapparsi. 
A volte invece non serve parlare, non serve TIRAR FUORI, come una certa psicologia ci ha tramandato, ma serve creare un contesto sociale e comunitario in cui le persone possano concretamente trovare un proprio ruolo e sentirsi riconosciute come persone, anche questo è terapeutico, ed è quello che accade, ad esempio con il microcredito dove il FARE, il METTERE NELLE CONDIZIONI DI, consente alle persone, alle Donne in questo caso, di vedersi aprire delle possibilità. 
A confronto di questi temi tutte quelle donne che quotidianamente si lamentano di subire le scelte degli altri, dei mariti, dei genitori... potrebbero davvero riflettere e valutare se dinnanzi a sé non hanno veramente possibilità di scelta e cosa realmente fanno per apportare anche piccoli cambiamenti nella propria vita. Perché è vero che per ognuno i propri problemi sembrano grandi, ma è anche vero che allargando il contesto e confrontandosi con realtà più ampie, cambia la scala delle priorità e la percezione di sé nel mondo. Chi è intrappolato in questo meccanismo di passività, che spesso allontana gli altri, anziché avvicinarli, avviando un circolo vizioso, nel momento in cui è pronto per coglierne la disfunzionalità, con un aiuto esterno può certamente uscirne e accorgersi di quanto la fatica finora fatta non abbia generato nulla.
Ma chi ha subito un trauma non lo supera. Il trauma è una cicatrice ed è un gran successo quando ci si ricorda di guardarla prima di compiere il passo successivo, ed ogni volta è Dolore. Ed è lì che il dolore diventa la motivazione.



venerdì 2 maggio 2014

WATER-Il coraggio di amare

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA GIORNATA NAZIONALE DELL'OSTETRICA IL COLLEGIO DELLE OSTETRICHE DI CREMONA VI PROPONE UN INCONTRO CON L'OST. ESTER OLIVIERI CHE PRESENTERA' IL FILM "WATER-Il coraggio di amare" di Deepa Metha.
PER RIBADIRE L'IMPEGNO A LOTTARE CON LE DONNE PER LE DONNE 
Ingresso libero presso Associazione Professionisti, via Palestro 66 Cremona dalle 18.00 alle 20.00

Non conosco questo film. E nemmeno conosco l'ostetrica Ester Olivieri. 
Ma sono molto curiosa, come sempre del resto, di conoscere le storie delle altre Donne. Conoscere le storie è un modo per conoscere sé stessi. Io potrei essere una di loro. Non so per quale caso fortuito io non sto facendo un'altra vita in un posto sperduto nel mondo, nascosta, abusata, sfruttata.
In ogni caso credo che conoscere, ascoltare e soprattutto incontrarsi possa ampliare notevolmente il proprio orizzonte, per decostruire il proprio mondo e ricostruirlo magari cambiando un pochino la propria scala di priorità.
PER LE MAMME che pensano che sia un orario scomodo, che pensano di non poter lasciare a casa i figli e altre motivazioni simili, pensino anche che questi incontri non servono solo a noi, ma che sono fatti anche affinché ogni genitore abbia la possibilità di raccontare il mondo ai propri figli trasmettendo loro l'importanza di creare CONNESSIONI fra la nostra vita e quella degli altri.

mercoledì 9 aprile 2014

IL FIORE DELLA VITA - aperte le iscrizioni

Sono aperte le iscrizioni per il workshop che si terrà ogni mercoledì sera, dal 7 maggio al 25 giugno, dalle 20.00 alle 22.00 preso la sede dell'Associazione Nascere Donna in V. Palestro 6.
Per info, costi e dettagli:
Beatrice Udali 3357780415

giovedì 3 aprile 2014

OGNI PICCOLA DONNA CUSTODISCE UN FIORE...

