venerdì 2 maggio 2014

WATER-Il coraggio di amare

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA GIORNATA NAZIONALE DELL'OSTETRICA IL COLLEGIO DELLE OSTETRICHE DI CREMONA VI PROPONE UN INCONTRO CON L'OST. ESTER OLIVIERI CHE PRESENTERA' IL FILM "WATER-Il coraggio di amare" di Deepa Metha.
PER RIBADIRE L'IMPEGNO A LOTTARE CON LE DONNE PER LE DONNE 
Ingresso libero presso Associazione Professionisti, via Palestro 66 Cremona dalle 18.00 alle 20.00

Non conosco questo film. E nemmeno conosco l'ostetrica Ester Olivieri. 
Ma sono molto curiosa, come sempre del resto, di conoscere le storie delle altre Donne. Conoscere le storie è un modo per conoscere sé stessi. Io potrei essere una di loro. Non so per quale caso fortuito io non sto facendo un'altra vita in un posto sperduto nel mondo, nascosta, abusata, sfruttata.
In ogni caso credo che conoscere, ascoltare e soprattutto incontrarsi possa ampliare notevolmente il proprio orizzonte, per decostruire il proprio mondo e ricostruirlo magari cambiando un pochino la propria scala di priorità.
PER LE MAMME che pensano che sia un orario scomodo, che pensano di non poter lasciare a casa i figli e altre motivazioni simili, pensino anche che questi incontri non servono solo a noi, ma che sono fatti anche affinché ogni genitore abbia la possibilità di raccontare il mondo ai propri figli trasmettendo loro l'importanza di creare CONNESSIONI fra la nostra vita e quella degli altri.

mercoledì 9 aprile 2014

IL FIORE DELLA VITA - aperte le iscrizioni

Sono aperte le iscrizioni per il workshop che si terrà ogni mercoledì sera, dal 7 maggio al 25 giugno, dalle 20.00 alle 22.00 preso la sede dell'Associazione Nascere Donna in V. Palestro 6.
Per info, costi e dettagli:
Beatrice Udali 3357780415

giovedì 3 aprile 2014

OGNI PICCOLA DONNA CUSTODISCE UN FIORE...

Mi frullano ancora per la testa le parole di una nota conduttrice televisiva che, parlando del parto, esclamò: "Bhe, non si può certo spiegare ad una bambina di 2 anni come nascono i bambini!".
Mi stonò molto quella frase, ma soprattutto quell'idea, quella che secondo lei ai bambini non si può raccontare una magia meravigliosa come quella della nascita. Poi ho capito che l'incongruenza che percepivo stava proprio nel fatto che lei pensava a SPIEGARE, mentre io intendevo RACCONTARE.
La differenza è enorme, soprattutto se si tratta di comunicare con i bambini riguardo alla sessualità. Spesso è un argomento che di per sé mette in imbarazzo i grandi, quindi figuriamoci quanto possa essere vissuta con disagio l'idea di parlarne ai propri figli piccoli che però chiedono e fanno domande (se sanno che verrà loro data una risposta...). Gli adulti spesso si difendono dal proprio imbarazzo focalizzando la comunicazione sull'informazione, sui contenuti, sulla corrispondenza tra il contenuto e la realtà. I bambini invece, che apprendono più dal modo in cui vengono veicolate le informazioni, ricevono il messaggio che parlare di sessualità (di cui fanno parte anche il concepimento, la gravidanza e dunque il parto), è un qualcosa di...strano...curioso...forse anche tabù...qualcosa che è meglio non chiedere..I genitori si rassicurano e sperano di rimandare la questione al "momento giusto" che idealmente corrisponde alla pubertà, ma che in pratica non arriverà mai...il momento giusto..
Il racconto di un'esperienza invece è fatto di emozioni e di questo si nutrono i bambini; riuscire a collegare un racconto fantastico, metaforico e avventuroso sullo sviluppo del corpo e la nascita della vita credo sia qualcosa di estremamente importante per la costruzione della propria identità e consapevolezza, anche corporea. 
Le bambine in particolare, che in quanto femmine custodiscono dentro di sé i loro organi riproduttivi di cui percepiscono la presenza, crescono solitamente con tutto un immaginario misterioso legato al loro corpo che noi mamme per prime non nominiamo mai; non parlarne significa negarne l'esistenza. Pensiamo quanto sia invece importante per loro riuscire a descrivere e raccontare, in un linguaggio comprensibile, come quello delle favole, il meraviglioso mondo che conservano dentro e che un giorno sboccerà come un FIORE, IL FIORE DELLA VITA

