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giovedì 10 ottobre 2013

E il BLOG si tinge di rosso!

E il BLOG si tinge di rosso!

In occasione della neonata collaborazione con 
www.rossolimone.com
il blog inaugura la nuova pagina "L'ANGOLO ROSSO" tingendosi del colore del sangue e della passione, entrambi elementi fondanti il femminile, simbolo di rinnovamento ed energia. In attesa che nuovi attinenti post ora in cantiere trovino il loro spazio, trovate un concentrato nel tipico stile "PERÒ", sempre ironico e irriverente temi della sessualità. Work in progress!


mercoledì 4 settembre 2013

IL BAMBINETTO DOVE LO METTO? NEL LETTO!

Questo non è un post sul co sleeping, bensì un post sugli psicologi ed in particolare LE psicologhe che hanno un pregiudizio ovvero che "se il bambino dorme con i genitori nel lettone allora c'è qualche problema di intimità nella coppia".
Lo dedico alle psicologhe che quando diventano mamme cambiano idea e si accorgono che gli stadi di sviluppo o le regole di S.O.S TATA per il loro figlio non valgono e si trovano ad un bivio: concludere che il loro pupo ha qualcosa che non va, oppure affermare che ogni bimbo è diverso dall'altro. Ogni mamma, anche quella psicolaureata propenderebbe per la seconda ipotesi.
Il punto è che:
  •  tanti bimbi non dormono da soli come e quanto vorremmo noi. 
  • Tanti bimbi si attaccano al seno la notte. 
  • Tante mamme traggono piacere da questa vicinanza. 
  • Tanti papà traggono piacere da questa intimità. 
  • Tanti bambini né traggono enorme vantaggio. 
  • La deprivazione di sonno è devastante. 
Ma soprattutto, soprattutto, se una coppia desidera l'intimità la trova e non necessariamente la sera a letto! 

Non son certo io a spiegarvi come-dove-quando, ma prima di arrivare a conclusioni affrettate solo per aver rilevato che un bimbo dorme con i genitori, forse vale la pena di sondare meglio altri ambiti. È vero che capita che il bambino venga utilizzato come alibi per non avere incontri ravvicinati con il/la partner, ma in questo caso è il fine che danneggia il piccolo, la sua strumentalizzazione che segnala l'incapacità di una coppia di parlarsi, non il fatto in sé che dorma a contatto con i genitori! 
Le teorie psicologiche, così come ogni altra idea che ci facciamo della vita, soffrono di pregiudizi di base di cui spesso non sono consapevoli. 

Mi è capitato di assistere ad una conversazione di questo tipo: 
PSICO 1: eh...poi il bambino dorme nel letto con loro, significa che non c'è intimità.
PSICO 2: un momento! io mio bimbo non ha dormito per tre anni e pur di dormire lo tenevamo nel lettone e andava tutto bene!


In qualità di PSICOMAMMA 3 con due figli, uno diverso dall'altra non mi sento di affermare nulla di assoluto. Le coppie funzionano secondo le loro regole, ogni coppia ha le proprie e ogni coppia vive la sessualità e l'intimità secondo tempi e modi propri; in periodi così emotivamente intensi come la nascita di un figlio, tutto è in discussione così come i ritmi quotidiani stessi ne sono ribaltati. Ma non anche questo il bello?
Anche l'idea che il desiderio debba sempre essere presente è un falso mito, o un pregiudizio. Tante neo mamme sono perfettamente consapevoli che la maternità con tutto ciò che porta con sé, comprese la stanchezza fisica e psicologica, le priorità che cambiano, i ruoli in casa che mutano, un corpo totalmente dedito alla cura di un altro essere vivente, spesso annulla, temporaneamente il desiderio sessuale del partner.
Michel Odent ci segnala che in alcune culture, finché la donna allatta, non fa l'amore, non è previsto, come se le tradizioni legittimassero uno stato momentaneo, che per noi viene definito "calo del desiderio nella coppia" e quindi sentito come minaccioso. Altrove invece, se ne prende atto, ci si organizza e si aspetta un nuovo equilibrio.
A volte invece la donna si sente potente e desidera il suo uomo, ma lui la vede come mamma, l'ha vista partorire, ed è allora lui a non desiderare il rapporto temporaneamente. Ha bisogno di tempo, è ovvio, solo di tempo. Ma il problema non sta nell'avere o meno il desiderio in sé, ma il fatto che i membri della coppia sentano esigenze diverse e non condividano le reciproche posizioni e stati d'animo.
A cosa serve allora la psicologia se, pur dichiarando l'incredibile variabilità interpersonale, si affida a generiche premesse culturali?