Mi frullano ancora per la testa le parole di una nota conduttrice televisiva che, parlando del parto, esclamò: "Bhe, non si può certo spiegare ad una bambina di 2 anni come nascono i bambini!".
Mi stonò molto quella frase, ma soprattutto quell'idea, quella che secondo lei ai bambini non si può raccontare una magia meravigliosa come quella della nascita. Poi ho capito che l'incongruenza che percepivo stava proprio nel fatto che lei pensava a SPIEGARE, mentre io intendevo RACCONTARE.
La differenza è enorme, soprattutto se si tratta di comunicare con i bambini riguardo alla sessualità. Spesso è un argomento che di per sé mette in imbarazzo i grandi, quindi figuriamoci quanto possa essere vissuta con disagio l'idea di parlarne ai propri figli piccoli che però chiedono e fanno domande (se sanno che verrà loro data una risposta...). Gli adulti spesso si difendono dal proprio imbarazzo focalizzando la comunicazione sull'informazione, sui contenuti, sulla corrispondenza tra il contenuto e la realtà. I bambini invece, che apprendono più dal modo in cui vengono veicolate le informazioni, ricevono il messaggio che parlare di sessualità (di cui fanno parte anche il concepimento, la gravidanza e dunque il parto), è un qualcosa di...strano...curioso...forse anche tabù...qualcosa che è meglio non chiedere..I genitori si rassicurano e sperano di rimandare la questione al "momento giusto" che idealmente corrisponde alla pubertà, ma che in pratica non arriverà mai...il momento giusto..
Il racconto di un'esperienza invece è fatto di emozioni e di questo si nutrono i bambini; riuscire a collegare un racconto fantastico, metaforico e avventuroso sullo sviluppo del corpo e la nascita della vita credo sia qualcosa di estremamente importante per la costruzione della propria identità e consapevolezza, anche corporea. 
Le bambine in particolare, che in quanto femmine custodiscono dentro di sé i loro organi riproduttivi di cui percepiscono la presenza, crescono solitamente con tutto un immaginario misterioso legato al loro corpo che noi mamme per prime non nominiamo mai; non parlarne significa negarne l'esistenza. Pensiamo quanto sia invece importante per loro riuscire a descrivere e raccontare, in un linguaggio comprensibile, come quello delle favole, il meraviglioso mondo che conservano dentro e che un giorno sboccerà come un FIORE, IL FIORE DELLA VITA

Per questo motivo ho pensato, in collaborazione con Stefania Santi, arteterapeuta, ad un percorso esperienziale, che possa accompagnarci e sostenerci nel creare una nostra storia, la storia della nostra vita, della nostra femminilità, che possa a sua volta essere narrata alle nostre cucciole divertendosi e apprendendo quel nesso profondo che ci lega alla natura, alla sua ciclicità, alla sua intrinseca capacità di autogenerarsi e rinnovarsi continuamente. 
Se perdiamo questa connessione che ci contraddistingue, perdiamo anche la capacità di raccontarci e di trasmettere la nostra essenza alle figlie e poi sentiamo in televisione che non si può spiegare ai bambini come sono nati... :-(

lunedì 30 dicembre 2013

I NOSTRI GRANDI PICCOLI

È faticoso frequentare i bambini, avete ragione. 

Perché bisogna mettersi al loro livello. Abbassarsi.. inclinarsi.. curvarsi.. farsi piccoli? Ora avete torto. Non è questo che più stanca. 

È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’ altezza dei loro sentimenti. Tirarsi.. allungarsi.. alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.. 

(J. Korczak)


E dopo tanta poesia mi imbatto in una discussione su FB e scopro che c'è chi ancora pensa che parlare e spiegare le cose ai bambini di 3 - 4 - 5 - 6 - anni sia inutile e che "Serve solo al genitore per tranquillizzarsi (utile, per carità) e a qualche autore new age a vendere più libri".