Per questo motivo ho pensato, in collaborazione con Stefania Santi, arteterapeuta, ad un percorso esperienziale, che possa accompagnarci e sostenerci nel creare una nostra storia, la storia della nostra vita, della nostra femminilità, che possa a sua volta essere narrata alle nostre cucciole divertendosi e apprendendo quel nesso profondo che ci lega alla natura, alla sua ciclicità, alla sua intrinseca capacità di autogenerarsi e rinnovarsi continuamente. 
Se perdiamo questa connessione che ci contraddistingue, perdiamo anche la capacità di raccontarci e di trasmettere la nostra essenza alle figlie e poi sentiamo in televisione che non si può spiegare ai bambini come sono nati... :-(

lunedì 30 dicembre 2013

I NOSTRI GRANDI PICCOLI

È faticoso frequentare i bambini, avete ragione. 

Perché bisogna mettersi al loro livello. Abbassarsi.. inclinarsi.. curvarsi.. farsi piccoli? Ora avete torto. Non è questo che più stanca. 

È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’ altezza dei loro sentimenti. Tirarsi.. allungarsi.. alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.. 

(J. Korczak)


E dopo tanta poesia mi imbatto in una discussione su FB e scopro che c'è chi ancora pensa che parlare e spiegare le cose ai bambini di 3 - 4 - 5 - 6 - anni sia inutile e che "Serve solo al genitore per tranquillizzarsi (utile, per carità) e a qualche autore new age a vendere più libri".

Ringrazio questa persona perché è una delle poche che con la sua disarmante semplicità mi ha scosso, cosa che succede raramente e, probabilmente suo malgrado, mi ha fatto venire voglia di scriverci un post. Non ci guadagno nulla in termini economici, ma forse ci guadagna in visibilità il suo pensiero. Lo voglio quindi divulgare in modo che i miei lettori possano aumentare di numero e godere di queste pillole di saggio senso comune.
Io purtroppo non riesco a beneficiarne, spero ci riusciate voi. Le mie idee non si modificano dinnanzi a tali affermazioni. Quindi rimango convinta che i bambini non abbiano emozioni o idee giuste o sbagliate, ma solo emozioni e punti di vista legittimi. Ho sempre pensato, e da quando i miei figli sono nati, la convinzione si è rafforzata, che gli adulti non abbiano il compito di "correggere" ciò che di sbagliato vedono nei figli, ma di accompagnarli a comprendere le loro emozioni e il mondo circostante, fornire loro gli strumenti per leggere la realtà.
Mi sono sorpresa ad ascoltare i loro racconti, sono rimasta affascinata dinnanzi ai loro disegni, a bocca aperta a sentire le loro domande così semplici e così profonde. Ho sempre pensato che non si possa comunicare con i bimbi con lo stesso linguaggio con cui si parlano tra loro i grandi, ma sono convinta che come i grandi siano in grado di comprendere aspetti e sfumature delle situazioni e delle relazioni, probabilmente in modo molto più profondo ed intenso.
I bambini imparano a fare domande se hanno a fianco adulti che li ascoltano e danno loro risposte. I figli ci chiedono coerenza, non di essere infallibili e a volte bisogna chiedere loro scusa e ammettere gli errori.
Le azioni, i gesti e le parole che danno loro una cornice di senso, rappresentano per i bimbi una mappa per orientarsi. 
Come genitore non mi tranquillizzo nello spiegare le cose ai miei figli, ma mi tranquillizzano i toni emotivi che cambiano, si abbassano, tornano armonici, dopo che ho detto loro "hai ragione ad essere arrabbiato, ma puoi fare un'altra cosa quando senti che arriva la rabbia al posto di alzare le mani o tirare calci".
Non è sempre facile, non sempre ci riesco, ma questo è il mio obiettivo. E a 3-4-5-6 anni, mi godo tutto, o quasi, il loro mondo interiore in una fase unica della loro crescita, che cambierà e so già che mi mancherà.
Vi auguro BUON ANNO. 





