domenica 14 luglio 2013

BIMBI NUDELLI AL MARE?


Bambini nudi al mare non se ne vedono più. Io ricordo che quando ero piccola si stava allegramente nudelli in spiaggia almeno fino ai 5 anni.
Vedere un bimbo nudo era una gioia. Suscitava invidia per il senso di libertà che evocava, per la mancanza di malizia, per l'ingenuità e la spontaneità del rapporto che aveva con il suo corpo.

Fotografia di Anne Geddes
Se un bimbo è nudo gli altri bimbi, come in tante altre cose, “prendono atto” e tendenzialmente non giudicano, non commentano, giocano. È come se per loro ci fosse una regola naturale che li accetta così come sono finché non compare un naturale senso di pudore e da soli si coprono e chiedono riservatezza. Per cui il mio settenne non vuole farsi più vedere nudo da altri, ma la quattrenne invece se ne frega serenamente, anzi, ride. Ride quando fa la pipì nel mare o quando fa una buca per poi coprirla. Che le dico? Che non si fa? Accidenti! È dannatamente divertente questa cosa! Perché mai le devo uccidere la sua spontaneità? Il senso del pudore rispetto alla propria intimità si può educare proponendo riservatezza, spiegando che nessuno deve sentirsi in diritto di guardarla/toccarla, che quella è roba sua, è preziosa e deve proteggerla. Avere due bimbi, maschio e femmina, aiuta in questo processo, perché già da soli si vogliono “esplorare” e poi fanno le dovute riflessioni e già loro ci danno l'opportunità di ragionare sulla sessualità, di intervenire, correggere, elaborare. La piccola è partita con l'idea che le sarebbe cresciuto un pene (come i manuali di psicanalisi ci insegnano) idea ben presto abbandonata dall'orgoglio della sua sessualità che la contraddistingue dal fratello. Nessuna invidia quindi. “Io ho il pisello!” diceva il fratello, “la mia potta è più bella!” rispondeva lei.
Poi però, c'è un mondo adulto che ha perso la fiducia. Vediamo pericoli ovunque e non ci vogliamo più mostrare. L'idea che qualcuno possa “guardare” il bimbo nudo con malizia è raccapricciante e si affaccia alla mente, è inevitabile, soprattutto se è un periodo in cui dai tg pare che siano tutti pedofili. E allora copriamoli questi bimbi! Vedo neonati in spiaggia con il pannolino. Non so se sia per pudore o no, ma credo che là, in quel posto in mezzo alle gambe, con il caldo, la salsedine e la sabbia, magari anche tutto imbevuto di acqua di mare, pesante almeno un kg...bhe...
Siamo sicuri di risolvere la questione? Forse noi genitori ci sentiamo più protetti, ma che cosa comunichiamo ai nostri figli rispetto alla LORO sessualità?
E mi chiedo anche se la loro privacy non sia violata ogni volta che vengono fotografati e pubblicati in rete così che la dimensione privata va presto perduta nell'etere e messa a disposizione di chiunque si aggiri sul web.
quando ho cercato un'immagine per questo post ho trovato sui motori di ricerca quasi esclusivamente foto private di bimbi in spiaggia che qualcuno, anche in buona fede, ha postato in qualche parte del mondo e così come quel corpo finisce sul mio blog potrebbe finire altrove.  

lunedì 17 giugno 2013

NASCERE IN CASA SI PUÒ!



Non c'è molto da dire. Basta guardare il video. Mi pare esaustivo. Gli occhi di queste persone dicono già tutto. Ammetto di essere di parte avendo scelto la nascita a casa, ma l'energia positiva arriva.
Credo che oggi, 2013, potrebbe diventare un'epoca storica estremamente propizia per unire le conoscenze della medicina e l'ancestrale consapevolezza che esiste un mistero nella nascita: se questo mistero non viene assecondato, perché ci si impone costantemente di violarlo a tutti i costi, il parto in ospedale sarà sempre meno sicuro. Quello in casa lo è già invece.

NON GIUDICATE SE NON CONOSCETE LA FISIOLOGIA DI UN PARTO. CHIEDETE.

Non basterebbe questa pagina per elencare tutte le donne che hanno raccontato in questi termini il loro parto: 

"pensavo che fosse meno doloroso"

"mi sembrava che avessero fretta, ho avuto paura"

"non so perché mi hanno messo l'ossitocina"

"avevo voglia di spingere ma mi dovevo trattenere perché dovevo uscire prima dalla vasca"

"mi hanno detto che non era ben incanalato, ho creduto di essere fatta sbagliata"

"non sentivo le spinte"

"perché non è normale che ti rompano le membrane?"

"non è arrivato il latte"

"nessuno mi ha spiegato come lo dovevo attaccare"

...