Ringrazio questa persona perché è una delle poche che con la sua disarmante semplicità mi ha scosso, cosa che succede raramente e, probabilmente suo malgrado, mi ha fatto venire voglia di scriverci un post. Non ci guadagno nulla in termini economici, ma forse ci guadagna in visibilità il suo pensiero. Lo voglio quindi divulgare in modo che i miei lettori possano aumentare di numero e godere di queste pillole di saggio senso comune.
Io purtroppo non riesco a beneficiarne, spero ci riusciate voi. Le mie idee non si modificano dinnanzi a tali affermazioni. Quindi rimango convinta che i bambini non abbiano emozioni o idee giuste o sbagliate, ma solo emozioni e punti di vista legittimi. Ho sempre pensato, e da quando i miei figli sono nati, la convinzione si è rafforzata, che gli adulti non abbiano il compito di "correggere" ciò che di sbagliato vedono nei figli, ma di accompagnarli a comprendere le loro emozioni e il mondo circostante, fornire loro gli strumenti per leggere la realtà.
Mi sono sorpresa ad ascoltare i loro racconti, sono rimasta affascinata dinnanzi ai loro disegni, a bocca aperta a sentire le loro domande così semplici e così profonde. Ho sempre pensato che non si possa comunicare con i bimbi con lo stesso linguaggio con cui si parlano tra loro i grandi, ma sono convinta che come i grandi siano in grado di comprendere aspetti e sfumature delle situazioni e delle relazioni, probabilmente in modo molto più profondo ed intenso.
I bambini imparano a fare domande se hanno a fianco adulti che li ascoltano e danno loro risposte. I figli ci chiedono coerenza, non di essere infallibili e a volte bisogna chiedere loro scusa e ammettere gli errori.
Le azioni, i gesti e le parole che danno loro una cornice di senso, rappresentano per i bimbi una mappa per orientarsi. 
Come genitore non mi tranquillizzo nello spiegare le cose ai miei figli, ma mi tranquillizzano i toni emotivi che cambiano, si abbassano, tornano armonici, dopo che ho detto loro "hai ragione ad essere arrabbiato, ma puoi fare un'altra cosa quando senti che arriva la rabbia al posto di alzare le mani o tirare calci".
Non è sempre facile, non sempre ci riesco, ma questo è il mio obiettivo. E a 3-4-5-6 anni, mi godo tutto, o quasi, il loro mondo interiore in una fase unica della loro crescita, che cambierà e so già che mi mancherà.
Vi auguro BUON ANNO. 





martedì 10 dicembre 2013

Cara Mamma...

Ma quante volte sento le donne dire "ai miei tempi non si poteva parlare così liberamente di sessualità", "se mia mamma me ne avesse parlato..."
Siamo davvero così sicure di aver vissuto nel Medioevo??
Com'è che le donne della mia generazione dicono delle loro mamme le stesse identiche cose di quello che dicevano le loro nonne???
A questo punto mi sorge un dubbio: che in realtà le cose non sono affatto cambiate, o meglio, che sia solo cambiata la forma, ma non il senso ed il contenuto. E sapete perché? Perché ogni donna, che sia diventata tale negli anni '60 o negli anni '90, ha dentro di sé tante di quelle lacune, tanti di quei dubbi e di quei timori che ostacolano il sereno fluire della sessualità e della femminilità anche solo nel modo di parlare e si tratta di falle che non si possono colmare con l'informazione. 
Forse oggi ci sono mamme più preparate, che sanno di dover parlare di sesso alle loro figlie, che così si deve fare per essere genitori aperti e previdenti, ma poi abbiamo figlie che commettono gli stessi errori e che hanno le stesse paure. 
Le vere radici del cambiamento hanno radici più profonde. Stanno nel modo in cui accudiamo, rispettiamo, amiamo le nostre figlie. Stanno nel dare il giusto nome a tutte le cose, senza tacere o attribuire nomignoli o vezzeggiativi a ciò che ci mette in imbarazzo. Stanno nel modo in cui noi per prime abbiamo imparato ad amare i sapori, le forme e gli odori del nostro corpo. Stanno nella consapevolezza di essere diverse. 
Non stanno nel passare informazioni dettagliate alle nostre figlie su cose che magari noi stesse non conosciamo bene, ma stanno nel trasmettere un sana curiosità verso tutto ciò che ci riguarda, insegnando alle nostre giovani donne a non smettere mai di esplorare e viaggiare nel mondo delle sensazioni e delle percezioni del loro corpo, ma anche di sapersi fermare quando sentono il disagio e il fastidio.
Stanno nel dire di no noi per prime a chi pretende di salutare le nostre bimbe con un bacio non gradito, affinché esse imparino a loro volta a dire NO. 

mercoledì 4 settembre 2013

IL BAMBINETTO DOVE LO METTO? NEL LETTO!