domenica 14 luglio 2013

BIMBI NUDELLI AL MARE?


Bambini nudi al mare non se ne vedono più. Io ricordo che quando ero piccola si stava allegramente nudelli in spiaggia almeno fino ai 5 anni.
Vedere un bimbo nudo era una gioia. Suscitava invidia per il senso di libertà che evocava, per la mancanza di malizia, per l'ingenuità e la spontaneità del rapporto che aveva con il suo corpo.

Fotografia di Anne Geddes
Se un bimbo è nudo gli altri bimbi, come in tante altre cose, “prendono atto” e tendenzialmente non giudicano, non commentano, giocano. È come se per loro ci fosse una regola naturale che li accetta così come sono finché non compare un naturale senso di pudore e da soli si coprono e chiedono riservatezza. Per cui il mio settenne non vuole farsi più vedere nudo da altri, ma la quattrenne invece se ne frega serenamente, anzi, ride. Ride quando fa la pipì nel mare o quando fa una buca per poi coprirla. Che le dico? Che non si fa? Accidenti! È dannatamente divertente questa cosa! Perché mai le devo uccidere la sua spontaneità? Il senso del pudore rispetto alla propria intimità si può educare proponendo riservatezza, spiegando che nessuno deve sentirsi in diritto di guardarla/toccarla, che quella è roba sua, è preziosa e deve proteggerla. Avere due bimbi, maschio e femmina, aiuta in questo processo, perché già da soli si vogliono “esplorare” e poi fanno le dovute riflessioni e già loro ci danno l'opportunità di ragionare sulla sessualità, di intervenire, correggere, elaborare. La piccola è partita con l'idea che le sarebbe cresciuto un pene (come i manuali di psicanalisi ci insegnano) idea ben presto abbandonata dall'orgoglio della sua sessualità che la contraddistingue dal fratello. Nessuna invidia quindi. “Io ho il pisello!” diceva il fratello, “la mia potta è più bella!” rispondeva lei.
Poi però, c'è un mondo adulto che ha perso la fiducia. Vediamo pericoli ovunque e non ci vogliamo più mostrare. L'idea che qualcuno possa “guardare” il bimbo nudo con malizia è raccapricciante e si affaccia alla mente, è inevitabile, soprattutto se è un periodo in cui dai tg pare che siano tutti pedofili. E allora copriamoli questi bimbi! Vedo neonati in spiaggia con il pannolino. Non so se sia per pudore o no, ma credo che là, in quel posto in mezzo alle gambe, con il caldo, la salsedine e la sabbia, magari anche tutto imbevuto di acqua di mare, pesante almeno un kg...bhe...
Siamo sicuri di risolvere la questione? Forse noi genitori ci sentiamo più protetti, ma che cosa comunichiamo ai nostri figli rispetto alla LORO sessualità?
E mi chiedo anche se la loro privacy non sia violata ogni volta che vengono fotografati e pubblicati in rete così che la dimensione privata va presto perduta nell'etere e messa a disposizione di chiunque si aggiri sul web.
quando ho cercato un'immagine per questo post ho trovato sui motori di ricerca quasi esclusivamente foto private di bimbi in spiaggia che qualcuno, anche in buona fede, ha postato in qualche parte del mondo e così come quel corpo finisce sul mio blog potrebbe finire altrove.  

sabato 27 aprile 2013

QUANDO LE VAGINE PARLANO...