Tutte queste donne e molte altre avrebbero probabilmente scelto di partorire in casa se avessero saputo che è molto più facile di quanto si pensi.


mercoledì 5 giugno 2013

In ricordo della gatta Emma

Estratto del dialogo tra me e i miei bambini Olmo, 7 anni e Iole, 4 anni sulla morte della gatta Emma.

- io: la Emma è morta.

- Olmo: no! Davvero? Perché?
- io: ti ricordi che non stava bene... che stamattina era coricata e tu le tenevi su la testa?
- Olmo: sì
- io: ecco. Poi si è addormentata ed è rimasta così..
- Olmo: ah (ride)...
- io: ti fa ridere?
- Olmo: ...no...cioè...veramente mi viene da piangere. 
- io: beh...piangi se vuoi, io ho pianto.
- Olmo: ma adesso dov'è?
- io: sottoterra. Poi sopra cresceranno erba e fiori.
- Olmo: perché?
- io: perché il corpo si scioglie e nutre la terra.

- io: Iole, ti ricordi che la Emma stava male?
- Iole: sì.
- io: il suo cuoricino si è fermato e poi è morta.
- Iole: ma è uno scherzo? non è una bugia?
- io: no Iole, la mamma non ti dice le bugie.
- Iole: ma davvero??
- io: sì, davvero. Il suo corpo è nella terra e il suo spirito è volato via.
- Iole: ah. Ma può volare?
- io: sì.
- Iole: e adesso il suo cuore batte ancora?
- io: no, non ha più il cuore, adesso non le serve più.
- Iole: ma va anche nell'acqua?
- io: fa tutto quello che le piace fare, adesso sta bene.
- Iole: voglio la Emma! (piange)
- io: pensa alle cose belle così anche lei è felice, se piangi anche lei diventa triste..
- Iole: ma lei ci sente?
- io: sì
- Iole: e come fa??
- io: perché le vogliamo bene e lei vuole bene a noi..il bene si sente..
- Iole: ma il bene non muore mai?
- io: no. Mai.
- Iole: ah.


sabato 27 aprile 2013

QUANDO LE VAGINE PARLANO...

Assistere a "I monologhi della vagina" è sempre un'esperienza molto toccante: ridi e scherzi, ma poi ti arriva il pugno nello stomaco. I monologhi di per sé sono già qualcosa che arriva dritto dentro, senza tanti giri di parole, ma assistere allo spettacolo e sapere che Soukaina, Ibi, Wahiba, Agnieszka, Monica, Chiara, Valentina, Giovanna, Miri, Silvia, Aurora e Laura, ovvero "Madreselva" (il comintato V-Day della Bassa Bresciana), hanno deciso di condividere questo percorso così intimo che le ha portate al centro della propria femminilità per poi trasformarsi in una rappresentazione teatrale che dà voce a tutte le donne del mondo, è ancora più straordinario. 
Queste donne, di cui alcune giovanissime, non sono attrici di professione, il che significa che HANNO SCELTO di buttarsi in un'esperienza di presa di coscienza del proprio essere femmina: ogni volta che si incrocia l'esperienza di un'altra persona, soprattutto se intensa e dolorosa, e ci si mette nei suoi panni, ci si rende conto di dove stiamo noi, di che cosa per noi è scontato e cosa invece è estremamente prezioso. Ibi ad esempio, ha interpretato il monologo "La treccia storta" e ha raccontato che le è piaciuta questa storia perché oltre al tema della violenza domestica contiene anche un'atto di ribellione, un tratto di carattere che lei stessa si riconosce. E così, nel gioco della teatralizzazione, ci sembra che il taglio dei capelli diventi un'esperienza riparativa per la protagonista di quel racconto se anche Ibi ci mette anche un po' della sua ribellione. 
Dove siamo collocate noi nell'Universo femminile è già una bella domanda, noi che veniamo ferite nel corpo ma che nell'esibirlo pensiamo di trovare riconoscimento e legittimazione in un gioco senza fine, ma lo è ancora di più chiedersi dove siamo collocate rispetto all'Universo maschile, noi che abbiamo figli e figlie adolescenti che con estrema frequenza inviano e ricevono messaggi con riferimenti sessuali che vivono in modo positivo ma anche passivo... (vedi Report di Save the children). Dove e da chi l'hanno imparato? Il sesso è la chiave della rivoluzione tanto quanto è lo è della repressione, è il riscatto e anche la punizione, due facce della stessa medaglia tenute in piedi dal gioco delle parti, quella maschile INSIEME a quella femminile, in un gioco di equilibri e contrappesi, nelle quattro mura domestiche così come nella guerra tra i popoli...