Questo non è un post sul co sleeping, bensì un post sugli psicologi ed in particolare LE psicologhe che hanno un pregiudizio ovvero che "se il bambino dorme con i genitori nel lettone allora c'è qualche problema di intimità nella coppia".
Lo dedico alle psicologhe che quando diventano mamme cambiano idea e si accorgono che gli stadi di sviluppo o le regole di S.O.S TATA per il loro figlio non valgono e si trovano ad un bivio: concludere che il loro pupo ha qualcosa che non va, oppure affermare che ogni bimbo è diverso dall'altro. Ogni mamma, anche quella psicolaureata propenderebbe per la seconda ipotesi.
Il punto è che:
  •  tanti bimbi non dormono da soli come e quanto vorremmo noi. 
  • Tanti bimbi si attaccano al seno la notte. 
  • Tante mamme traggono piacere da questa vicinanza. 
  • Tanti papà traggono piacere da questa intimità. 
  • Tanti bambini né traggono enorme vantaggio. 
  • La deprivazione di sonno è devastante. 
Ma soprattutto, soprattutto, se una coppia desidera l'intimità la trova e non necessariamente la sera a letto! 

Non son certo io a spiegarvi come-dove-quando, ma prima di arrivare a conclusioni affrettate solo per aver rilevato che un bimbo dorme con i genitori, forse vale la pena di sondare meglio altri ambiti. È vero che capita che il bambino venga utilizzato come alibi per non avere incontri ravvicinati con il/la partner, ma in questo caso è il fine che danneggia il piccolo, la sua strumentalizzazione che segnala l'incapacità di una coppia di parlarsi, non il fatto in sé che dorma a contatto con i genitori! 
Le teorie psicologiche, così come ogni altra idea che ci facciamo della vita, soffrono di pregiudizi di base di cui spesso non sono consapevoli. 

Mi è capitato di assistere ad una conversazione di questo tipo: 
PSICO 1: eh...poi il bambino dorme nel letto con loro, significa che non c'è intimità.
PSICO 2: un momento! io mio bimbo non ha dormito per tre anni e pur di dormire lo tenevamo nel lettone e andava tutto bene!


In qualità di PSICOMAMMA 3 con due figli, uno diverso dall'altra non mi sento di affermare nulla di assoluto. Le coppie funzionano secondo le loro regole, ogni coppia ha le proprie e ogni coppia vive la sessualità e l'intimità secondo tempi e modi propri; in periodi così emotivamente intensi come la nascita di un figlio, tutto è in discussione così come i ritmi quotidiani stessi ne sono ribaltati. Ma non anche questo il bello?
Anche l'idea che il desiderio debba sempre essere presente è un falso mito, o un pregiudizio. Tante neo mamme sono perfettamente consapevoli che la maternità con tutto ciò che porta con sé, comprese la stanchezza fisica e psicologica, le priorità che cambiano, i ruoli in casa che mutano, un corpo totalmente dedito alla cura di un altro essere vivente, spesso annulla, temporaneamente il desiderio sessuale del partner.
Michel Odent ci segnala che in alcune culture, finché la donna allatta, non fa l'amore, non è previsto, come se le tradizioni legittimassero uno stato momentaneo, che per noi viene definito "calo del desiderio nella coppia" e quindi sentito come minaccioso. Altrove invece, se ne prende atto, ci si organizza e si aspetta un nuovo equilibrio.
A volte invece la donna si sente potente e desidera il suo uomo, ma lui la vede come mamma, l'ha vista partorire, ed è allora lui a non desiderare il rapporto temporaneamente. Ha bisogno di tempo, è ovvio, solo di tempo. Ma il problema non sta nell'avere o meno il desiderio in sé, ma il fatto che i membri della coppia sentano esigenze diverse e non condividano le reciproche posizioni e stati d'animo.
A cosa serve allora la psicologia se, pur dichiarando l'incredibile variabilità interpersonale, si affida a generiche premesse culturali?