Assistere a "I monologhi della vagina" è sempre un'esperienza molto toccante: ridi e scherzi, ma poi ti arriva il pugno nello stomaco. I monologhi di per sé sono già qualcosa che arriva dritto dentro, senza tanti giri di parole, ma assistere allo spettacolo e sapere che Soukaina, Ibi, Wahiba, Agnieszka, Monica, Chiara, Valentina, Giovanna, Miri, Silvia, Aurora e Laura, ovvero "Madreselva" (il comintato V-Day della Bassa Bresciana), hanno deciso di condividere questo percorso così intimo che le ha portate al centro della propria femminilità per poi trasformarsi in una rappresentazione teatrale che dà voce a tutte le donne del mondo, è ancora più straordinario. 
Queste donne, di cui alcune giovanissime, non sono attrici di professione, il che significa che HANNO SCELTO di buttarsi in un'esperienza di presa di coscienza del proprio essere femmina: ogni volta che si incrocia l'esperienza di un'altra persona, soprattutto se intensa e dolorosa, e ci si mette nei suoi panni, ci si rende conto di dove stiamo noi, di che cosa per noi è scontato e cosa invece è estremamente prezioso. Ibi ad esempio, ha interpretato il monologo "La treccia storta" e ha raccontato che le è piaciuta questa storia perché oltre al tema della violenza domestica contiene anche un'atto di ribellione, un tratto di carattere che lei stessa si riconosce. E così, nel gioco della teatralizzazione, ci sembra che il taglio dei capelli diventi un'esperienza riparativa per la protagonista di quel racconto se anche Ibi ci mette anche un po' della sua ribellione. 
Dove siamo collocate noi nell'Universo femminile è già una bella domanda, noi che veniamo ferite nel corpo ma che nell'esibirlo pensiamo di trovare riconoscimento e legittimazione in un gioco senza fine, ma lo è ancora di più chiedersi dove siamo collocate rispetto all'Universo maschile, noi che abbiamo figli e figlie adolescenti che con estrema frequenza inviano e ricevono messaggi con riferimenti sessuali che vivono in modo positivo ma anche passivo... (vedi Report di Save the children). Dove e da chi l'hanno imparato? Il sesso è la chiave della rivoluzione tanto quanto è lo è della repressione, è il riscatto e anche la punizione, due facce della stessa medaglia tenute in piedi dal gioco delle parti, quella maschile INSIEME a quella femminile, in un gioco di equilibri e contrappesi, nelle quattro mura domestiche così come nella guerra tra i popoli...




