martedì 23 ottobre 2012

RISOLVERE UN PROBLEMA PER CREARNE UN ALTRO

Sto parlando di di CIUCCIO.
La suzione è un riflesso speciale: si sollecita la pelle presente nel viso (solitamente la guancia), questo comporta il riflesso del bambino a voltarsi verso la parte sollecitata. Si pensa abbia lo scopo di facilitare l'avvicinamento al capezzolo e di conseguenza l'allattamento (da wikipedia). A volte il neonato si mette a muovere la bocca come se stesse succhiando, sia da sveglio che mentre dorme (che beato!). Lui si muove istintivamente ed ecco che la risposta che arriva è un fantastico capezzolo, col profumo della mamma, e sente scivolare in gola il latte più buono che ci sia! A volte non ha nemmeno fame, ma questa strana cosa è talmente bella, riempie così tanto di cibo e di calore che ci riprova (e chi non lo farebbe??). A volte invece ha un fastidio in bocca e vorrebbe mangiarselo quel capezzolo, invece scopre che lo massaggia e lo calma. È chiaro che ben presto, al riflesso della suzione, subentra un aspetto relazionale: forse siamo in due, forse siamo staccati ma non troppo, si sta bene attaccati, anzi, è la cosa più bella del mondo! Per il bambino. Magari per la mamma un po' meno se si sente bloccata, troppo dipendente dalle richieste del pupo. Qualcuna se lo tiene in fascia, sempre addosso, così può pure ciucciare e la mamma può fare le sue cose, altre invece fanno comparire il magico ciuccio. Dopo averlo scelto, cosa non facile dati gli innumerevoli modelli in circolazione che tentano di imitare il più possibile la tetta senza  mai riuscirci, lo propongono al bambino al fine di soddisfare il suo bisogno di succhiare quando non ha fame, di non tenerlo sempre attaccato alla tetta, calmarlo, metterlo nel passeggino, addormentarlo e così via. Non sempre la cosa va a buon fine perché ammesso che il pupo decida che il ciuccio possa fare al caso suo (i miei non l'hanno mai voluto), poi magari preferisce comunque stare in braccio, o comunque non dorme, o strilla fino a far saltare i nervi e a ottenere la sua beneamata tetta. Comunque, poniamo il caso che anche tutto ciò vada a buon fine, ora viene il bello: il bambino non ne può più fare a meno, così la mamma è costretta a comprarne di nuovi, ma sempre dello stesso modello e della stessa marca. altrimenti si rischia la tragedia del rifiuto. Alcune, con l'inganno, ne tengono 2 facendo credere che è uno solo, intanto il bimbo ne ciuccia due e, all'occorrenza, si butta il più vecchio senza che se ne accorga! 
Chi si occupa di favorire l'allattamento al seno sconsiglia il ciuccio almeno almeno nel primo mese, per consolidarlo, perché viene considerato una sorta di interferenza nel processo di stabilizzazione delle poppate. Chi parte con un allattamento artificiale invece, ha necessità di mantenere un certa distanza tra le poppate, per questione di  tempo di digestione, e quindi il ciuccio può davvero sostituire la tetta. Ma non c'è nessun  motivo per cui il bambino necessita per forza di un ciuccio: il bambino nasce già con tutto ciò che gli serve e quello che non ha glielo da il copro della madre. Chi mi segue su Fb vede pubblicate le foto di mamme di tutti gli angoli del mondo con appresso i loro cuccioli mentre vanno in bicicletta o lavano i panni nel fiume; difficile vedere un ciuccio, non tanto perché non ne hanno la possibilità, quanto perché semplicemente è SUPERFLUO. 
Lo so che qualcuna sta pensando che se non si da il ciuccio allora i bimbi rischiano di "prendere il vizio" di ciucciarsi il dito (Il ciuccio lo togli, il dito no!). So anche di bimbi con il palato deformato dalla suzione del dito, ma qui si entra in un ambito diverso: la rassicurazione nei momenti di tensione, dell'addormentamento, il desiderio di rilassarsi ed essere rassicurati. Spesso l'associazione di queste cose con la suzione del dito è casuale: il bimbo si trova la manina vicino alla faccia, inizia a succhiarla, e scopre il dito, molto comodo. Questa associazione, con un po' di costanza e attenzione, si può cambiare e sostituire con qualcosa di meno "dannoso", magari una copertina, o un altro oggetto. Quello che Winnicott chiamano "oggetto transizionale", ovvero, la copertina di Linus, quell'oggetto che gran parte di noi si ricorda con affetto e magari conserva ancora, seppur tutto sbrindellato (io avevo Balù, un orsetto di peluche tipicamente anni '70, giallo e marrone...che tragedia quando si staccò il naso!). Ma se entriamo superficialmente nella logica che "al bambino serve il ciuccio" (so di nonne che lo infilavano in bocca di nascosto ai nipoti...) è poi facile scivolare nel darglielo appena il bimbo prova a piangere o magari si è in un luogo pubblico e i suoi gridolini danno fastidio. Ricordo questa scena in una gelateria: nonna e mamma con la bimba di circa 6 mesi in braccio; cono gelato in mano alla mamma e alla nonna (quale tentazione!). Si sarà chiesta quella bimba quale delizia potrebbe mai essere quella cosa da leccare? Da come la guardava direi di sì: la fissava e si tendeva per prenderla, mentre la mamma gliela allontanava. La bimba ha iniziato ad emettere suoni e la gente intorno si è girata, così, prontamente, la mamma le ha messo il ciuccio in bocca. La bimba si è rassegnata e si è girata dall'altra parte. Beh, io ho trovato questa scena molto triste. Alla fine il ciuccio serviva alla mamma e la bimba l'aveva capito così bene che si è immediatamente rassegnata.. Ad un certo punto accade l'irreparabile: il bimbo non ne può fare a meno e al genitore fa comodo. Il passaggio successivo è quello più "rischioso": si inizia a dire al figlio che è grande per avere ancora il ciuccio (che gli abbiamo dato noi), che si deve separare da qualcosa che nella vita della coppia madre-bambino ha avuto un significato davvero importante e lo deve fare dall'oggi al domani. é come se ci dicessero che dobbiamo fare a meno di una mano perché siamo grandi, insomma, è una parte di noi, di cui non riusciamo a pensare di poterne fare a meno. Ma questo si chiede ai bambini di farlo con estrema superficialità, senza pensare che il problema l'abbiamo creato noi: quante volte si sente dire "ma ancora quel ciuccio???). Però tranquille, questo dà lavoro agli psicologi, agli educatori e ai pedagogisti, che posso fare gli esperti nel distacco dal ciuccio...
(vedi anche CAOS E SUPER NANNY)