mercoledì 3 aprile 2013

ADOLESCENTI E GRAVIDANZA

"17 filles" - il film


Ieri si è concluso il ciclo di incontri "C'era una volta il parto" con il tema "Piccole donne...partoriscono". È stato un incontro molto interessante e mi spiace che la partecipazione non sia stata numerosa in quanto credo che voi assenti vi siate persi davvero molto questa volta. Tre giovani donne hanno raccontato la loro gravidanza e il loro diventare madri che ha coinciso anche con il loro diventare donne nel vero senso della parola. Cosa significa diventare madri a 16 o a 18 anni quando ancora si va a scuola, quando i rapporti affettivi sono acerbi anche se sembrano grandiosi ed eterni, quando il rapporto con i propri genitori è ancora legato con il doppio filo? Queste ragazze hanno parlato con la luce negli occhi e hanno narrato una storia difficile, faticosa, che le ha costrette emotivamente ad una maturazione improvvisa, ad un farsi carico di responsabilità che sono lontane anni luce dalla mente spensierata di molti altri coetanei. Ma allo stesso tempo hanno raccontato una storia di rinascita, una storia in cui il proprio corpo è diventato una potente arma di rivoluzione di cambiamento personale e familiare. 
Sono uscita da quell'incontro con molte domande che non sono riuscita a fare a queste ragazze e con un poco di confusione, soprattutto perché nell'immaginario comune non è  contemplata l'idea di un'adolescente che possa desiderare di rinunciare ai propri progetti per accudire un bambino tantomeno scegliere scientemente di diventare madre. Quando entro nelle scuole per parlare con i ragazzi di affettività e sessualità, si parla naturalmente di contraccezione, in quanto è implicito che la gravidanza in adolescenza non è auspicabile. Per i coetanei e anche per gli adulti è un segnale di immaturità, di irresponsabilità e tanti scappano lontano. Eppure per queste ragazze questo gesto che alcuni definirebbero da "irresponsabili", è stato proprio il punto di svolta verso la propria individuazione. Rimanere incinta a 17 anni oggi non può essere questione di disinformazione, questo ormai lo sapevamo, e nemmeno di distrazione. Le storie che ho sentito mi hanno infatti parlato di un istinto ancora più primitivo, quello che non passa attraverso la razionalità, ma attraverso il corpo, attraverso la pancia. Il significato di nascita sempre riporta ad una propria rinascita, alla possibilità di riscrivere la propria storia così come il proprio ruolo in famiglia. Il ruolo della famiglia di origine diventa fondamentale in termini di presenza e supporto, con un riequilibrio dei ruoli che si devono per forza ricalibrare sulla nascita di un nipote che è anche un po' figlio dei nonni e di una figlia che è d'improvviso diventata donna e necessita di un proprio riconoscimento. Inoltre queste giovani donne raccontano e si raccontano storie UTILI, storie di realizzazione e non di rinuncia o fallimento.
Gravidanze al femminile con un enorme potenziale di rivoluzione, così come espresso ottimamente nel film "17 filles", connessione azzeccatissima di Anna Maria Cristiani, Presidente del Collegio delle Ostetriche, film che avevo accantonato e che mi è tornato in mente con forza. Ispirato ad una vicenda realmente accaduta, racconta la vicenda di 17 ragazze che vivono in un'anonima e non ben specificata periferia e che decidono di rimanere incinta tutte contemporaneamente. Le loro gravidanze costringono tutta la comunità ad interrogarsi sul ruolo delle agenzie educative, sul ruolo della famiglia, sullo scenario e le prospettive dei giovani. Quelle pance contengono tutto, la rabbia, la trasgressione, la speranza, la progettualità in un desiderio di futuro che però, finito il sogno con il bambino vero tra le braccia, si trovano inchiodate al solito presente e ai bisogni di un bimbo che, nascendo, chiede loro tutta l'attenzione e la cura possibile e non la responsabilità di farsi carico di un progetto materno unilaterale.