lunedì 11 febbraio 2013

CORSO DI SOPRAVVIVENZA TRA I BACILLI

No, non mi sono stancata di scrivere. Anzi, in realtà ho tante di quelle idee in testa che mi sembra di impazzire. Motivo? L'influenza stagionale. Questa maledetta influenza non ha nemmeno colpito me! Probabilmente sono diventata così acida e tesa che i bacilli mi stavano alla larga. Marito, figlio 1 e figlia 2 colpiti in successione. Ciò significa, badate bene, che dopo una settimana guarisce uno e comincia l'altro...finisce l'altro e comincia l'altra ancora...per fortuna siamo solo in quattro. Ciò significa anche che se credi di poterti ritagliare uno spazietto per te in ore diurne per dare sfogo ai tuoi pensieri te lo puoi anche scordare. Nel tempo "libero" che ti rimane ci sono mille altre cose da fare e da mettere a posto! AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!  OMMMMMMM....Alla fine si spera quasi di potersi ammalare per RILASSARSI il che è grave segnale di perdita di controllo. QUINDI, per non trascinarvi nel mio delirio ritorniamo alla disciplina. 
Alunni decimati. Il primo indice di alto rischio di contagio. 
  • Primo: prepararsi psicologicamente perché prima o poi ci tocca. Come alla roulette russa, chissà a chi toccherà per primo. Di solito non alla mamma, perché per qualche oscuro motivo forse riconducibile al possesso di ovaie, la donna investe tutte le sue energie nella cura degli altri. Proprio in maniera inversamente proporzionale a come l'uomo si abbandona a se stesso lamentandosi. Scusate, mi è salita un po' di acidità, ma il quadro mi ha scardinato lo stereotipo che non ho saputo ricacciare indietro. Scusate ancora.  Come prepararsi? Motivandosi come nei film americani: ripetersi continuamente che ce si può fare. 
  • Secondo: come in tempo di guerra, farcire la dispensa alimentare. Stendere un menu a base di piatti semplici e veloce preparazione. I malati si sa, non hanno tanta fame e si rischia di avere avanzi, quindi meglio materie prime non elaborate e facilmente digeribili. 
  • Terzo: Allertate nonni e amici: quando avrete l'acqua alla gola, uscite di casa altrimenti rischiate di ammazzare qualcuno. Meglio che i figli non vi vedano in questa condizione. Sono naturalmente e benevolmente egoisti, non capirebbero e si sentirebbero in colpa per i vostri malumori. Qualcuno dovrà pur essere disposto ad esporsi al contagio per salvare una famiglia!
  • Quarto: la farmacia. Chi come me usa prodotti omeopatia deve ricontrollare tutte le confezioni di granuli, valutare le giuste combinazioni e le date di scadenza, ovviamente. È opportuno mettere per iscritto la cura da fare scrivendola in maniera semplice, chiara, leggibile senza note o ambiguità in modo che chiunque altro, oltre a voi, riesca a somministrarla (ce l'ho fatta a buttar giù lo stereotipo! YEAH!)
  • Quinto: attendere con pacifica rassegnazione lo snocciolarsi degli eventi.
Ci siamo. Lo so, è più brutta di quanto ci si aspettava, le giornate sono interminabili, la noia è TOTALE. Si tiene tutto vicino: LIBRI, TV, PC, GIOCHI VARI. Cartoni visti e rivisti almeno 300 volte. L'invocazione "MAMMAAAAA!!" aumenta come le contrazioni prima del parto. Almeno una ogni 5 minuti. COCCOLE COCCOLE CALDE AI CUCCIOLI MALATI (questa è la parte più bella, è raro goderseli vicini per così tanto tempo...:-). 


SCENARI APOCALITTICI. Fazzoletti ovunque. Odore di aerosol e oli essenziali. Volti sconvolti. Noi ci aggiriamo leggiadre tra i bacilli che ci scansano.. porta acqua, copri, prepara, metti a posto. Per fortuna c'è l'amica che con i suoi msg ti tira su il morale!

ORA VEDO LA LUCE. CE L'HO FATTA IO, CE LA FATE ANCHE VOI. CORAGGIO.