martedì 10 dicembre 2013

Cara Mamma...

Ma quante volte sento le donne dire "ai miei tempi non si poteva parlare così liberamente di sessualità", "se mia mamma me ne avesse parlato..."
Siamo davvero così sicure di aver vissuto nel Medioevo??
Com'è che le donne della mia generazione dicono delle loro mamme le stesse identiche cose di quello che dicevano le loro nonne???
A questo punto mi sorge un dubbio: che in realtà le cose non sono affatto cambiate, o meglio, che sia solo cambiata la forma, ma non il senso ed il contenuto. E sapete perché? Perché ogni donna, che sia diventata tale negli anni '60 o negli anni '90, ha dentro di sé tante di quelle lacune, tanti di quei dubbi e di quei timori che ostacolano il sereno fluire della sessualità e della femminilità anche solo nel modo di parlare e si tratta di falle che non si possono colmare con l'informazione. 
Forse oggi ci sono mamme più preparate, che sanno di dover parlare di sesso alle loro figlie, che così si deve fare per essere genitori aperti e previdenti, ma poi abbiamo figlie che commettono gli stessi errori e che hanno le stesse paure. 
Le vere radici del cambiamento hanno radici più profonde. Stanno nel modo in cui accudiamo, rispettiamo, amiamo le nostre figlie. Stanno nel dare il giusto nome a tutte le cose, senza tacere o attribuire nomignoli o vezzeggiativi a ciò che ci mette in imbarazzo. Stanno nel modo in cui noi per prime abbiamo imparato ad amare i sapori, le forme e gli odori del nostro corpo. Stanno nella consapevolezza di essere diverse. 
Non stanno nel passare informazioni dettagliate alle nostre figlie su cose che magari noi stesse non conosciamo bene, ma stanno nel trasmettere un sana curiosità verso tutto ciò che ci riguarda, insegnando alle nostre giovani donne a non smettere mai di esplorare e viaggiare nel mondo delle sensazioni e delle percezioni del loro corpo, ma anche di sapersi fermare quando sentono il disagio e il fastidio.
Stanno nel dire di no noi per prime a chi pretende di salutare le nostre bimbe con un bacio non gradito, affinché esse imparino a loro volta a dire NO. 

lunedì 4 novembre 2013

DIVERSA LIBIDO


Quando ho incontrato Federica Gagliardo, di lei mi ha colpita soprattutto la sua forza propositiva.
Federica è una combattente e come tutti coloro che hanno individuato un obiettivo nella loro vita, desidera condividerlo. Federica è fondatrice e amministratrice del gruppo Facebook “Diversa libido” volto a creare uno spazio di confronto sul tema della sessualità connessa alla disabilità:

“HO CREATO IL GRUPPO PER PARLARE DI "DIVERSA SESSUALITA'" PERCHE' LA NOSTRA SESSUALITA' NON RIMANGA ASTRATTA, MA DIVENTI CONCRETA, CONFRONTANDO LE NOSTRE ESPERIENZE E SUPERANDO I NOSTRI TABU'.
POTREMO AVVALERCI DEL SUPPORTO DELLA PSICOLOGA E SESSUOLOGA MONICA CAPPELLO E DELLE CONSULENTI DEL BENESSERE SESSUALE DI ROSSOLIMONE”
Federica            