sabato 30 marzo 2013

VIVI UN SOGNO CON REAL TIME

E. Munch - L'urlo
La Nazione va a scatafascio e io che faccio? Guardo Real Time. Fondamentalmente lo faccio per due motivi: il primo è che se guardo il tg mi arrabbio, il secondo perché mi sono lanciata in un esperimento antro-socio-psico-culturale.
Punto Uno.
Se voglio un'informazione più pluralista possibile dovrei passare più della metà della giornata a seguire i diversi Tg che si inseguono, si smentiscono e si tallonano a vicenda. A ciò si aggiunge la Rete che secondo alcuni, soprattutto Uno, è l'occhio della verità, ma dato che, secondo me, è soltanto un punto di vista che si va a sommare agli altri, capite bene che il tempo raddoppia: solo moltiplicando i punti di osservazione si riesce a vedere la partita dall'alto, ma capite anche che con due figli a casa o ti isoli in soffitta e abbandoni i minori o rinunci e confidi nel buon senso altrui. Oppure ti ci dedichi di notte a questa complessa operazione, ma no...poi no...Orfeo ha il sopravvento. 
Quindi, in attesa di riconciliarmi con il mondo dell'informazione, sento il bisogno di leggerezza, quella voglia di festeggiare che anticipa la crisi, come quelli che fanno l'amore prima della guerra.
Punto Due.
Vi ricordate il tizio che per un mese si cibò esclusivamente da Mc Donald? Ecco, più o meno ho fatto lo stesso esperimento. Ci ho messo molto meno a verificarne i danni, una settimana mi è bastata, ma per tutto questo tempo ho guardato solo Real Time. 
ora vi racconto come è andata.
Inizialmente, come accade con le sostanze, mi sono sentita Bene. Ho imparato un sacco di cose che non sapevo, tipo che ora so come stendere un fondotinta liquido o farmi il trucco giusto per un vernissage. So anche decorare il pavimento in modo che sembri un tappeto finto o costruire un lampadario con degli occhiali vintage scovati ai mercatini. All'inizio mi sentivo in grado di fare tutto, una senso di onnipotenza completamente sganciato dall'esame di realtà, perché l'effetto patinato dura fintanto che sei coinvolta dalle immagini dello schermo e dalla voce suadente di quelle signorine gentili e sorridenti che infondono fiducia anche ai più imbranati. È come stare su una nuvoletta ma, dico la verità, non mi è mai passato per la testa di spegnere la tv, prendere chiodi e martello o acquistare un nuovo rimmel...mi bastava la sensazione...vedere poi le cucine sporche dei ristoranti mi ha certamente colpito...positivamente: me ne sto a casa che è meglio, risparmio, guardo Real Time. Ma è proprio qui che scatta la prima sensazione di dipendenza: se sto a casa a cucinare...CHE CUCINO??? Non c'è problema! Su Real Time trovo ricette facili, ricette eleganti e raffinate, una signorina con figli bravissimi, in un'atmosfera anni '50 mi spiega come addobbare la casa con gusto e servire il tè alle amiche tenendo la tazzina con il mignolo alzato! Peccato che i miei figli non sono silenziosi e ubbidienti, peccato che pasticcio in cucina e che quindi non posso invitare le amiche in a bere il tè!!! Ok..inizio ad innervosirmi. Forse non sono brava a far tutto...Però sono in forma, questo sì. Non mangio patatine con formaggio fuso ad ogni pasto né mi cibo solo di insalata. Anche se, a dir la verità, quel personal trainer così carino...ma no, non sono abbastanza sovrappeso. Per quanto riguarda i figli seguo la Supernanny (vedi Caos e supernanny) quindi creo il tabellone con le faccine-premio e li sistemo. Dopo lo faccio. Ora posso invitare le amiche. Ma prima guardo come si fa a decorare le torte con quella fantastica pasta di zucchero...mmmm...ma come fanno a non leccarsi le dita?? Meglio non pensarci, prima hanno parlato degli effetti degli zuccheri e ho visto le interiora come diventano...meglio di no. 
Bene, ho ritrovato l'equilibrio. Sono pronta ad avventurarmi nel mondo delle malattie imbarazzanti e della chirurgia plastica; qui ci vogliono stomaci forti. Ne esco fortificata, dai miei difetti. Ed ora quella che per me è la ciliegina: 24 ore in sala parto! Le gravidanze di Real Time avvengono in un mondo a parte. Per fortuna non sono più incinta quindi non mi spavento più. 