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martedì 15 gennaio 2013

COPPIE OMOSESSUALI E FIGLI

Dato il gran can can di questi giorni in merito alle manifestazioni in Francia contro la proposta di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'apertura per queste coppie alla possibilità di avere bambini, vorrei riportare l'interessante contributo del collega Dott. Federico Ferrari, psicoterapeuta familiare, esposto in un'intervista rilasciata a Lettera43.it. Il terapeuta, in risposta alle affermazioni della Dr.ssa Vegetti Finzi, psicanalista, nell'esporre i suoi contenuti, mette in evidenza gli "errori logici" che portano ad assumere a dati di realtà dei modi di leggere il comportamento umano e le relazioni, cosa che accade spesso con le teorie psicologiche. 
Seppur di importanza fondamentale il concetto di Edipo, è pur sempre un'inferenza che arriva dall'osservazione di una famiglia composta da madre - padre - bambino, così come è successo per il concetto di relazione "simbiotica" madre - bambino, ormai radicata nella cultura popolare, che è però stato ampliato e superato nel momento in cui si è iniziato ad osservare il triangolo genitori - bambino, anziché solo madre - bambino. Allo stesso modo anche il neonato è "diventato" competente quando lo si è messo nelle condizioni di poter esprimere capacità differenti. Insomma, bisogna innanzitutto fare i conti con i propri pre-giudizi (ed è pur sempre legittimo che ognuno abbia un'opinione in merito che gli consenta di fare le proprie scelte nella vita) , ma come professionisti, non cadiamo nello stesso errore di Lombroso che osservava il volto dei delinquenti e poi ne ineriva le caratteristiche di personalità per poi estenderle e generalizzarle!
Domanda. Parlare di Edipo, quindi, è anacronistico?
Risposta. Edipo è un assunto storicamente molto connotato ma relativo a quello che era un assetto sociale antropologico dei primi del 900. Il metodo della psicoanalisi inoltre è un metodo clinico che si basa su dei costrutti che non sono direttamente osservabili.
D. Solo teoria?
R.
 Pur essendo una disciplina molto importante nel contesto psicologico, che ha dato spunti fondamentali, non si basa sul metodo scientifico e tutto quello che viene proposto ha il valore di una ipotesi per quanto interessante ed efficace.
D. Che cosa bisognerebbe considerare allora?
R. Abbiamo una letteratura scientifica di oltre 40 anni, il primo studio sulla genitorialità omosessuale è del 1972, ma sono centinaia quelli fatti in questi anni. E tutti vanno nella stessa direzione.
D. Quale?
R. Si interrogano sugli sviluppi dell'identità sessuale dei bambini rispetto a identità di genere. Queste ricerche ribadiscono che i figli con uno o due genitori omosessuali, hanno la stessa identica percentuale di orientamento eterosessuale e omosessuale dei figli di coppie etero.
D. Risultato?
R. Queste ricerche ci impongono di mettere in discussione gli assunti psicoanalitici dell'Edipo.
D. Per dire che Edipo non esiste più?
R. No, ma semplicemente che è la descrizione di una particolare psicodinamica relativa alla famiglia eterosessuale. Evidentemente in quelle omosessuali ci sono dinamiche diverse che ancora non abbiamo studiato. E forse proprio la psicanalisi potrebbe farsi carico di provare a identificare queste differenze. La psicologia scientifica invece parte dai risultati.
D. E cosa mette in evidenza?
R. Il contesto sociale. Per lo sviluppo dell'identità dei bambini si dovrebbero cercare modelli e strutture di appoggio anche all'esterno dello stretto nucleo familiare, visto che i bambini crescono a contatto con stimoli sociali importanti che ripropongono la dualità dei sessi.
D. Per esempio?
R. Un aspetto fondamentale che la psicoanalisi prende poco in considerazione è il rapporto con i pari, gli altri bambini, a partire dalla classe. La scoperta di sé non avviene solo attraverso i modelli strettamente familiari. Questa sarebbe una visione riduttiva come osserviamo dai risultati delle realtà già esistenti.
D. Quali studi ci sono?
R. Gli studi dell'American psychological association partono da tre domande che riguardano l'identità di genere, l'orientamento sessuale e l'adattamento psicosociale dei bambini figli di genitori omosessuali. Ci sono centinaia di ricerche, alcune che hanno studiato famiglie per oltre 20 anni, altre che hanno fatto confronti tra popolazione europee e americane, e tutte sono concordi nel ribadire che non esistono segnali di rischio rispetto a questi tre elementi. Risultati di cui ha preso atto anche l'associazione di pediatria americana.