Federica, qual'è stata la scintilla che ti ha fatto nascere l'idea di aprire un gruppo su questo argomento?
E’ una storia un po’ lunga, poiché il gruppo è frutto di un percorso di riflessione, ancora in atto. Non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo e con la mia sessualità, perché nessuno mi ha mai insegnato questo tipo di amor proprio. Poi, un annetto fa ho conosciuto Susanna di RossoLimone, che mi ha aperto un mondo: mi ha fatto capire che devo volermi bene, apprezzarmi, imparare a conoscere il mio corpo. Ho cominciato un percorso con una terapista del perineo, che mi aiuta a ridurre la spasticità congenita dei muscoli vaginali, e, parallelamente, un percorso con la sessuologia Monica Cappello (laureatasi con una tesi sul tema “sessualità e disabilità”). Un giorno… mi si è accesa la lampadina! Avendo il fidanzato e gli amici disabili mi sono detta: “perché non creare un gruppo nel quale affrontare tutti insieme l’argomento?”.



A chi è rivolto questo gruppo?
In primis, come è ovvio, è rivolto alle persone disabili, che possono condividere e confrontare le proprie esperienze. In secondo luogo, possono partecipare professionisti che possono avere a che fare con la disabilità: ginecologi, ostetriche, psicologi, fisioterapisti, che possono fornire preziosi spunti di riflessione, dare piccole soluzioni ai problemi esposti, e magari approfondire la conoscenza del mondo della disabilità e migliorare il loro approccio nei confronti delle persone disabili. Infine, vorrei che partecipassero i genitori di persone disabili, i quali purtroppo non vedono i figli come portatori di sentimenti e desideri sessuali e affettivi, ma come “esseri asessuati”.




Quali aspettative avevi e hai in merito?

Avrei voluto che i disabili partecipassero attivamente, ma nessuno lo fa, e questo mi amareggia molto. Avevo pensato di chiudere il gruppo, ma le ragazze di RossoLimone mi hanno convinta a non farlo perché pensano che la gente legga ciò che viene condiviso: me lo auguro…!





Quali dunque pensi siano i pregiudizi che le cosiddette persone “normodotate” hanno nei confronti della sessualità delle persone con disabilità?
Per fortuna ho conosciuto persone che sono andate oltre la disabilità, guardando quella che sono e trattandomi come loro pari. Di contro, ci sono persone che considerano i disabili come persone prive di una propria personalità e bisognose di continua assistenza. Il pregiudizio deriva proprio dalla incapacità di vedere i disabili come portatori di bisogni affettivi. In parole povere: “chi se lo/la prende?”



Quali i pregiudizi delle persone con disabilità relativamente alla loro sessualità? E i loro tabù?

Il pregiudizio deriva dalla scarsa conoscenza del proprio corpo e dallo scarso desiderio sessuale, che a loro volta derivano dalla mancanza di educazione sessuale e dai pregiudizi dei “normodotati”. Credo che il pensiero prevalente sia: “sono disabile, nessuno vorrebbe stare con me”, quindi si tende a reprimere la sfera sessuale, non ci si piace, e non si fa nulla per piacere agli altri. Si entra in un circolo vizioso.



Qual'è la prima e più piccola cosa che consiglieresti alle persone disabili di modificare per avviarsi sulla via del superamento dei propri tabù?

Imparare a vedersi come uomini e donne, imparare a piacersi.



Vuoi dare qualche indicazione a chi volesse iscriversi al gruppo?
Basta mandarmi un messaggio privato su Facebook, richiedermi l’amicizia, e io aggiungerò al gruppo chi sarà interessato



Ti auguro buona fortuna per il percorso che hai intrapreso, di cui mi sento partecipe. Immagino che non sia facile per le persone esporsi e quindi anche che la variabile tempo sia fondamentale. Ma una cosa è certa: da chi hai conosciuto hai ricevuto tanti consensi e questo sarà anche la tua forza dinnanzi ai silenzi di chi, tacitamente, aspetta che pubblichi un altro post!