Non mi spavento più a vedere ostetriche che non vanno d'accordo, che mascherate da personcine attente e a modo, non perdono occasione per rifilarti monitoraggi e gas anestetici perché "non si preoccupi signora, che non passa al bambino"...e dopo 5 minuti "preparatevi per un cesareo d'urgenza!".
A questo punto sono esausta, sto iniziando a soffrire di alienazione, mi sto staccando dalla realtà; dopo essermi immedesimata nella donna che è stata 50 ore in travaglio perché ha voluto un parto naturale, rischio di dimenticarmi della mia meravigliosa esperienza e a credere che quella sia davvero Real-tà.
Amo i miei figli incasinati e disubbidienti, la mia casa in disordine e la mia tazzina del caffè senza manico che offro solo alle amiche più fidate. Amo i gatti e il cane che mi gironzolano intorno e non mi importa se i tovaglioli non sono coordinati con il centrotavola, se la panca fuori è da riverniciare, se improvviso ricette improbabili con quello che rimane nel frigo.
Mi sono liberata! E sono più leggera! 
Ora torno alla realtà e...guardo il tg...



mercoledì 6 marzo 2013

“C'ERA UNA VOLTA...IL PARTO"

Ieri sera dalle 18 alle 20, in via Palestro 66 a Cremona, si è svolto il primo incontro della seconda edizione del ciclo di incontri "C'ERA UNA VOLTA...IL PARTO" organizzato dal Collegio Delle Ostetriche della Provincia di Cremona.


Il tema dell'incontro di ieri, "LE DONNE SCRIVONO...DOPO AVER PARTORITO", è stato introdotto dalla Presidente Del Collegio Anna Maria "Stefania" Cristiani con una premessa che condivido profondamente: quando le donne che partoriscono compaiono sul giornale è in gran parte per segnalare fatti gravi, ma non si racconta mai di come le donne, con l'esperienza della maternità, riescano a produrre qualcosa di bello e a fare cose che mai avrebbero pensato di riuscire a fare prima. Per contribuire quindi a nutrire una buona cultura della nascita io e altre due donne siamo state ospitate per raccontare la nostra storia e per leggere i nostri scritti, partoriti a loro volta a seguito di vicende personali profonde e toccanti che hanno innescato una miccia inarrestabile. Ecco così che insieme a Elisa Dedé e Alessandra Cortesini, abbiamo proposto i nostri contenuti e dialogato con le presenti donne e ostetriche.
Io ho detto quello che emerge anche da questo blog, e comunque non ho intenzione di parlare di me ma di Elisa e Alessandra che sono state intense ed emozionanti!
Elisa, timida ma potente, ha scritto un libricino bellissimo dedicato ai bimbi nati prematuri, che introduce così "Questa fiaba è stata scritta per tutte le mamme che, come me, si sono ritrovate in una realtà come quella della patologia neonatale di Bergamo. È un luogo sconosciuto, a molti sembra lontano, in realtà c'è ed è come un alveare in continuo fermento, formato da esseri tanto piccoli e fragili, quanto forti e tenaci...

Elisa ci reso partecipi narrando la storia di una donna che si è sempre fidata delle sue sensazioni ed emozioni, ha saputo ascoltarle trovando in questo l'energia positiva necessaria; sostenuta da persone care che hanno creduto in lei, ha trovato la forza e la positività per affrontare un mondo medico spesso freddo e sterile (che crede ancora che il contatto umano non si terapeutico, evidentemente, ndr) e non solo, ma ha saputo trarre da questa vicenda in cui tutto si ribalta all'improvviso, una nuova unità familiare.

Alessandra invece, un po' imbarazzata e molto ironica, ha raccontato il diario dei suoi tre parti presentandolo così: "ho dato alla luce tre figli e una mamma nuova"!
La sua è una storia in cui si alternano aspettative, disillusioni e TENACIA. Alessandra è uscita dal bozzolo passando attraverso tre parti, evolvendosi tra l'uno e l'altro e contagiando anche tutti quelli che le sono stati vicino, trovando nuova vita non solo per sé ma anche per la sua famiglia.

Infine la riflessione si è spostata sull'importanza di raccontare la storia della nascita, come elemento fondante della propria identità, ma anche come anello di connessione tra tutte le donne.

Ci saranno ancora due incontri quindi....

Venite venite dico! Donne e uomini venite! l'ambiente è molto accogliente e familiare tutto decorato con fiori colorati, dono per ogni partecipante, ma soprattutto ci si emoziona e ci si commuove così come ci si scioglie davanti ad un neonato. inoltre è una preziosa occasione per fermarsi a riflettere su temi che sono nientepopò che le fondamenta della nostra vita. 
Se le donne tutte, madri, nonne, ostetriche ecc. non si sentono chiamate in causa in queste occasioni allora forse c'è qualcosa che non funziona e non vorrei iniziare a pensare davvero che ci hanno espropriato anche della legittimità del nostro pensiero!