D. Alcuni citano però le ricerche fatte da Reignerus e Cameron...
R.
 Sì, loro volevano proporre dati allarmanti che sono stati ritenuti falsati e perciò invalidati dalle associazioni di categoria. Cameron è stato perfino espulso da tutte le associazioni di psicologia degli Stati Uniti. Insomma non sono gli attivisti gay che propongono un loro punto di vista, ma è la psicologia ufficiale che lo dice. Ma qui fatica ad arrivare.
D. Per colpa dell'influenza del Vaticano?
R. Sembra che la voce alternativa alla religione sia solo quella della psicoanalisi, ma è una disciplina che non si confronta con i risultati e parla solo di un ipotetico futuro: si chiede che cosa questi bambini saranno e faranno. E invece questi bambini ci sono già e molti hanno anche 30 anni compiuti.
D. Che cosa pensa della frase del Gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim: «La dualità dei sessi appartiene alla costruzione antropologica dell’umanità»?
R.
 È un discorso fallace perché avere due genitori omosessuali non vuol dire mettere in discussione la dualità dei sessi. I bambini mantengono la propria identità sessuale chiara e gli stessi genitori sono in grado di comunicarla. Ma soprattutto non sono gli unici modelli.
D. Quali sono questi modelli?
R. Ci sono famiglie allargate, i compagni di scuola, i maestri e soprattutto i media, perché i bambini oggi vivono con le immagini, la televisione: la rappresentazione dei due sessi è garantita ovunque, hanno quindi una serie di stimoli sufficienti per riconoscerla. C'è inoltre da considerare il fatto che la dualità dei sessi non può diventare normativa.
D. Ci spieghi meglio.
R. Per quanto esistano due identità sessuali ben distinte, ci sono anche una serie di identità che devono essere preservate e che tra i due sessi costruiscono uno spazio di esplorazione importante come il transgenderismo e il transessualismo. E fanno parte anche loro di una antropologia umana, solo che questi discorsi ideologici, che partono dalla Genesi come quello citato da della Loggia, sembrano escludere il transgenderismo dal consorzio umano.
D. Il padre e la madre non indicano più al bambino la sua genealogia?
R.
 Tutti noi abbiamo una identità di genere e la costruiamo a partire da un racconto all'interno del quale ci sta anche la nostra genealogia: questo rappresenta certo la struttura basilare. Laddove c'è un mito del sangue e della famiglia in termini genetici, quelli forse diventeranno i contenuti dell'identità, ma non ci sono solo quelli.
D. Quali altri?
R. Il figlio di due genitori omosessuali ha una sua identità costruita a partire da lineamenti differenti. Sarà una genealogia non basata sul sangue, ma fatta di desiderio di filiazione. Una tematica che dobbiamo considerare perché riguarda anche i figli adottivi, tutte le realtà dove non esiste un legame di sangue con i genitori. Per questo bisogna stare attenti quando si dice che se viene a mancare la certezza del rapporto biologico viene a mancare una parte importante dell'identità dell'individuo.
D. Insomma non è solo una questione di geni.
R.
 La biologia certamente fa parte dell'identità dell'individuo, ma non può essere usata per prescrivere l'eterosessualità come unica forma lecita di sessualità.
D. Il rischio è di aumentate la discrimanazione?
R.
 Il discorso del rabbino si rifà alla tradizione ebraica dove il sangue ha una importanza che trasmette l'appartenenza a un popolo, e quella è una dimensione diversa legata a una cultura e a una religione.
D. Anche in Italia il dibattito è ancora molto orientato sul piano religioso, quanto influenza e scoraggia le coppie omosessuali che vorrebbero avere dei figli?
R.
 Le famiglie che conosco danno per scontato che ci sia un discorso omofobico molto respingente sul piano del cattolicesimo ufficiale delle gerarchie. Però non credo che scoraggi più di tanto.
D. Qual è il vero problema?
R. L'incertezza legislativa, che pesa di più perché c'è sempre un membro della coppia che rischia di essere estromesso e di non vedere riconosciuti i propri diritti di genitore. Ma anche il figlio che non vede rispettato il proprio diritto alla tutela del rapporto con il genitore sociale.
D. Anche in Francia però è ancora così.
R. Sì, ma c'è molta meno attenzione ai dettami della Chiesa. Si è sempre tenuto separato il discorso religioso da quello civile. La laicità è quasi una religione di Stato.
Giovedì, 03 Gennaio 2013