mercoledì 3 aprile 2013

ADOLESCENTI E GRAVIDANZA

"17 filles" - il film


Ieri si è concluso il ciclo di incontri "C'era una volta il parto" con il tema "Piccole donne...partoriscono". È stato un incontro molto interessante e mi spiace che la partecipazione non sia stata numerosa in quanto credo che voi assenti vi siate persi davvero molto questa volta. Tre giovani donne hanno raccontato la loro gravidanza e il loro diventare madri che ha coinciso anche con il loro diventare donne nel vero senso della parola. Cosa significa diventare madri a 16 o a 18 anni quando ancora si va a scuola, quando i rapporti affettivi sono acerbi anche se sembrano grandiosi ed eterni, quando il rapporto con i propri genitori è ancora legato con il doppio filo? Queste ragazze hanno parlato con la luce negli occhi e hanno narrato una storia difficile, faticosa, che le ha costrette emotivamente ad una maturazione improvvisa, ad un farsi carico di responsabilità che sono lontane anni luce dalla mente spensierata di molti altri coetanei. Ma allo stesso tempo hanno raccontato una storia di rinascita, una storia in cui il proprio corpo è diventato una potente arma di rivoluzione di cambiamento personale e familiare. 
Sono uscita da quell'incontro con molte domande che non sono riuscita a fare a queste ragazze e con un poco di confusione, soprattutto perché nell'immaginario comune non è  contemplata l'idea di un'adolescente che possa desiderare di rinunciare ai propri progetti per accudire un bambino tantomeno scegliere scientemente di diventare madre. Quando entro nelle scuole per parlare con i ragazzi di affettività e sessualità, si parla naturalmente di contraccezione, in quanto è implicito che la gravidanza in adolescenza non è auspicabile. Per i coetanei e anche per gli adulti è un segnale di immaturità, di irresponsabilità e tanti scappano lontano. Eppure per queste ragazze questo gesto che alcuni definirebbero da "irresponsabili", è stato proprio il punto di svolta verso la propria individuazione. Rimanere incinta a 17 anni oggi non può essere questione di disinformazione, questo ormai lo sapevamo, e nemmeno di distrazione. Le storie che ho sentito mi hanno infatti parlato di un istinto ancora più primitivo, quello che non passa attraverso la razionalità, ma attraverso il corpo, attraverso la pancia. Il significato di nascita sempre riporta ad una propria rinascita, alla possibilità di riscrivere la propria storia così come il proprio ruolo in famiglia. Il ruolo della famiglia di origine diventa fondamentale in termini di presenza e supporto, con un riequilibrio dei ruoli che si devono per forza ricalibrare sulla nascita di un nipote che è anche un po' figlio dei nonni e di una figlia che è d'improvviso diventata donna e necessita di un proprio riconoscimento. Inoltre queste giovani donne raccontano e si raccontano storie UTILI, storie di realizzazione e non di rinuncia o fallimento.
Gravidanze al femminile con un enorme potenziale di rivoluzione, così come espresso ottimamente nel film "17 filles", connessione azzeccatissima di Anna Maria Cristiani, Presidente del Collegio delle Ostetriche, film che avevo accantonato e che mi è tornato in mente con forza. Ispirato ad una vicenda realmente accaduta, racconta la vicenda di 17 ragazze che vivono in un'anonima e non ben specificata periferia e che decidono di rimanere incinta tutte contemporaneamente. Le loro gravidanze costringono tutta la comunità ad interrogarsi sul ruolo delle agenzie educative, sul ruolo della famiglia, sullo scenario e le prospettive dei giovani. Quelle pance contengono tutto, la rabbia, la trasgressione, la speranza, la progettualità in un desiderio di futuro che però, finito il sogno con il bambino vero tra le braccia, si trovano inchiodate al solito presente e ai bisogni di un bimbo che, nascendo, chiede loro tutta l'attenzione e la cura possibile e non la responsabilità di farsi carico di un progetto materno unilaterale.