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lunedì 11 febbraio 2013

CORSO DI SOPRAVVIVENZA TRA I BACILLI

No, non mi sono stancata di scrivere. Anzi, in realtà ho tante di quelle idee in testa che mi sembra di impazzire. Motivo? L'influenza stagionale. Questa maledetta influenza non ha nemmeno colpito me! Probabilmente sono diventata così acida e tesa che i bacilli mi stavano alla larga. Marito, figlio 1 e figlia 2 colpiti in successione. Ciò significa, badate bene, che dopo una settimana guarisce uno e comincia l'altro...finisce l'altro e comincia l'altra ancora...per fortuna siamo solo in quattro. Ciò significa anche che se credi di poterti ritagliare uno spazietto per te in ore diurne per dare sfogo ai tuoi pensieri te lo puoi anche scordare. Nel tempo "libero" che ti rimane ci sono mille altre cose da fare e da mettere a posto! AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!  OMMMMMMM....Alla fine si spera quasi di potersi ammalare per RILASSARSI il che è grave segnale di perdita di controllo. QUINDI, per non trascinarvi nel mio delirio ritorniamo alla disciplina. 
Alunni decimati. Il primo indice di alto rischio di contagio. 
  • Primo: prepararsi psicologicamente perché prima o poi ci tocca. Come alla roulette russa, chissà a chi toccherà per primo. Di solito non alla mamma, perché per qualche oscuro motivo forse riconducibile al possesso di ovaie, la donna investe tutte le sue energie nella cura degli altri. Proprio in maniera inversamente proporzionale a come l'uomo si abbandona a se stesso lamentandosi. Scusate, mi è salita un po' di acidità, ma il quadro mi ha scardinato lo stereotipo che non ho saputo ricacciare indietro. Scusate ancora.  Come prepararsi? Motivandosi come nei film americani: ripetersi continuamente che ce si può fare. 
  • Secondo: come in tempo di guerra, farcire la dispensa alimentare. Stendere un menu a base di piatti semplici e veloce preparazione. I malati si sa, non hanno tanta fame e si rischia di avere avanzi, quindi meglio materie prime non elaborate e facilmente digeribili. 
  • Terzo: Allertate nonni e amici: quando avrete l'acqua alla gola, uscite di casa altrimenti rischiate di ammazzare qualcuno. Meglio che i figli non vi vedano in questa condizione. Sono naturalmente e benevolmente egoisti, non capirebbero e si sentirebbero in colpa per i vostri malumori. Qualcuno dovrà pur essere disposto ad esporsi al contagio per salvare una famiglia!
  • Quarto: la farmacia. Chi come me usa prodotti omeopatia deve ricontrollare tutte le confezioni di granuli, valutare le giuste combinazioni e le date di scadenza, ovviamente. È opportuno mettere per iscritto la cura da fare scrivendola in maniera semplice, chiara, leggibile senza note o ambiguità in modo che chiunque altro, oltre a voi, riesca a somministrarla (ce l'ho fatta a buttar giù lo stereotipo! YEAH!)
  • Quinto: attendere con pacifica rassegnazione lo snocciolarsi degli eventi.
Ci siamo. Lo so, è più brutta di quanto ci si aspettava, le giornate sono interminabili, la noia è TOTALE. Si tiene tutto vicino: LIBRI, TV, PC, GIOCHI VARI. Cartoni visti e rivisti almeno 300 volte. L'invocazione "MAMMAAAAA!!" aumenta come le contrazioni prima del parto. Almeno una ogni 5 minuti. COCCOLE COCCOLE CALDE AI CUCCIOLI MALATI (questa è la parte più bella, è raro goderseli vicini per così tanto tempo...:-). 


SCENARI APOCALITTICI. Fazzoletti ovunque. Odore di aerosol e oli essenziali. Volti sconvolti. Noi ci aggiriamo leggiadre tra i bacilli che ci scansano.. porta acqua, copri, prepara, metti a posto. Per fortuna c'è l'amica che con i suoi msg ti tira su il morale!

ORA VEDO LA LUCE. CE L'HO FATTA IO, CE LA FATE ANCHE VOI. CORAGGIO.



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