mercoledì 9 gennaio 2013

MAMMO????!!!

Premesssa: sono cattivella come sempre ;-).
Ho sempre avvertito una stonatura quando sentivo la parola "mammo". Chi l'avrà coniata? un uomo o una donna? Secondo me una donna. Una donna che scopertasi Supereroe con la maternità e considerando gran parte degli uomini incapaci di fare tutto ciò che invece una donna-mamma riesce a fare contemporaneamente, ha incontrato qualche uomo che, contrariamente alle sue aspettative poteva quasi quasi eguagliarla e quindi l'ha definito "mammo" invece che PAPÀ. Sebbene qualcuno possa pensarlo, quella donna non sono affatto io. Anche perché, chi mi conosce, sa anche che dietro la mia apparente ironia sugli uomini, c'è una grande verità: sono molto bravi quando fanno o permettiamo loro di fare veramente i papà. 
Quindi dietro la femminilizzazione di questo termine, "mammo", c'è un che di dispregiativo, una squalifica della differenza tra due membri di una coppia che però è una sua importante risorsa. 
Se devo immaginarmi un "mammo" me lo vedo così: 

Robert Williams in "Mrs. Doubtfire"
un uomo cammuffato da donna che si arrabatta ad imitare gli stereotipi femminili della cura del bambino. Tendenzialmente pasticcione, potrebbe però sviluppare inaspettate capacità materne come saper cucinare, badare ai bambini e contemporaneamente fare la lavatrice. Potrebbe produrre estrogeni. Potrebbero crescergli le tette per allattare. Dolce e accogliente è capace di essere affettuoso con i propri figli e in grado di emozionarsi facilmente. In sostanza è squalificante anche per una donna che per contrasto viene identificata proprio con questi stereotipi...Comunque..."mammo" suona proprio male, anzi, mi provoca un certo raccapriccio. Leggo di Vip che dichiarano: "mio marito è proprio un bravo "mammo". Ma perché non può essere "solo" un bravo papà? Che ha di sbagliato la parola "papà"? Forse perché anche noi mamme non abbiamo del tutto chiaro il ruolo del papà. O forse perché con la maternità ci sentiamo tanto gratificate e onnipotenti che ci prendiamo tutti gli spazi per poi lamentarci se tutto è sulle nostre spalle. E i nostri uomini, che ci vedono così competenti (l'istinto è sempre materno no?), mica ci vogliono togliere questa soddisfazione e retrocedono piano piano fino al punto di arrivare ad una certezza: il bimbo si addormenta solo con la mamma...mangia solo con la mamma...vuole solo la mamma...e la mamma non ne può più. Sfinita si lamenta con le amiche delle notti insonni con il bambino addosso. È questo il punto di non ritorno? Lui bello come il sole che va a giocare a calcetto perché tanto in casa la sua presenza è inutile e lei che rinuncia alla serata con le amiche perché sa che appena esce lui la richiamerebbe indietro al primo lamento del pupo. Beh, ragazze, spegnete il telefono. Se non lo spegnete, non guardatelo ogni 5 minuti. E non rimaneteci male se invece va tutto liscio e il papà orgoglioso vi dice che è stato bene con suo figlio. Gratificatelo quest'uomo, anche se gli ha infilato il pigiama sbagliato, e diventerà come per magia, capace di fare addormentare il bambino in meno tempo di noi. Ma non sarà la copia maschile di noi. Sarà semplicemente se stesso. Però non è che il papà appare nella vita del piccolo e subito è capace. Come per noi che coltiviamo il Bonding già durante la gravidanza, può farlo anche lui; il piccolo sente la presenza di un papà già da dentro la pancia e non solo attraverso il suono della sua voce o il suo tocco, ma anche attraverso le sensazioni che sente la mamma in presenza del papà. Quella persona lì, la sente da subito e se appena nato da subito lo tocca, lo contiene e lo massaggia, e continua a farlo in modo che questi due individui si riconoscano a vicenda e trovino la loro specifica intimità. Certo...glielo dobbiamo consentire PERÒ!