2 commenti:

Patrizia ha detto...

Spesso il ciuccio serve da "tappo" per azzittire in maniera veloce il pianto del bambino ....è l'arma più veloce che la mamma può subito adottare .... sembra quasi l'unico rimedio per calmarlo .ma perchè non tentare altre forme di consolazione ,come far sentire la propria voce o piuttosto cercare di cullarlo, prenderlo in braccio avvicinarlo al proprio petto perchè entri in sintonia con il ns respiro con il ns battito o più semplicemente allattarlo...E' vero sono rimedi che richiedono tempo e pazienza...La mia pediatra mi ha fatto acquistare 1000 ciucci dalle forme più svariate perchè dovevo ....obbligare il bimbo a prenderlo ..ma niente ..Luca ha vinto ...
PS: non ha preso neanche il dito ..

Laura Vernaschi ha detto...

Sono pienamente d'accordo: il ciuccio è una comodità per i genitori prima di tutto. È che poi, come è già successo, quello che è un palliativo, inizia ad essere percepito come qualcosa di indispensabile, in cui quasi "non è normale" o perlomeno "strano"chi non lo fa.Tra l'altro entrambe ci abbiamo provato no? per fortuna i nostri bimbi ne hanno saputo più di noi e noi siamo riuscite ad ascoltarli e a dar loro fiducia!