sabato 30 marzo 2013

VIVI UN SOGNO CON REAL TIME

E. Munch - L'urlo
La Nazione va a scatafascio e io che faccio? Guardo Real Time. Fondamentalmente lo faccio per due motivi: il primo è che se guardo il tg mi arrabbio, il secondo perché mi sono lanciata in un esperimento antro-socio-psico-culturale.
Punto Uno.
Se voglio un'informazione più pluralista possibile dovrei passare più della metà della giornata a seguire i diversi Tg che si inseguono, si smentiscono e si tallonano a vicenda. A ciò si aggiunge la Rete che secondo alcuni, soprattutto Uno, è l'occhio della verità, ma dato che, secondo me, è soltanto un punto di vista che si va a sommare agli altri, capite bene che il tempo raddoppia: solo moltiplicando i punti di osservazione si riesce a vedere la partita dall'alto, ma capite anche che con due figli a casa o ti isoli in soffitta e abbandoni i minori o rinunci e confidi nel buon senso altrui. Oppure ti ci dedichi di notte a questa complessa operazione, ma no...poi no...Orfeo ha il sopravvento. 
Quindi, in attesa di riconciliarmi con il mondo dell'informazione, sento il bisogno di leggerezza, quella voglia di festeggiare che anticipa la crisi, come quelli che fanno l'amore prima della guerra.
Punto Due.
Vi ricordate il tizio che per un mese si cibò esclusivamente da Mc Donald? Ecco, più o meno ho fatto lo stesso esperimento. Ci ho messo molto meno a verificarne i danni, una settimana mi è bastata, ma per tutto questo tempo ho guardato solo Real Time. 
ora vi racconto come è andata.
Inizialmente, come accade con le sostanze, mi sono sentita Bene. Ho imparato un sacco di cose che non sapevo, tipo che ora so come stendere un fondotinta liquido o farmi il trucco giusto per un vernissage. So anche decorare il pavimento in modo che sembri un tappeto finto o costruire un lampadario con degli occhiali vintage scovati ai mercatini. All'inizio mi sentivo in grado di fare tutto, una senso di onnipotenza completamente sganciato dall'esame di realtà, perché l'effetto patinato dura fintanto che sei coinvolta dalle immagini dello schermo e dalla voce suadente di quelle signorine gentili e sorridenti che infondono fiducia anche ai più imbranati. È come stare su una nuvoletta ma, dico la verità, non mi è mai passato per la testa di spegnere la tv, prendere chiodi e martello o acquistare un nuovo rimmel...mi bastava la sensazione...vedere poi le cucine sporche dei ristoranti mi ha certamente colpito...positivamente: me ne sto a casa che è meglio, risparmio, guardo Real Time. Ma è proprio qui che scatta la prima sensazione di dipendenza: se sto a casa a cucinare...CHE CUCINO??? Non c'è problema! Su Real Time trovo ricette facili, ricette eleganti e raffinate, una signorina con figli bravissimi, in un'atmosfera anni '50 mi spiega come addobbare la casa con gusto e servire il tè alle amiche tenendo la tazzina con il mignolo alzato! Peccato che i miei figli non sono silenziosi e ubbidienti, peccato che pasticcio in cucina e che quindi non posso invitare le amiche in a bere il tè!!! Ok..inizio ad innervosirmi. Forse non sono brava a far tutto...Però sono in forma, questo sì. Non mangio patatine con formaggio fuso ad ogni pasto né mi cibo solo di insalata. Anche se, a dir la verità, quel personal trainer così carino...ma no, non sono abbastanza sovrappeso. Per quanto riguarda i figli seguo la Supernanny (vedi Caos e supernanny) quindi creo il tabellone con le faccine-premio e li sistemo. Dopo lo faccio. Ora posso invitare le amiche. Ma prima guardo come si fa a decorare le torte con quella fantastica pasta di zucchero...mmmm...ma come fanno a non leccarsi le dita?? Meglio non pensarci, prima hanno parlato degli effetti degli zuccheri e ho visto le interiora come diventano...meglio di no. 
Bene, ho ritrovato l'equilibrio. Sono pronta ad avventurarmi nel mondo delle malattie imbarazzanti e della chirurgia plastica; qui ci vogliono stomaci forti. Ne esco fortificata, dai miei difetti. Ed ora quella che per me è la ciliegina: 24 ore in sala parto! Le gravidanze di Real Time avvengono in un mondo a parte. Per fortuna non sono più incinta quindi non mi spavento più. 

Non mi spavento più a vedere ostetriche che non vanno d'accordo, che mascherate da personcine attente e a modo, non perdono occasione per rifilarti monitoraggi e gas anestetici perché "non si preoccupi signora, che non passa al bambino"...e dopo 5 minuti "preparatevi per un cesareo d'urgenza!".
A questo punto sono esausta, sto iniziando a soffrire di alienazione, mi sto staccando dalla realtà; dopo essermi immedesimata nella donna che è stata 50 ore in travaglio perché ha voluto un parto naturale, rischio di dimenticarmi della mia meravigliosa esperienza e a credere che quella sia davvero Real-tà.
Amo i miei figli incasinati e disubbidienti, la mia casa in disordine e la mia tazzina del caffè senza manico che offro solo alle amiche più fidate. Amo i gatti e il cane che mi gironzolano intorno e non mi importa se i tovaglioli non sono coordinati con il centrotavola, se la panca fuori è da riverniciare, se improvviso ricette improbabili con quello che rimane nel frigo.
Mi sono liberata! E sono più leggera! 
Ora torno alla realtà e...guardo il tg...



domenica 10 marzo 2013